An elven tale

luglio 16, 2012

Mi sono trasferita!

Filed under: Uncategorized — Ale @ 12:13 pm
  1. Come avrete notato, stanca di “scrivere solo di scrittura” ho veleggiato altrove. ECCO IL NUOVO INDIRIZZO!!!
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ottobre 11, 2011

UN CALCIO IN BOCCA FA MIRACOLI, di Marco Presta

Filed under: Libri e scrittori — Ale @ 12:30 pm
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Liblog non c’è più, ma io sono ancora qua!!! …Eh già… 😉 Mia sorella ha insistito tanto affinché leggessi “Un calcio in bocca fa miracoli” e ne scrivessi la recensione, che non ho proprio potuto farne a meno. Né avrei voluto, in realtà, perché questo breve romanzo ad opera di Marco Presta (famoso per il programma radiofonico “Il ruggito del coniglio”) è un gioiellino da non perdere.

Il protagonista è un nonnino. E dicendo nonnino, probabilmente, ho creato nella vostra mente l’immagine di un anziano dall’aspetto bonario, che passa il tempo ricordando i bei tempi andati, ripetendo un po’ le cose, coltivando i bonsai e, se in vena di turbolenze, passeggiando fino ai giardinetti per poi tornare a casa a sorseggiare brodo di pollo circondato da figli, nuore e nipotame…

…ecco, scordatevelo. Il personaggio principale di questo libro è un vecchio falegname in pensione, la cui età anagrafica non è che un mezzo per giustificare la propria natura disincantata, brontolona e vivacissima. A ottant’anni suonati il nonnino ha ancora le forze per concupire la portinaia sessantenne, farsi coscientemente la pipì addosso (così, per vedere l’effetto che fa), scucire una colazione gratis ad un malcapitato truffatore che cercava di farsi dare soldi approfittando di un anziano. La situazione si complica quando il Nonnino viene coinvolto dal suo migliore amico Armando, ex pizzicagnolo e suo esatto opposto in quanto ad ingenuità e bontà d’animo, nella missione di far avvicinare due giovani del quartiere, Chiara e Giacomo, in una sorta di “giochiamo a fare i Cupido della Terza Età” che per il nostro protagonista ha ben poco senso, ma per il suo amico è una sorta di omaggio alla moglie defunta, l’unico amore della sua vita.

Scritto con stile limpido, spruzzato di battute fulminanti, questo libro si legge pagina dopo pagina con gusto crescente, anche e soprattutto per la varietà di situazioni e personaggi. Oltre al protagonista, dal cui punto di vista la vicenda è narrata, ha molto rilievo la figura di Armando, il “buono”. E la sua è una bontà nient’affatto ridicola, che l’io narrante osserva con stupore e ammirazione, benché cerchi di mascherarsi dietro al solito sarcasmo.
Il nostro falegname ha anche una moglie ed una figlia, che si sono allontanate da lui a causa del suo carattere. E’ davvero molto delicato il passaggio in cui la ragazza trova temporaneo rifugio a casa del padre dopo una lite col marito: qui si nota una crepa nella corazza del protagonista, che lo rende decisamente più umano e simpatico.
In generale, tutti i personaggi sono pennellati con precisione e animano la storia senza mai scadere nelle semplici “macchiette”, nemmeno quelli dotati di caratteristiche più spiccate (è gustosissima la descrizione del rivale in amore del nonnino: un barista con i denti rifatti che insidia la florida portinaia).

Così, nel racconto della quotidianità, l’autore riesce a far riflettere i lettori anche su argomenti assai più vasti, quelli universali (la vita, la morte, l’amore, tanto per intenderci) creando un testo che è in perfetto equilibrio tra umorismo, malinconia, riflessione e spaccato sociale. Marco Presta ci fa ridere e piangere, spesso sulla stessa pagina, e questa è una dote che un autore ha raramente.
Consigliatissimo.

agosto 25, 2011

L’UMILTA’ NON PAGA (SPECIE SU INTERNET)

Filed under: Dico la mia,Su di me — Ale @ 11:03 am
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Il caldo mi tappa le arterie, specie quelle che ossigenano il cervello. Non so come mai ma, quando la temperatura sale, a me si accende la voglia di polemizzare.
Oggi non ce l’ho con nessuno in particolare, o – meglio – ce l’ho con così tanti che mi è impossibile indicare un capro espiatorio e non so nemmeno se riuscirò a trasmettere come vorrei il pensiero che da un paio di giorni mi rimbalza nel cervello.
Fulcro del dubbio: essere umili aiuta? Aiuta davvero?
Che differenza c’è tra il SAPERSI VENDERE e il millantare capacità che – magari – si hanno solo in minima parte?

Ieri ho scoperto che una persona che conosco si dà arie da genio in lingua e letteratura giapponese (che anche io ho studiato). Cioè, non è che dice come tutti noi: “Sì, l’ho studiato, lo capisco benino, lo parlicchio. Anzi, ora lo parlicchio proprio male perché è tanto che non lo adopero.”  che è la verità.
Lei dice che lo sa BENISSIMO. E il brutto è che la gente le crede. Ieri ne ho avuto la conferma. E no, questa persona non si trova in difficoltà, perché non c’è nessuno che possa smentirla, né che abbia interesse a farlo. (si noti che io conosco perfettamente il livello di competenza in lingue di questa persona, ché l’ho avuta sotto gli occhi per parecchio).

Mia madre mi ha sempre segnato che chi si loda si imbroda. Sono sempre stata un tipo che, per timore di mettermi in condizioni di disagio, non ha mai esagerato sulle proprie conoscenze e, anzi, credo di essere arrivata spesso a svalutarmi agli occhi altrui. ERRORE IMMENSO!

Non credevo questa cosa si applicasse ai mestieri della scrittura e invece ne è il cardine.
Navigo per la rete: sedicenti critici, sedicenti autori, sedicenti editori…tutti convinti di avere la verità in tasca, tutti disposti a trattare gli altri come inferiori, tutti accomunati da un fattore comune, LA SPOCCHIA.
Eppure, tutte queste arie pagano. Pagano perché con pochissimi argomenti riescono a convincere stuoli di utenti che in breve si trasformano in sostenitori. E si convincono – indipendentemente dal lavoro sotto gli occhi di tutti – che l’arieggione SIA il genio che dice di essere.
Vale un po’ per tutto: commenti sui forum, sui blog, recensioni su Anobii. Più si è cattivi, più si urla, più si cerca il peggio e più si ha seguito. Internet sta forse diventando lo specchio della tv? Ma non è forse che sia lo specchio di noi stessi (cioè del PEGGIO di noi stessi)?

Brrr.

Infine: qualcuno tenterà di consolarmi dicendo che non è vero, che il valore salta fuori quando c’è. Mi spiace, ma non ne sono convinta. La strada dell’autopromozione è molto più semplice del lago di sudore richiesto per migliorarsi continuamente e per autopromuoversi basta avere un po’ di faccia tosta. Quindi ho deciso: da oggi anche io magnificherò qualsiasi stupidaggine mi salti in mente.

No, non ce la faccio.

Sto per cedere alla vocina che mi dice che così non andrò mai da nessuna parte, ma…no, non voglio abbattermi. Voglio combattere ancora. Voglio solo scrivere.

agosto 23, 2011

SEGNALAZIONE PER I CUORI INFRANTI

Come ho pubblicato una segnalazione per MarVer, così faccio per gli amici di DUZ Image…copincollo direttamente dal blog dell’alieno più tenero del mondo:

Si riparla di cuori spezzati. Sì, sì, so che qui sul blog l’argomento è già stato ampiamente trattato, ma sono del parere che non se ne parli mai abbastanza, specie perché ognuno ha una storia a parte ed è quindi molto difficile dare consigli universali (anche se io ho provato a farlo).

Ebbene, da qualche giorno è emerso dal mare magnum della rete un blog che promette moooolto bene: si tratta di www.mihalasciato.it , che si propone come luogo di ritrovo per tutti coloro che hanno una storia d’amore finita da raccontare.

La filosofia del blog è “mal comune mezzo gaudio”, ovvero raccogliendo le esperienze di tutti noi si vuol provare a far capire che in fondo in amore siamo tutti sulla stessa barca. Potete sbizzarrirvi e raccontare come siete stati lasciati, cosa avete fatto per riprendervi, oppure come e perché avete lasciato qualcuno. Insomma, ci si interroga principalmente sul PERCHE’ l’amore finisce e ci si ritrova anche e soprattutto per dare consigli agli altri. E’ molto importante, infatti, che commentiate anche le storie altrui dando un parere spassionato: solo così si arriverà allo scambio che lo staff spera sia possibile. In poche parole, scambiandosi consigli ed esperienze ci si aiuta l’un l’altro e questo è meglio di qualsiasi terapia, parola di MarVer!

 Fate un salto e date un’occhiata. Non ve ne pentirete.”

E se lo dice lui io…mi fido!

Copyright DUZ Image e http://www.mihalasciato.it

luglio 14, 2011

QUALCHE PETTEGOLEZZO E…LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO 1 (DARK LOVER)

Salve a tutti! E’ tanto che non ci si legge, lo so. Potete tacciarmi di essere una parolaia (vedi la sfilza di buoni propositi ad inizio anno) ed in parte avreste ragione, ma il fatto è che sono stata impegnata ANCHE a scrivere al di fuori della rete. E’ un piccolo progetto di cui vi parlerò se andrà in porto e per il quale devo ringraziare il mio amico MarVer.

Detto questo, partiamo con la brutta notizia: Liblog ha chiuso i battenti. Il mio ovvio dispiacere (non abbiamo chiuso per mancanza di idee o lettori, ma per problemi personali della nostra “capA” – ciao Livia!!!- ) si è tramutato nel desiderio di voler continuare a “consigliarvi” qualche lettura. Uso volutamente il termine “consigliare”, perché ultimamente ho avuto un po’ da pensare su molte delle recensioni che girano in rete. Ne parlerò più diffusamente un’altra volta, però, perché oggi voglio ricominciare coi consigli e vi parlerò di un libro che mi ha fatta scompisciare dal ridere e che per questo merita una lettura (specie se riuscite a procurarvelo aggratisse).

IL RISVEGLIO aka  DARK LOVER aka LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO 1 di J.R.Ward.

 Lo dico subito: questo romanzo tratta di vampiri. Astenersi dunque tutti coloro che non ne possono più di Fiiiiiiqui coi denti a sciabola.

CLICCA QUI PER TRASFERIRTI DIRETTAMENTE SU UN SITO SERIO.

Puntualizzato questo partiamo dal titolo: IL RISVEGLIO. Che ventata di freschezza: se non ricordo male anche il primo tomo di “Il Diario del Vampiro” era intitolato così. Un plauso alla grande fantasia dei traduttori italiani, soprattutto perché in questa storia nessuno dormiva, a parte il Gigantesco Ormone dell’autrice che si rispecchia di sicuro in quello della protagonista femminile. Quisquilie.

 

TRAMA: la storia si svolge nella nostra epoca, a Caldwell, una cittadina abbastanza grande e abbastanza vicina a New York per conoscere gli orrori del crimine violento, le retate per droga e la prostituzione. Qui i vampiri vivono in incognito mescolati agli umani di cui NON si nutrono. Essi sono semplicemente una nuova razza di bonazz… di persone dall’aspetto attraente, si fanno gli affari loro e si ciucciano il sangue tra marito e moglie, perché la cosa riveste anche connotazioni moooolto sensuali. Inoltre il sangue vampiresco è l’unico che li fa restare abbastanza forti da conservare l’immortalità. Così, per lo meno, ha deciso la Vergine Scriba, una sorta di divinità positiva a cui tutti i succhiasangue devono obbedienza. A questo punto voi direte: “E che ce frega a noi, allora?”

 Non siate impazienti, la complessità dell’intreccio richiede calma e dignità. Si dà il caso che la trama si snodi su due binari paralleli:

a)      la lotta tra i vampiri e i Lesser, ovvero esseri umani privati dell’anima che servono la Divinità Malvagia che si oppone alla Vergine Scriba e che si fa chiamare Omega (la Fine…brrr, un tocco da Maestra!). I Lesser sono albini, impotenti e puzzano di borotalco. I vampiri invece sono dei figoni da paura, la loro attività n.1 non è certo combattere e si svolge in posizione orizzontale (per lo più) e profumano di bbbbeeeesssscccctio (il che potrebbe apparire una contraddizione in termini giacché le bestie non profumano e il borotalco non puzza, ma tant’è).

b)      La vicenda personale di UN vampiro della arcifamosa (???) Confraternita del Pugnale Nero, ovvero un gruppo di guerrieri più fighi dei vampiri comuni che si sono alleati per sconfiggere i Lesser. Ogni volume segue la vicenda di un confratello bonazzo e in questo particolare ci viene narrata la storia di Wrath, il Re dei Vampiri (oooooooh!)

PICCHOLO INTHERMEZZOH –LA ACCA

Uno dei particolari che mi ha fatta morire dal ridere durante la lettura è stata la presenza della H nel cosiddetto Idioma Vampirico. Tutti i nomi dei bonazzi contengono una ACCA: abbiamo quindi Tohrment, Wrath, Rhage, Rehvenge, Dehstroyer…poi appare uno sfigato Zsadist, che non ha la acca e sta sulle balle a tutti, io so il perché dato che ho letto anche i seguiti, ma non ve lo spoilero. La acca, dicevo, si insinua anche nelle parole di uso comune. Pensate un po’: il termine per indicare un rituale per fare ammenda è Rhyto. Non ci saremmo mai arrivati, ma per fortuna la graziosa Ward ha messo a disposizione di tutti i lettori un breve vocabolario per potersi orientare meglio. In phoche pahrole, seh schrivo cohsì stho utilizzando l’Idhioma Vampiricoh. Fiiiiquo eh?

Ma torniamo a bomba.

Mentre gli agguati dei Lesser si fanno sempre più insidiosi, il saggio vampiro Darius supplica il suo re Wrath per un favore importante: Darius ha infatti una figlia, Beth, nata da una sua relazione con un’umana. Beth sta per compiere venticinque anni e non ha mai conosciuto i suoi genitori, perciò non sa che ben presto si trasformerà in una creatura dotata di canini molto affilati né che avrà bisogno di sangue per vivere. Se subito dopo la transizione non berrà il sangue di un vampiro rischia seriamente di morire e il sangue di Wrath è il più puro di tutti, perché è l’ultimo esemplare di Vampiro-iro –iro, cioè non ha un briciolo di contaminazione nemmeno dietro le orecchie. Wrath all’inizio gli risponde «PRRRRRRRRRRR!!!» ma si dà il caso che Darius venga coinvolto due secondi dopo in un attentato e ci lasci i canini. Quindi il Re, più per dovere che per piacere, va a dare un’occhiata alla ragazza che dovrebbe prendere con sé.

Tààà-dàààààànnnnnn! Colpo di scena: Beth è una topa da mal di testa, persino per uno dai gusti difficili come Wrath, che improvvisamente decide di acconsentire ad assisterla nella transizione e di darle il suo sangue (MA VAh!!!)

Lui racconta a tutti che lo fa per Darius, perché Darius è stato davvero un amico, perché tutt’ad un tratto vivere in casa di Darius (sì, avete capito bene, Wrath si impadronisce anche della Villa del compagno defunto, chiamalo scemo!) gli torna comodo e bla bla bla. Ovviamente non ci crede nessuno, lettori in primis, anche perché la seconda volta che si vedono Wrath e Beth si zompano addosso e tanti saluti al resto della trama.

Sì, nel senso che la Ward poi ci prova ad inserire particolari accattivanti e d’azione (tipo il reclutamento di nuovi Lesser da parte del malvagio Mr X – no, non è quello dell’Uomo Tigre ), ma tutto quello di cui ci fregherà d’ora in poi è contare gli zompamenti e vedere morbosamente quaaaaanto sono figonzi i Confratelli.

Ora tu, lettore pieno di dignità e classe, probabilmente starai storcendo il naso ed io passerò ai tuoi occhi come una deficiente, ma a me poco importa: vi sto consigliando questo libro perché è di-ver-ten-te e perché non si può leggere sempre e solo Goethe.

Cosa ci ho trovato di così divertente? Vado a spiegarvelo:

 I PERSONAGGI.

1)      Protagonista assoluto di questo primo volume  è WRATH (che in inglese significa IRA). La nostra amica Ward ce lo descrive così:

“…[Wrath] era un metro e novantotto di puro terrore vestito di pelle. I lunghi capelli lisci e neri gli ricadevano sulle spalle dall’attaccatura a V sulla fronte; un paio di occhiali avvolgenti nascondevano gli occhi che nessuno aveva mai visto; le spalle erano larghe il doppio di quelle della maggior parte dei vampiri maschi. Con il suo viso aristocratico e feroce insieme incarnava alla perfezione il re che era per diritto di nascita e il soldato che era diventato obbedendo al proprio destino.

In poche parole Wrath è un incrocio tra Peter Steele dei Type 0 Negative, Ray Charles e un armadio a tre ante. L’unica sfiga che ha è che è cieco, ma tanto i vampirozzi hanno sempre una risorsa in più e quindi gli altri suoi sensi bastano e avanzano. Il fatto che sia diversamente vedente è solo un pretesto, secondo me, per non fargli togliere gli occhiali da sole nemmeno di notte, cosa che faceva immensamente più “Vampiro Che Non Deve Chiedere Mai” agli occhi della Ward. Comunque, se la vista fa cilecca, il tatto funziona benissimo, specie quando si tratta di palpare Beth. Ovunque.

 All’inizio del libro il carattere di Wrath è quanto meno ombroso, tende al vaffanculo perenne, nonostante tutti ne esaltino le qualità (e ti credo: è comunque il Re!), appena vede Beth, però, all’improvviso diventa socialone, fa il simpatico, quello a cui affidarsi…salvo poi ricordarsi che deve fare il macho. Abbiamo quindi una gamma di atteggiamenti che, se non fosse un bonazzo di due metri coi canini affilati, si attirerebbero un sacco di risate in faccia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 E COSI’ ABBIAMO FATTO WRATH.

 

1)      Beth è la tizia che miracoleggia Wrath, ovvero da Oscuro Signore lo fa diventare il Fratello Infoiato di Rocco Siffredi. “E come farà mai?” vi chiederete voi. Semplicemente apparendo. Beth è una giornalista, ma la sua qualità principale è di essere – pensatempo’ – esteticamente moooooolto attraente. Infatti sia in redazione che alla stazione di polizia sono tutti un po’ innamorati di lei. Ma lei non si fila nessuno, perché…perché boh, non lo sa neppure lei. L’unica cosa che sa è che quando vede il metro e novantotto di terrore in Conbipel non capisce più una mazza e il suo unico pensiero è quello di trastullarsi con lui il più a lungo e il più spesso possibile. E se vi state domandano se per caso non vi stia descrivendo un pornazzo la risposta è “no, ma quasi”.

 Tra i personaggi secondari compaiono:

2)      Gli altri Confratelli Elucidati del Pugnale D’Ebano, ovvero:

a)       Tohrment = figo, ma fedele alla moglie, quindi un po’ troppo affidabile per i nostri gusti di pulzelle ormonose.

b)      Rhage, detto Hollywood perché è il più bono di tutti a detta dei fratelli stessi (e qui non andiamo oltre ad interrogarci sull’eterosessualità dei personaggi). E infatti è dipendente dal sesso e la sua redenzione avverrà solo nel secondo libro che FOOOORSE mi andrà di recensire.

c)      Vishous = un nome, un perché. In realtà il libro dedicato a costui devo ancora leggerlo, ma già si intuisce che anche questo tutto tutto normale non è.

d)      Zsadist= lo sfigato a cui vi accennavo prima: prima di tutto non ha la acca e poi da ragazzino è stato rapito e violentato per cento anni, salvo poi essere liberato e aggirarsi incarognito con l’Universo. NB: nonostante sia ricoperto di cicatrici è come gli altri un figo non da poco.

e)      Phury =  fratello gemello dello sfigato. Si sente così in colpa per la sorte toccata a Zsadist che si è dato all’ascetismo, nonostante l’evidente bonazzità. 

3)      Butch è un poliziotto che all’inizio fa la corte a Beth. E’ alcolizzato, ma invece di essere un panzone con l’alito pesante è – indovinate un po’? – un figo da paura!!! Comunque, Butch ha una cotta per Beth e quasi si fa uccidere da Wrath, che è un tipino leggermente geloso (tipo che Othello gli lucida gli stivaloni gothic, non so se mi spiego). In quell’occasione però dimostra un coraggio da guerriero e suscita le simpatie dei Confratelli (specialmente di Vishous. Ancora nessunissimo commento, però secondo me Vishous è gayo. Era ora che ci fosse un figonzo gayo in mezzo a tutto questo testosterone, perché cominciavamo ad annoiarci. O forse Vishous è tutt’eddue, cioè non sdegna nessuno. Vampiro generoso!)

4)      Marissa è la shellan di Wrath, ovvero sua moglie. I due sono stati uniti per via della nobiltà di lignaggio, e lei ha provato in tutti i modi ad essere per lui una vera compagna. Peccato che lui l’abbia sempre snobbata. Per carità, le vuole bene eh…solo che non la degna della minima attenzione, le dà quel tanto di sangue abbastanza per non farla morire, la lascia vergine, la rende lo zimbello di tutto il Mondo Vampirico …figuriamoci se le avesse voluto male, poveraccia. Marissa, comunque, è una melensa della peggior maniera, perciò non è che il lettore stia troppo in pena per lei. Tanto più che appena Butch la vedrà partirà subito per la tangente e se son rose fioriranno (no, niente spoiler!).

5)      I Lesser. Li metto tutti assieme tanto sono strasicura che dei lesser non frega niente a nessuno: sono nemici feroci, brutti e pure impotenti. Le loro vicende sono del tutto trascurabili, in quanto si limitano a tramare nell’ombra e spandere puzzo di borotalco. I Lesser (letteralmente vuol dire minorati?) vengono pescati a caso tra gli esseri umani più stronzi e privati dell’anima dall’Omega. Cosa ci guadagnino ad essere Lesser è ancora tutto da vedere, ma costoro sono così idioti che si arruolano spontaneamente. In poche parole sono dei disadattati sociali che fanno implicita pubblicità alla Neutro Roberts. Come cattivi, secondo me, si poteva trovare di meglio ma credo che la Ward volesse creare delle controparti subdole e infelici per far risaltare ancora di più la prorompente bonazzità dei vampiri. In questo caso ci è riuscita. I Lesser non hanno neanche un nome, ma si chiamano tra loro con le lettere dell’alfabeto. Mister X, Mister O, Mister D…no, Mister D non vende merendine, se qualcuno se lo fosse chiesto.

INCIPIT

 Non so voi ma quando vado in libreria e devo decidere se comprare un libro una delle prime cose che faccio è dare un’occhiata a come inizia per farmi un’idea. Ecco l’Incipit di Dark Lover. Tra parentesi i miei pensieri immediati.

 

“Darius osservò l’interno del locale, abbracciando con lo sguardo il brulicare di corpi seminudi sulla pista da ballo. Screamer’s era affollato, quella sera, strapieno di donne vestite di pelle e di uomini che avevano tutta l’aria di essere criminali incalliti. (Chiaramente, se ti vesti di pelle sei una mignotta o una criminale)
Darius e il suo compagno si inserivano a meraviglia in quell’ambiente.
Salvo che loro erano veramente due assassini. (ma perché? I vampiri non si nutrono di umani. Assassini sta cippa)
«Allora sei proprio deciso a farlo?» chiese Tohrment.
Darius lo guardò. Gli occhi del vampiro seduto di fronte a lui al basso tavolino del club incrociarono i suoi. «Sì.» (Solo a me sembra un giro di parole un po’ lungo per dire che si scambiarono uno sguardo?)
Stringendo il suo bicchiere di scotch, Tohrment sorrise cupo, mettendo in mostra solo l’estremità dei lunghi canini. «Tu sei matto da legare, D.»
«Dovresti saperlo.»
Tohrment inclinò il bicchiere con deferenza (WTF???). «Non credi di esagerare? Vuoi prendere una ragazza innocente, che non ha la minima idea di quello che l’aspetta, e mettere la sua transizione nelle mani di uno come Wrath. È pazzesco.»
«Wrath non è cattivo, malgrado quello che può sembrare» ribatte Darius finendo la sua birra. «E poi cerca di mostrare un po’ di rispetto.»
«Io lo rispetto un casino, ma è comunque una pessima idea.»
«Ho bisogno di lui.»
«Ne sei proprio sicuro?» (E già ci sembra che Wrath non sia proprio un figuro del tutto rispettabile)
Una donna con stivaloni all’altezza della coscia, minigonna vertiginosa e bustier fatto di catene passò davanti al loro tavolo pavoneggiandosi. Gli occhi le brillavano sotto un chilo di mascara e, da come sculettava, sembrava che avesse le anche snodate.
Darius la lasciò andare senza degnarla di uno sguardo. Quella sera il sesso non era tra i suoi pensieri. (Poiché per troppe righe non era stato fatto alcun riferimento sessuale la Ward ha pensato bene di inserire questa INUTILE FIGURA)
«Lei è mia figlia, Tohr.» (meno male, tornano a bomba)
«Ma è una mezzosangue, D, e lo sai cosa ne pensa lui degli umani» obiettò Tohrment scrollando la testa. «Anche la mia trisavola era una di loro, e sto ben attento a non tirarla in ballo quando Wrath è nei paraggi.» (Insomma, Wrath, il nostro eroe, è un razzista!)
Darius alzò la mano per chiamare la cameriera, indicando la sua bottiglia vuota e il bicchiere semivuoto del compagno. (E i suoi compari sono degli ubriaconi. Ganzo!) «Non ho intenzione di lasciar morire un altro dei miei figli, non se c’è almeno una possibilità di salvarla. E, in ogni caso, ora come ora è impossibile sapere se andrà incontro al cambiamento. Non è detto che non possa vivere una vita felice senza mai venire a sapere che i suoi parenti per parte di padre sono dei vampiri. Non sarebbe la prima volta che capita.»
Sperava davvero che sua figlia venisse risparmiata. Perché se invece avesse subito la transizione, se ne fosse uscita viva trasformandosi in vampira, sarebbe stata braccata come tutti quanti loro.
«Se mai Wrath accetterà, lo farà perché è in debito con te. Non perché lo vuole veramente.» (E chi se ne frega)
«Comunque sia, mi va bene.» (Appunto)

Chiaramente l’Incipit non è il massimo e, se vogliamo analizzare il testo dal punto di vista della tecnica c’è abbastanza da piangere, però io questo libro ve lo consiglio lo stesso.

 I MOTIVI PER CUI (NONOSTANTE TUTTO) VE LO CONSIGLIO.

 1°) E’ un Harmony travestito. Quindi è pruriginoso. E, potete dire quello che volete, ma se vi capita sottomano un libro del genere l’occhio ci casca, eccome. Non venitemi a raccontare balle e a fare le snob.

2°) E’ divertente. Non solo per le moltissime boiate ma anche perché l’Autrice secondo me non si è mai presa troppo sul serio come le colleghe Meyer e Gleeson (tanto per fare degli esempi). Per questo le boiate non irritano, ma – anzi – fanno sorridere.

3°) E’ scorrevole. Non è scritto bene, ma il linguaggio è semplicissimo. Oltretutto potete saltare allegramente i pezzi con i Lesser e la trama non si smuoverà di un centimetro.

4°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

5°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

6°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

7°) Non so se vi ho detto che i confratelli sono dei bonazzi inauditi, perciò è divertente ciacolare con le amiche e sondaggiarle sul confratello preferito (il mio forse è Rhage…non so, perché non ho ancora letto tutti i libri).

 Insomma, apprezzare questa saga ha il sapore delle caramelle che rubavi da bambina: sai che non dovresti, ma alla fine è gustooooooooso! Se devo darvi un ulteriore consiglio, però, aspetterei almeno le versioni economiche perché non sono libri che valgono diciotto euro l’uno. In alternativa – COFF  scaricateli COFF – così potrete decidere da sole se ho ragione o no.

                                 

marzo 21, 2011

Autori per il Giappone (2) – Aggiornamento.

Filed under: Segnalazioni — Ale @ 6:33 pm

Il sito è on line all’indirizzo http://www.autoriperilgiappone.eu/.
Segnalo inoltre che all’iniziativa hanno aderito anche gli illustratori…il bravissimo Paolo Barbieri in testa.
Ancora un grazie a Lara Manni per l’idea, a Valberici che ha strutturato il blog a tempo di record e un abbraccio ideale a tutti coloro che hanno partecipato: oltre alla buona azione c’è la sensazione di poter fare qualcosa di giusto facendo ciò che amiamo di più, ed è fantastico.
Vi prego, naturalmente, di donare qualcosa a Save the Children attraverso il banner che vedete in testa al sito.

Ah…e se volete sapere cosa ho scritto, il mio racconto lo trovate QUI.

marzo 18, 2011

Autori per il Giappone

Filed under: Segnalazioni — Ale @ 9:07 pm
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Ancora una breve segnalazione.

In seguito alla tragedia che si sta consumando in questi giorni nella terra del Sol Levante, anche il mondo della letteratura si muove. Prendendo spunto da altre campagne europee, Lara Manni (autrice di Esbat e Sopdet) ha lanciato la proposta di creare un sito chiamato AUTORI PER IL GIAPPONE: gli scrittori sono chiamati ad inviare un racconto (possibilmente non più di due cartelle) o una poesia che faccia riferimento al Giappone. I testi verranno raccolti su un blog e si richiederà ai lettori di devolvere un euro. La somma verrà devoluta per un aiuto concreto alla popolazione.

Per ulteriori informazioni, vi rimando direttamente al blog di Lara.

marzo 17, 2011

IoScrittore

E’ cominciata la seconda edizione di IOSCRITTORE, un concorso letterario promosso dal gruppo editoriale  Mauri Spagnol. Quest’anno sarà possibile inviare solamente romanzi, dividendo il file in due parti: l’incipit per la prima tornata di votazioni e il testo completo nel caso si passasse alla seconda fase.

Ad ogni partecipante vengono assegnati 10 incipit da valutare e l’insieme dei voti stabilirà una graduatoria.

Ora, il fatto molto interessante non è tanto la speranza della vittoria quanto la possibilità di ottenere giudizi spassionati sulla propria opera (si invia sotto pseudonimo). Si può inoltre leggere le opere degli altri, in un certo senso confrontarsi, imparare dai propri errori…insomma mi sembra un’iniziativa lodevole.

Ho intenzione di partecipare.

Purtroppo, l’unico romanzo pronto che ho all’attivo non è questa gran cosa, ma forse è meglio così: senza alcuna aspettativa tranne che riuscire ad evidenziare meglio gli errori potrò inviare a cuor leggero!

febbraio 17, 2011

La mia voce

Una sola breve riflessione, per mettervi a parte di quello a cui sono arrivata negli ultimi giorni. Stavo facendo vari tentativi di scrittura: racconti, post per il blog, post per lo Starbooks…tutte pagine non terminate. Soddisfazione zero.  Continuavo a chiedermi perché, poi, all’improvviso, l’illuminazione. Qualcosa mancava, in effetti, ed era la mia voce. Il desiderio di scrivere qualcosa di corretto, qualcosa di “scorrevole”, che va sottoposto a giudizio e perciò deve essere impeccabile rischiava di soffocare quella parte che rende unico ogni scritto e cioè la scintilla attraverso cui un autore si riconosce e che può essere un tono particolare, l’uso di determinate strutture nella frase. Insomma, una personalizzazione.

Ho poi iniziato, così, per prova, una storia che avevo in mente già da un po’, cercando il più possibile di renderla una mia narrazione. Ho scritto solo una pagina e mezzo, perché era tardi, ma la sapete una cosa? Mi sembra che funzioni.

febbraio 13, 2011

Benvenuti allo Starbooks Coffee

“Durante la notte del 20 dicembre 2010 un incendio ha demolito il BlaBla Hotel. Non ci è dato ancora sapere chi abbia appiccato l’incendio. Vorrei potervi dire che non ci sono stati danni a persone e invece sono morte cinque persone. Feriti, tanti, fra cui una scrittrice che ha perso la memoria.
Il BlaBla hotel non era molto frequentato ma aveva i suoi clienti fissi, pochi e affezionati.
C’è però una zona dell’edificio che è rimasta miracolosamente in piedi. Così la scrittrice senza memoria dopo qualche settimana se ne viene qui e mi dice che vuole aprire un bar, un bar che oltre a vendere panini faccia da ritrovo per tutti coloro che in qualche modo bazzicano nel mondo dei libri (li scrivono, li leggono, li vendono) e della scrittura in generale. E vabbè, mi sono detta, non ho più un lavoro. I libri mi sono sempre piaciuti. Si può fare, ho pensato.”

Così Carlotta ci introduce allo Starbooks Coffee, un luogo virtuale, una sorta di blog a più mani a cui tutti coloro che hanno un legame con i libri ed i mestieri che ruotano attorno ad essi sono caldamente invitati a collaborare.

Si è scelto un cafè, un po’ perché richiamava il BlaBla Hotel, esperienza breve ma intensa, ma anche perché immaginare un ambiente del genere stimola la chiacchierata. Qualche volta, la confidenza.

Anche io faccio parte del progetto, nonostante non sia nè un’autrice vera e propria nè una critica affermata. Perciò ringrazio Carlotta e Andrea per l’ennesima opportunità di far sentire anche la mia voce e…in bocca al lupo a tutti coloro che vorranno aiutarci, nella speranza che lo Starbooks diventi un punto di riferimento per tutti coloro che amano i libri a tutto tondo.

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