An elven tale

agosto 25, 2011

L’UMILTA’ NON PAGA (SPECIE SU INTERNET)

Filed under: Dico la mia,Su di me — Ale @ 11:03 am
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Il caldo mi tappa le arterie, specie quelle che ossigenano il cervello. Non so come mai ma, quando la temperatura sale, a me si accende la voglia di polemizzare.
Oggi non ce l’ho con nessuno in particolare, o – meglio – ce l’ho con così tanti che mi è impossibile indicare un capro espiatorio e non so nemmeno se riuscirò a trasmettere come vorrei il pensiero che da un paio di giorni mi rimbalza nel cervello.
Fulcro del dubbio: essere umili aiuta? Aiuta davvero?
Che differenza c’è tra il SAPERSI VENDERE e il millantare capacità che – magari – si hanno solo in minima parte?

Ieri ho scoperto che una persona che conosco si dà arie da genio in lingua e letteratura giapponese (che anche io ho studiato). Cioè, non è che dice come tutti noi: “Sì, l’ho studiato, lo capisco benino, lo parlicchio. Anzi, ora lo parlicchio proprio male perché è tanto che non lo adopero.”  che è la verità.
Lei dice che lo sa BENISSIMO. E il brutto è che la gente le crede. Ieri ne ho avuto la conferma. E no, questa persona non si trova in difficoltà, perché non c’è nessuno che possa smentirla, né che abbia interesse a farlo. (si noti che io conosco perfettamente il livello di competenza in lingue di questa persona, ché l’ho avuta sotto gli occhi per parecchio).

Mia madre mi ha sempre segnato che chi si loda si imbroda. Sono sempre stata un tipo che, per timore di mettermi in condizioni di disagio, non ha mai esagerato sulle proprie conoscenze e, anzi, credo di essere arrivata spesso a svalutarmi agli occhi altrui. ERRORE IMMENSO!

Non credevo questa cosa si applicasse ai mestieri della scrittura e invece ne è il cardine.
Navigo per la rete: sedicenti critici, sedicenti autori, sedicenti editori…tutti convinti di avere la verità in tasca, tutti disposti a trattare gli altri come inferiori, tutti accomunati da un fattore comune, LA SPOCCHIA.
Eppure, tutte queste arie pagano. Pagano perché con pochissimi argomenti riescono a convincere stuoli di utenti che in breve si trasformano in sostenitori. E si convincono – indipendentemente dal lavoro sotto gli occhi di tutti – che l’arieggione SIA il genio che dice di essere.
Vale un po’ per tutto: commenti sui forum, sui blog, recensioni su Anobii. Più si è cattivi, più si urla, più si cerca il peggio e più si ha seguito. Internet sta forse diventando lo specchio della tv? Ma non è forse che sia lo specchio di noi stessi (cioè del PEGGIO di noi stessi)?

Brrr.

Infine: qualcuno tenterà di consolarmi dicendo che non è vero, che il valore salta fuori quando c’è. Mi spiace, ma non ne sono convinta. La strada dell’autopromozione è molto più semplice del lago di sudore richiesto per migliorarsi continuamente e per autopromuoversi basta avere un po’ di faccia tosta. Quindi ho deciso: da oggi anche io magnificherò qualsiasi stupidaggine mi salti in mente.

No, non ce la faccio.

Sto per cedere alla vocina che mi dice che così non andrò mai da nessuna parte, ma…no, non voglio abbattermi. Voglio combattere ancora. Voglio solo scrivere.

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luglio 14, 2011

QUALCHE PETTEGOLEZZO E…LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO 1 (DARK LOVER)

Salve a tutti! E’ tanto che non ci si legge, lo so. Potete tacciarmi di essere una parolaia (vedi la sfilza di buoni propositi ad inizio anno) ed in parte avreste ragione, ma il fatto è che sono stata impegnata ANCHE a scrivere al di fuori della rete. E’ un piccolo progetto di cui vi parlerò se andrà in porto e per il quale devo ringraziare il mio amico MarVer.

Detto questo, partiamo con la brutta notizia: Liblog ha chiuso i battenti. Il mio ovvio dispiacere (non abbiamo chiuso per mancanza di idee o lettori, ma per problemi personali della nostra “capA” – ciao Livia!!!- ) si è tramutato nel desiderio di voler continuare a “consigliarvi” qualche lettura. Uso volutamente il termine “consigliare”, perché ultimamente ho avuto un po’ da pensare su molte delle recensioni che girano in rete. Ne parlerò più diffusamente un’altra volta, però, perché oggi voglio ricominciare coi consigli e vi parlerò di un libro che mi ha fatta scompisciare dal ridere e che per questo merita una lettura (specie se riuscite a procurarvelo aggratisse).

IL RISVEGLIO aka  DARK LOVER aka LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO 1 di J.R.Ward.

 Lo dico subito: questo romanzo tratta di vampiri. Astenersi dunque tutti coloro che non ne possono più di Fiiiiiiqui coi denti a sciabola.

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Puntualizzato questo partiamo dal titolo: IL RISVEGLIO. Che ventata di freschezza: se non ricordo male anche il primo tomo di “Il Diario del Vampiro” era intitolato così. Un plauso alla grande fantasia dei traduttori italiani, soprattutto perché in questa storia nessuno dormiva, a parte il Gigantesco Ormone dell’autrice che si rispecchia di sicuro in quello della protagonista femminile. Quisquilie.

 

TRAMA: la storia si svolge nella nostra epoca, a Caldwell, una cittadina abbastanza grande e abbastanza vicina a New York per conoscere gli orrori del crimine violento, le retate per droga e la prostituzione. Qui i vampiri vivono in incognito mescolati agli umani di cui NON si nutrono. Essi sono semplicemente una nuova razza di bonazz… di persone dall’aspetto attraente, si fanno gli affari loro e si ciucciano il sangue tra marito e moglie, perché la cosa riveste anche connotazioni moooolto sensuali. Inoltre il sangue vampiresco è l’unico che li fa restare abbastanza forti da conservare l’immortalità. Così, per lo meno, ha deciso la Vergine Scriba, una sorta di divinità positiva a cui tutti i succhiasangue devono obbedienza. A questo punto voi direte: “E che ce frega a noi, allora?”

 Non siate impazienti, la complessità dell’intreccio richiede calma e dignità. Si dà il caso che la trama si snodi su due binari paralleli:

a)      la lotta tra i vampiri e i Lesser, ovvero esseri umani privati dell’anima che servono la Divinità Malvagia che si oppone alla Vergine Scriba e che si fa chiamare Omega (la Fine…brrr, un tocco da Maestra!). I Lesser sono albini, impotenti e puzzano di borotalco. I vampiri invece sono dei figoni da paura, la loro attività n.1 non è certo combattere e si svolge in posizione orizzontale (per lo più) e profumano di bbbbeeeesssscccctio (il che potrebbe apparire una contraddizione in termini giacché le bestie non profumano e il borotalco non puzza, ma tant’è).

b)      La vicenda personale di UN vampiro della arcifamosa (???) Confraternita del Pugnale Nero, ovvero un gruppo di guerrieri più fighi dei vampiri comuni che si sono alleati per sconfiggere i Lesser. Ogni volume segue la vicenda di un confratello bonazzo e in questo particolare ci viene narrata la storia di Wrath, il Re dei Vampiri (oooooooh!)

PICCHOLO INTHERMEZZOH –LA ACCA

Uno dei particolari che mi ha fatta morire dal ridere durante la lettura è stata la presenza della H nel cosiddetto Idioma Vampirico. Tutti i nomi dei bonazzi contengono una ACCA: abbiamo quindi Tohrment, Wrath, Rhage, Rehvenge, Dehstroyer…poi appare uno sfigato Zsadist, che non ha la acca e sta sulle balle a tutti, io so il perché dato che ho letto anche i seguiti, ma non ve lo spoilero. La acca, dicevo, si insinua anche nelle parole di uso comune. Pensate un po’: il termine per indicare un rituale per fare ammenda è Rhyto. Non ci saremmo mai arrivati, ma per fortuna la graziosa Ward ha messo a disposizione di tutti i lettori un breve vocabolario per potersi orientare meglio. In phoche pahrole, seh schrivo cohsì stho utilizzando l’Idhioma Vampiricoh. Fiiiiquo eh?

Ma torniamo a bomba.

Mentre gli agguati dei Lesser si fanno sempre più insidiosi, il saggio vampiro Darius supplica il suo re Wrath per un favore importante: Darius ha infatti una figlia, Beth, nata da una sua relazione con un’umana. Beth sta per compiere venticinque anni e non ha mai conosciuto i suoi genitori, perciò non sa che ben presto si trasformerà in una creatura dotata di canini molto affilati né che avrà bisogno di sangue per vivere. Se subito dopo la transizione non berrà il sangue di un vampiro rischia seriamente di morire e il sangue di Wrath è il più puro di tutti, perché è l’ultimo esemplare di Vampiro-iro –iro, cioè non ha un briciolo di contaminazione nemmeno dietro le orecchie. Wrath all’inizio gli risponde «PRRRRRRRRRRR!!!» ma si dà il caso che Darius venga coinvolto due secondi dopo in un attentato e ci lasci i canini. Quindi il Re, più per dovere che per piacere, va a dare un’occhiata alla ragazza che dovrebbe prendere con sé.

Tààà-dàààààànnnnnn! Colpo di scena: Beth è una topa da mal di testa, persino per uno dai gusti difficili come Wrath, che improvvisamente decide di acconsentire ad assisterla nella transizione e di darle il suo sangue (MA VAh!!!)

Lui racconta a tutti che lo fa per Darius, perché Darius è stato davvero un amico, perché tutt’ad un tratto vivere in casa di Darius (sì, avete capito bene, Wrath si impadronisce anche della Villa del compagno defunto, chiamalo scemo!) gli torna comodo e bla bla bla. Ovviamente non ci crede nessuno, lettori in primis, anche perché la seconda volta che si vedono Wrath e Beth si zompano addosso e tanti saluti al resto della trama.

Sì, nel senso che la Ward poi ci prova ad inserire particolari accattivanti e d’azione (tipo il reclutamento di nuovi Lesser da parte del malvagio Mr X – no, non è quello dell’Uomo Tigre ), ma tutto quello di cui ci fregherà d’ora in poi è contare gli zompamenti e vedere morbosamente quaaaaanto sono figonzi i Confratelli.

Ora tu, lettore pieno di dignità e classe, probabilmente starai storcendo il naso ed io passerò ai tuoi occhi come una deficiente, ma a me poco importa: vi sto consigliando questo libro perché è di-ver-ten-te e perché non si può leggere sempre e solo Goethe.

Cosa ci ho trovato di così divertente? Vado a spiegarvelo:

 I PERSONAGGI.

1)      Protagonista assoluto di questo primo volume  è WRATH (che in inglese significa IRA). La nostra amica Ward ce lo descrive così:

“…[Wrath] era un metro e novantotto di puro terrore vestito di pelle. I lunghi capelli lisci e neri gli ricadevano sulle spalle dall’attaccatura a V sulla fronte; un paio di occhiali avvolgenti nascondevano gli occhi che nessuno aveva mai visto; le spalle erano larghe il doppio di quelle della maggior parte dei vampiri maschi. Con il suo viso aristocratico e feroce insieme incarnava alla perfezione il re che era per diritto di nascita e il soldato che era diventato obbedendo al proprio destino.

In poche parole Wrath è un incrocio tra Peter Steele dei Type 0 Negative, Ray Charles e un armadio a tre ante. L’unica sfiga che ha è che è cieco, ma tanto i vampirozzi hanno sempre una risorsa in più e quindi gli altri suoi sensi bastano e avanzano. Il fatto che sia diversamente vedente è solo un pretesto, secondo me, per non fargli togliere gli occhiali da sole nemmeno di notte, cosa che faceva immensamente più “Vampiro Che Non Deve Chiedere Mai” agli occhi della Ward. Comunque, se la vista fa cilecca, il tatto funziona benissimo, specie quando si tratta di palpare Beth. Ovunque.

 All’inizio del libro il carattere di Wrath è quanto meno ombroso, tende al vaffanculo perenne, nonostante tutti ne esaltino le qualità (e ti credo: è comunque il Re!), appena vede Beth, però, all’improvviso diventa socialone, fa il simpatico, quello a cui affidarsi…salvo poi ricordarsi che deve fare il macho. Abbiamo quindi una gamma di atteggiamenti che, se non fosse un bonazzo di due metri coi canini affilati, si attirerebbero un sacco di risate in faccia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 E COSI’ ABBIAMO FATTO WRATH.

 

1)      Beth è la tizia che miracoleggia Wrath, ovvero da Oscuro Signore lo fa diventare il Fratello Infoiato di Rocco Siffredi. “E come farà mai?” vi chiederete voi. Semplicemente apparendo. Beth è una giornalista, ma la sua qualità principale è di essere – pensatempo’ – esteticamente moooooolto attraente. Infatti sia in redazione che alla stazione di polizia sono tutti un po’ innamorati di lei. Ma lei non si fila nessuno, perché…perché boh, non lo sa neppure lei. L’unica cosa che sa è che quando vede il metro e novantotto di terrore in Conbipel non capisce più una mazza e il suo unico pensiero è quello di trastullarsi con lui il più a lungo e il più spesso possibile. E se vi state domandano se per caso non vi stia descrivendo un pornazzo la risposta è “no, ma quasi”.

 Tra i personaggi secondari compaiono:

2)      Gli altri Confratelli Elucidati del Pugnale D’Ebano, ovvero:

a)       Tohrment = figo, ma fedele alla moglie, quindi un po’ troppo affidabile per i nostri gusti di pulzelle ormonose.

b)      Rhage, detto Hollywood perché è il più bono di tutti a detta dei fratelli stessi (e qui non andiamo oltre ad interrogarci sull’eterosessualità dei personaggi). E infatti è dipendente dal sesso e la sua redenzione avverrà solo nel secondo libro che FOOOORSE mi andrà di recensire.

c)      Vishous = un nome, un perché. In realtà il libro dedicato a costui devo ancora leggerlo, ma già si intuisce che anche questo tutto tutto normale non è.

d)      Zsadist= lo sfigato a cui vi accennavo prima: prima di tutto non ha la acca e poi da ragazzino è stato rapito e violentato per cento anni, salvo poi essere liberato e aggirarsi incarognito con l’Universo. NB: nonostante sia ricoperto di cicatrici è come gli altri un figo non da poco.

e)      Phury =  fratello gemello dello sfigato. Si sente così in colpa per la sorte toccata a Zsadist che si è dato all’ascetismo, nonostante l’evidente bonazzità. 

3)      Butch è un poliziotto che all’inizio fa la corte a Beth. E’ alcolizzato, ma invece di essere un panzone con l’alito pesante è – indovinate un po’? – un figo da paura!!! Comunque, Butch ha una cotta per Beth e quasi si fa uccidere da Wrath, che è un tipino leggermente geloso (tipo che Othello gli lucida gli stivaloni gothic, non so se mi spiego). In quell’occasione però dimostra un coraggio da guerriero e suscita le simpatie dei Confratelli (specialmente di Vishous. Ancora nessunissimo commento, però secondo me Vishous è gayo. Era ora che ci fosse un figonzo gayo in mezzo a tutto questo testosterone, perché cominciavamo ad annoiarci. O forse Vishous è tutt’eddue, cioè non sdegna nessuno. Vampiro generoso!)

4)      Marissa è la shellan di Wrath, ovvero sua moglie. I due sono stati uniti per via della nobiltà di lignaggio, e lei ha provato in tutti i modi ad essere per lui una vera compagna. Peccato che lui l’abbia sempre snobbata. Per carità, le vuole bene eh…solo che non la degna della minima attenzione, le dà quel tanto di sangue abbastanza per non farla morire, la lascia vergine, la rende lo zimbello di tutto il Mondo Vampirico …figuriamoci se le avesse voluto male, poveraccia. Marissa, comunque, è una melensa della peggior maniera, perciò non è che il lettore stia troppo in pena per lei. Tanto più che appena Butch la vedrà partirà subito per la tangente e se son rose fioriranno (no, niente spoiler!).

5)      I Lesser. Li metto tutti assieme tanto sono strasicura che dei lesser non frega niente a nessuno: sono nemici feroci, brutti e pure impotenti. Le loro vicende sono del tutto trascurabili, in quanto si limitano a tramare nell’ombra e spandere puzzo di borotalco. I Lesser (letteralmente vuol dire minorati?) vengono pescati a caso tra gli esseri umani più stronzi e privati dell’anima dall’Omega. Cosa ci guadagnino ad essere Lesser è ancora tutto da vedere, ma costoro sono così idioti che si arruolano spontaneamente. In poche parole sono dei disadattati sociali che fanno implicita pubblicità alla Neutro Roberts. Come cattivi, secondo me, si poteva trovare di meglio ma credo che la Ward volesse creare delle controparti subdole e infelici per far risaltare ancora di più la prorompente bonazzità dei vampiri. In questo caso ci è riuscita. I Lesser non hanno neanche un nome, ma si chiamano tra loro con le lettere dell’alfabeto. Mister X, Mister O, Mister D…no, Mister D non vende merendine, se qualcuno se lo fosse chiesto.

INCIPIT

 Non so voi ma quando vado in libreria e devo decidere se comprare un libro una delle prime cose che faccio è dare un’occhiata a come inizia per farmi un’idea. Ecco l’Incipit di Dark Lover. Tra parentesi i miei pensieri immediati.

 

“Darius osservò l’interno del locale, abbracciando con lo sguardo il brulicare di corpi seminudi sulla pista da ballo. Screamer’s era affollato, quella sera, strapieno di donne vestite di pelle e di uomini che avevano tutta l’aria di essere criminali incalliti. (Chiaramente, se ti vesti di pelle sei una mignotta o una criminale)
Darius e il suo compagno si inserivano a meraviglia in quell’ambiente.
Salvo che loro erano veramente due assassini. (ma perché? I vampiri non si nutrono di umani. Assassini sta cippa)
«Allora sei proprio deciso a farlo?» chiese Tohrment.
Darius lo guardò. Gli occhi del vampiro seduto di fronte a lui al basso tavolino del club incrociarono i suoi. «Sì.» (Solo a me sembra un giro di parole un po’ lungo per dire che si scambiarono uno sguardo?)
Stringendo il suo bicchiere di scotch, Tohrment sorrise cupo, mettendo in mostra solo l’estremità dei lunghi canini. «Tu sei matto da legare, D.»
«Dovresti saperlo.»
Tohrment inclinò il bicchiere con deferenza (WTF???). «Non credi di esagerare? Vuoi prendere una ragazza innocente, che non ha la minima idea di quello che l’aspetta, e mettere la sua transizione nelle mani di uno come Wrath. È pazzesco.»
«Wrath non è cattivo, malgrado quello che può sembrare» ribatte Darius finendo la sua birra. «E poi cerca di mostrare un po’ di rispetto.»
«Io lo rispetto un casino, ma è comunque una pessima idea.»
«Ho bisogno di lui.»
«Ne sei proprio sicuro?» (E già ci sembra che Wrath non sia proprio un figuro del tutto rispettabile)
Una donna con stivaloni all’altezza della coscia, minigonna vertiginosa e bustier fatto di catene passò davanti al loro tavolo pavoneggiandosi. Gli occhi le brillavano sotto un chilo di mascara e, da come sculettava, sembrava che avesse le anche snodate.
Darius la lasciò andare senza degnarla di uno sguardo. Quella sera il sesso non era tra i suoi pensieri. (Poiché per troppe righe non era stato fatto alcun riferimento sessuale la Ward ha pensato bene di inserire questa INUTILE FIGURA)
«Lei è mia figlia, Tohr.» (meno male, tornano a bomba)
«Ma è una mezzosangue, D, e lo sai cosa ne pensa lui degli umani» obiettò Tohrment scrollando la testa. «Anche la mia trisavola era una di loro, e sto ben attento a non tirarla in ballo quando Wrath è nei paraggi.» (Insomma, Wrath, il nostro eroe, è un razzista!)
Darius alzò la mano per chiamare la cameriera, indicando la sua bottiglia vuota e il bicchiere semivuoto del compagno. (E i suoi compari sono degli ubriaconi. Ganzo!) «Non ho intenzione di lasciar morire un altro dei miei figli, non se c’è almeno una possibilità di salvarla. E, in ogni caso, ora come ora è impossibile sapere se andrà incontro al cambiamento. Non è detto che non possa vivere una vita felice senza mai venire a sapere che i suoi parenti per parte di padre sono dei vampiri. Non sarebbe la prima volta che capita.»
Sperava davvero che sua figlia venisse risparmiata. Perché se invece avesse subito la transizione, se ne fosse uscita viva trasformandosi in vampira, sarebbe stata braccata come tutti quanti loro.
«Se mai Wrath accetterà, lo farà perché è in debito con te. Non perché lo vuole veramente.» (E chi se ne frega)
«Comunque sia, mi va bene.» (Appunto)

Chiaramente l’Incipit non è il massimo e, se vogliamo analizzare il testo dal punto di vista della tecnica c’è abbastanza da piangere, però io questo libro ve lo consiglio lo stesso.

 I MOTIVI PER CUI (NONOSTANTE TUTTO) VE LO CONSIGLIO.

 1°) E’ un Harmony travestito. Quindi è pruriginoso. E, potete dire quello che volete, ma se vi capita sottomano un libro del genere l’occhio ci casca, eccome. Non venitemi a raccontare balle e a fare le snob.

2°) E’ divertente. Non solo per le moltissime boiate ma anche perché l’Autrice secondo me non si è mai presa troppo sul serio come le colleghe Meyer e Gleeson (tanto per fare degli esempi). Per questo le boiate non irritano, ma – anzi – fanno sorridere.

3°) E’ scorrevole. Non è scritto bene, ma il linguaggio è semplicissimo. Oltretutto potete saltare allegramente i pezzi con i Lesser e la trama non si smuoverà di un centimetro.

4°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

5°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

6°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

7°) Non so se vi ho detto che i confratelli sono dei bonazzi inauditi, perciò è divertente ciacolare con le amiche e sondaggiarle sul confratello preferito (il mio forse è Rhage…non so, perché non ho ancora letto tutti i libri).

 Insomma, apprezzare questa saga ha il sapore delle caramelle che rubavi da bambina: sai che non dovresti, ma alla fine è gustooooooooso! Se devo darvi un ulteriore consiglio, però, aspetterei almeno le versioni economiche perché non sono libri che valgono diciotto euro l’uno. In alternativa – COFF  scaricateli COFF – così potrete decidere da sole se ho ragione o no.

                                 

gennaio 19, 2011

Sta succedendo.

Filed under: Dico la mia — Ale @ 3:42 pm
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Come post per inaugurare l’anno nuovo (benvenuto 2011!!! Ehm, sì, sono un po’ in ritardo) avrei voluto qualcosa di più allegro. Ne stavo già preparando uno per allietarvi con le mie ultime idiozie, ma poi cazzeggiando su facebook mi è capitato sotto al naso un post di LOREDANA LIPPERINI che a sua volta stava diffondendo un appello dei WU MING. In poche parole si tratta di un’iniziativa dell’assessore alla cultura della provincia di Venezia, Speranzon, il quale ha stilato una lista di autori affermati  e

«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali […] Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità. Inoltre come consigliere comunale a Venezia, presenterò una mozione perché Venezia dia l’esempio per prima […] Scriveremo agli assessori regionali Marino Zorzato e Elena Donazzan, perché estendano l’iniziativa in tutto il Veneto.»

In questa “lista di proscrizione” figurano, tra gli altri, Valerio Evangelisti, Roberto Saviano,Tiziano Scarpa, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Vauro, Lello Voce, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, , Gianfranco Manfredi e i Wu Ming (ma i nomi sono molti di più).

Il pretesto è che questi autori sarebbero “rei” di aver firmato un appello per la scarcerazione di Cesare Battisti nel 2004. Effettivamente, a me l’idea di Battisti in libertà – da quel che ho letto di lui – piace proprio poco, ma ho idea che in questo caso si tratti di una scusa bieca per togliersi di torno intellettuali scomodi perché non in linea con le proprie idee politiche. Pericolosi agenti di un’opposizione che, chissà, un giorno potrebbe risvegliare qualche coscienza, laddove  non bastino le prostitute, il diritto al lavoro negato e sbeffeggiato, il futuro della mia generazione messo in serio pericolo. E si capisce che è una scusa perché, per esempio, non risulta che il buon Saviano abbia firmato quell’appello.

In altri tempi questo fenomeno si chiamava EPURAZIONE.

In questi giorni rimbalzano tra i vari blog le testimonianze dei vari bibliotecari raggiunti da un simile “invito”, velatamente minacciati con la soave formula “se rifiuti te ne assumerai le responsabilità”.

Non ne faccio una questione politica, anche se, di fatto, è così. A qualunque partito si dia fiducia (mhwah mhwah mhwah) una censura del genere non dovrebbe essere tollerata. I libri sono fonte di idee e le idee fanno paura perché riecheggiano al di là della vicenda personale di chi legge e chi scrive.

Sapete cosa spero? Che i lettori si incazzino a morte contro questo ulteriore affronto alla nostra libertà di pensiero. Spero che questo tentativo vergognoso si dimostri un boomerang contro chi l’ha lanciato e divenga un poderoso rilancio pubblicitario per gli scrittori della lista.

Anzi, alla facciazza di quello là adesso mi fiondo a comprare “Dalla parte delle bambine”, di Loredana Lipperini. Tiè.

novembre 15, 2010

Barricate (2): La Gilda dei Sacri Scrittori Pubblicati VS. I Talentuosi Geni Privi Di Raccomandazione

Filed under: Dico la mia — Ale @ 1:57 pm
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Scrivo a proposito di un argomento che mi sta molto a cuore, a proposito di barricate, perché il fulcro della questione va ad intaccare uno dei valori che ritengo più alti e difficili da dimostrare: la buona fede.

Spunto polemico:  ha riaperto il blog dei Gamberi. Per chi non lo conoscesse, si tratta di uno spazio web gestito da una ragazza di neanche vent’anni che, col tempo, si è dimostrata una critica feroce e piuttosto preparata. Si è guadagnata molti lettori distruggendo, in pratica, gran parte della produzione fantasy in Italia. Le sue argomentazioni, secondo me, sono molto valide nella stragrande maggioranza delle occasioni, perciò, personalmente, la apprezzo.  Entro un certo limite.

Il limite è dato dal fatto che il pensiero espresso in questo blog – ma non solamente lì – veda una “lobby” di scrittori che fanno mondo a parte, che si scambiano recensioni e che in perfetta malafede scrivano porcate da propinare ai lettori.

Già questo punto mi disturba. Intendiamoci: a me non piace tutto, anzi. Non ho problemi a dire che un libro fa schifo. Non ho problemi a dirlo direttamente all’autore. Anzi, sono convinta che spesso le critiche negative circostanziate siano molto più d’aiuto alla carriera rispetto a generici “Bellissimo! Geniale! Fantastico!”

Inoltre, se capitano tra le mani libri illeggibili, è sacrosanto esprimere in tutta libertà la propria opinione tanto più se si è in uno spazio privato. Il che significa che anche i termini usati, rispettosi o meno, non sono  più di tanto attaccabili.

E fin qui ci siamo.

Però, da qui ad affermare che il proprio punto di vista sia l’unico oggettivo, per quanto possa basarsi su criteri precisi e intelligenti, fa crollare il castello di carte. Significa incasellare la narrativa e pretendere che tutto il mondo abbia la nostra stessa visione. Solo a dirlo, mi sembra una sciocchezza.

Tornando alla questione della buona fede: abbiamo da una parte la Lobby, ovvero la Gilda Dei Sacri Scrittori Pubblicati che si scontra con l’Esercito dei Talentuosi Privi Di Raccomandazione. E’ pensiero comune dei secondi che i primi siano arrivati al posto in libreria grazie alla regola della ELLE MAIUSCOLA: Leccare sempre, Leccare Ovunque, Leccare Chiunque.

Tu chiamale, se vuoi, Raccomandazioniii…

Non ho prove per affermare che non sia così. Però…c’è un però. Il Team Talentuosi Incompresi se la prende con i poveracci che la pensano diversamente da loro, ovvero che apprezzano alcuni  Scrittori Pubblicati che a loro hanno fatto schifo.  Tradotto terra terra: se scrivo una recensione positiva o commento sul blog di uno dei famigerati Scrittori Pubblicati finisco anche io nella Lobby. Ovvero, rappresento qualcosa di un po’ meno nobile di una muffa che infetta la pustola di un verme. Sono  la Scema a cui piace scrivere e che spera che uno di questi scrittori a cui lecco il culo dicendo che la ciofeca che ha scritto è un capolavoro si alzi la mattina, si trasformi in editore e/o mi aiuti a pubblicare la mia presumibile altra ciofeca.

Ora, non che questo scenario sia impossibile, ma credo di essere la prova vivente che NON E’ VERO.

Guardate il mio blogroll. Ci sono tre blog in particolare che riguardano ben Tre Scrittori Pubblicati facenti parte della “Lobby”.  Ebbene sì, ho scritto di loro positivamente, perché ho letto i loro libri e mi sono piaciuti davvero. Ebbene sì, di tanto in tanto commento i loro blog, perché mi sembra abbiano cose interessanti da dire. Ebbene sì, anche a me piace scrivere.

Ebbene no, non ho mai e poi mai pensato che qualcuno di loro potesse essere una scorciatoia verso un qualsiasi editore. MAI.  

Quindi, se esisto io, immagino che esisteranno anche altri. Immagino che non ci sia tutta questa malafede. E, forse, come succedeva con l’Inquisizione, erano gli accusatori quelli che avrebbero dovuto guardarsi allo specchio.

Purtroppo, la Barricata resta.  E – attenzione – il muro è eretto da coloro che appaiono come più deboli, cioè quelli che non appartengono alla Sacra Gilda dei Pubblicati.

E proprio vero che siamo in un mondo difficile, sotto tutti gli aspetti.

novembre 12, 2010

Barricate (1): Adamo vs Eva?

Filed under: Dico la mia — Ale @ 3:16 pm
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Lo so, sono stata lontana dal blog per un mese intero. Non l’ho fatto per mancanza di voglia, anzi, spesso e volentieri la pagina  mi manca; solo che…solo che un sacco di altri scrivono cose molto più interessanti delle mie e perciò mi perdo a leggere loro. E, in questo mese, ho letto molto in rete e fuori e non ho potuto fare a meno di notare quante siano le barricate che ci circondano e, soprattutto, quanto aspre siano.

Cercherò, benché non sia facile, di restringere il campo al mondo della scrittura, che poi sarebbe l’argomento principale di questo blog.

Scontro numero uno: UOMINI CONTRO DONNE.

Sento già i cori di “eeeeeeeh, è storia vecchia come il mondo”.

Permettetemi di dire che sarà storia vecchia, ma nel 2010 è anche storia triste. Tristissima.

Spunto di cronaca: durante la cerimonia per il premio Campiello, Bruno Vespa accoglie sul palco la vincitrice Silvia Avallone con l’ invito rivolto al cameraman di inquadrare il suo decolleté. Michela Murgia –altra vincitrice, sicuramente un po’ meno avvenente – se ne risente e subito scoppia la polemica: “la Murgia parla per invidia!” “ No , la Murgia è la paladina dei diritti delle donne!” “Vespa è un vecchio bavoso!” “La Avallone non ha replicato, avvallando le manifestazioni della bavosità!” “Al Rogoooooooo tutti quantiiiii!”

Il solito baccano da circo.

Il fatto è che poi gli opinionisti si moltiplicano e la questione si sposta.

Qualcuno butta lì che “certo, le donne riescono a farsi pubblicare e a vincere premi grazie a ciò su cui sono sedute”. E, caso strano, l’insinuatore è sempre un uomo.

*L’Elfo va a bere qualcosa per annegare la tristezza. Succo ACE, che vi credete?*

Quindi, eccoci qui: dalla battutaccia di un presentatore, attraverso una serie depressiva di luoghi comuni, fino all’equazione donna= zoccola. (E scusatemi il francesismo)

Il clima politico attuale del paese non incoraggia a pensare diversamente: vai a spiegare ad una ragazzina che dovrà studiare, alzarsi ogni mattina alle 6, andare in fabbrica/ufficio, starci otto ore, tornare a casa, riordinare, preparare da mangiare, accudire eventuale figliolanza e – non ultimo – essere sempre desiderabile per il marito/convivente. La ragazzina in questione al 99,9999999% mi risponderà: “Ma te sei scema. Con una quinta di reggiseno si ottiene tutto, vado dal chirurgo ed  ho risolto la mia vita!”

E’ a questo che siamo arrivati. Di questo stanno cercando di convincere le ragazze.

Una volta si passava dal “divano del produttore”, ora si passerebbe anche da quello dell’editore.

Ammesso che sia vero, il problema è che ben pochi si soffermano a pensare che è il maschio il vero colpevole. Le regole di un certo mercato dicono che se non ci fosse la domanda non esisterebbe l’offerta. Quindi, non potendo affermare che tutte le ragazze siano sante, occorre  anche sottolineare che coloro che ne approfittano sono peggio.

In più, per quelle disgraziate che assecondano le voglie dei bavosi, tutta la categoria viene penalizzata: se sei donna usi il tuo corpo per fare carriera, chiaro no? Quindi, se io ho scritto qualcosa di buono, non verrà pubblicato in quanto valido, ma solo nella misura in cui sono stata “carina” con l’editore. E il povero scrittore maschio è penalizzato a causa di noi streghe malefiche. Questo coinvolge tutti i settori lavorativi, per questo mi fa arrabbiare da morire.

Eva offrì la mela ad Adamo.

 Sì, ma quel coglione di Adamo la prese e se la mangiò tutta, gente!

settembre 15, 2010

Il Fiiiquo. Ovvero: “non è bello ciò che è bello, ma è bello Johnny Depp”.

Filed under: Dico la mia — Ale @ 12:42 pm

Giorni fa Lara Manni proponeva QUESTO POST secondo me molto interessante; purtroppo però il dibattito non è andato avanti a lungo quanto speravo. Ho già sfiorato l’argomento nel post precedente, perché ho l’impressione che scrivere una storia in cui il protagonista è esteticamente gradevole (tanto per rimanere sul modesto) dia automaticamente il patentino di “ragazzetta ormonosa”.
Bella gatta da pelare, la bellezza maschile.
Primo, perché si parla di un qualcosa di non oggettivo (anche i figonzi di indiscusso fascino – tipo Johnny Depp – troveranno le loro detrattrici. No, non tutte sono talpe. Smettetela di insultarvi.); secondo, perché il modo di descriverla senza cadere nella trappola dell’ “Harmony travestito” è difficilissimo. Terzo, perché anche gli illustri Scrittori Pubblicati hanno trattato raramente l’argomento e quindi i solchi tracciati al di fuori della formula “bello bello bello in modo assurdo” che imperversano dagli Harmony ai Paranormal Romances di gran moda attualmente sono pochi. Oppure, io nella mia ignoranza ne conosco pochi.
Ma andiamo a conoscere più da vicino le varie tipologie di Fiiiqui, così possiamo farci un’idea almeno approssimativa:

1) L’Uomo Harmony

Il padre (o almeno lo zio) di tutti i Fiiiqui. E’ sempre il più alto, ha le spalle più larghe e il ventre più piatto. Gli occhi, benché il colore vari di tanto in tanto, sono capaci di farti sentire nuda. Ha anche il fascino del potere: a trent’anni, di norma, si è costruito un impero economico contrabbandando i giocattoli dell’orfanotrofio in cui è cresciuto (già, perché – come Anna dai Capelli Rossi – non ha una mamma né un papà, ergo niente suoceri rompiballe). Di solito è arrogante, la sua frase tipo è “Lo so che non puoi resistermi”. E’ anche un conduttore di elettricità migliore del rame: al solo sfiorare un braccio della protagonista è capace di provocarle l’elettroshock. Purtroppo raggiunge il primato anche per deficienza. Di solito si auto convince che l’amore non esiste, si bulla di essere totalmente indifferente alle donne, appare sui vocabolari alla voce “bello & impossibile”…e poi alla prima maestra d’asilo che passa capitola miseramente.
Buuuuuuu!

2) Il Principe Azzurro

Questa specie si è estinta con Andersen, in quanto il Principe Azzurro – ovvero il giovanotto bello, ricco, coraggioso e simpatico – è stato prontamente bollato come “una noia mortale” da noi furbissime lettrici, questo perché è privo della deficienza e dell’arroganza dell’Uomo Harmony. Il motivo per cui annoia è semplice: una storia avvincente si regge sul conflitto. Se Lui ha tutto già in partenza questo viene a mancare. Non è un caso se i principi azzurri delle fiabe apparivano soltanto all’inizio e alla fine. Erano i “ragazzi trofeo” delle sfigate eroine di turno tipo Cenerentola, che è riuscita ad accalappiarsene uno dopo aver raggiunto i centomila punti Mira Lanza.

3) Il Morto Vivente

Come aspirante autrice “vampiresca” non posso non affrontare l’argomento. Il Morto Vivente è diventato – come si diceva qualche post fa – una variante pallida del Principe Azzurro. A riprova che Cenerentola esiste ancora, solo un po’ più depressa. Come ho già detto, i Defunti Fighi di oggi non hanno molto senso. Non sono pericolosi, non sono veramente “dannati” e c’è un altro fatto che mi pare di aver riscontrato nella stragrande maggioranza delle narrazioni: la bellezza estetica finisce per appiattire il personaggio. Questo perché l’aspetto fisico – che dovrebbe essere un valore aggiunto sia per gli uomini che per le donne – diventa il fulcro di ogni descrizione. Quindi, l’eroina di turno non si emozionerà per il fatto di aver ricevuto un’occhiata da parte di un uomo che per tutto il libro ha dimostrato coraggio e forza d’animo (due doti a caso), no. La bella quasi sverrà a pagina 3, perché il Fiiiquo ha gli occhi dorati/viola/blu elettrico . E chi se ne frega se è antipatico.

4) Il Bad Boy (Behind Blue Eyes)

Diciamolo: è il nostro preferito. Ha tutte le caratteristiche del Morto Vivente, ma è vivo. Ha il ventre piatto e le spalle larghe come l’Uomo Harmony e magari è pure un po’ principe. EPPPPPERO’ è – mi si scusi il francesismo – uno stronzo. L’antenato celebre è Dorian Gray, appena si rende conto di essere un figo.: Sybil Vane ce l’ha nello stoppino da subito. Eppure questo personaggio piace, sia in letteratura che nella realtà (se ve lo steste chiedendo …no, non ho ricevuto nessuna recente delusione). Il Bad Boy è ciò che sia il Morto Vivente che l’Uomo Harmony vorrebbero essere: belli, cattivi e pericolosi. Ma…ragazze, siete sicure che ci convenga sbavazzare per uno così? (…beh lo ammetto…guardando questa foto la prima risposta che mi viene è sì.)

Bene, raggruppati alla bell’e meglio i Fiiiqui, resta il quesito posto a suo tempo da Lara, ovvero “come fare a descriverne uno senza cadere nelle stereotipo”?
Mi sembra proprio che dietro questa domanda se ne nasconda un’altra enorme, ovvero: che cos’è la bellezza e quanto è davvero importante?
Si aprono scenari apocalittici, a cui non è possibile rispondere con un solo post. Quello che a me viene da pensare – come spunto polemico – è che nella vita, come in letteratura, la bellezza di una donna è considerata un cardine di giudizio mentre per un uomo è un valore aggiunto: se c’è bene, altrimenti va bene lo stesso.

Ebbene sì, il mio protagonista è un Fiiiquo. Appartiene alla schiera dei Morti Viventi, ma a mia discolpa posso giurare che la bellezza “sparaflesciante” che gli ho dato non è dovuta ad un calo di ormoni, bensì ad un motivo molto semplice che nel libro verrà spiegato. Spero che la bellezza estetica (ho usato dei canoni stra-abusati) non sia un limite. Ci sto ancora lavorando su, naturalmente. Perché che cosa sia la vera bellezza, in un uomo soprattutto, devo ancora realizzarlo.

settembre 4, 2010

Libri aerodinamici 3. Ovvero:Vampiri, atto terzo. Ciò di cui abbiamo veramente le tasche piene.

Mentre continuo a cercare qualche trovata per proseguire la mia storia, mi capita di riflettere su quelle scritte da altri e che a me risultano quasi impossibili da apprezzare.
Sono in confusione. Stavolta, invece di scrivere una vera e propria recensione negativa, prendo appunti mentali su quali siano gli elementi che mi fanno venire voglia di ampliare la lista dei “libri aerodinamici” ed ecco, per ora, cosa sta uscendo:

La storia d’amore.
Se c’è ben venga. Anche Bram Stoker aveva capito che il connotato romantico del vampiro era un eccellente punto di forza. MA (e notate che ho scritto il “ma” maiuscolo) il problema sorge quando l’amore non è che un’istanza superficiale che l’autore/autrice utilizza “perché s’ha dda fà”. Questo è il caso di “Twilight” e dei suoi cloni. Ho appena abbandonato la lettura di un libro del genere: si intitola “La sedicesima notte”, l’autrice è Margaret Gaiottina. Immagino che il testo sia nato come fan fiction perchè l’impronta di Bella & Edward è scontatissima. La fascetta dice che la storia on line ha avuto più di 60000 lettori e io dico: alla faccia.
Non è scritto male (a parte i cinquecentomila aggettivi e qualche errore che un buon editor avrebbe potuto evitare, più una marea di refusi su cui per una buona storia passerei sopra), ma ciò che è per me insostenibile – e lo è stato anche per Twilight, quindi l’omaggio è riuscito alla stragrande – è in primis la protagonista femminile.
Che si chiami Bella, o Liz, o Vattelapesca queste eroine rappresentano uno dei famosi cliché (il Brutto anatroccolo) usato però nel modo più bieco in assoluto. Il riscatto non avviene attraverso qualche loro capacità o caratteristica, ma attraverso il Fiiiiiiquo. Questo Bellone , non si sa bene come né perchè (capezzoli al gusto di birra, suggerirebbe Dean Winchester!), ne è attratto alla follia. Tutto qui.
Tutto si risolve in questo rapporto perfetto: lui è bono come il pane, intelligente perchè ha fatto il liceo quelle 100, 150 volte, simpatico quanto basta (non tanto, di solito, ma la fighezza supplisce), ricco e – attenzione – dice in giro di essere pericoloso, quindi ha l’aria da bad boy anche se in realtà non torcerebbe un baffo ad un micino. BASTA. E’ finita lì. Il lettore sa già dall’inizio che, checché il Fiiiiquo possa blaterare, non farà mai del male alla sua Bella (di nome ma non di fatto). Sappiamo che il Fiiiquo accopperà i cattivi e che sarà disposto persino ad andare contro le regole del suo clan/famiglia/parrocchia pur di conservare il rapporto con la ragazza. La quale non fa nient’altro che sbavazzare. Peggio di me con il sopracitato Dean Winchester, appunto.
Nel libro della Gaiottina, in particolare, almeno fino a pagina 101 dove sono arrivata, la nostra eroina – Liz – è quasi una comica involontaria. Sembra Will E. Coyote che non fa che architettare piani per catturare il Be-Beeep. In questo caso lei non fa che pensare a come indurre il Fiiiiiquo Ethan Rochester a buttare nel cesso con una musichetta deliziosa tutti i suoi convincimenti da uomo da altri tempi e quindi fare sesso con lei prima del matrimonio. Va anche detto che il matrimonio in questione attende i piccioncini dopo soli venti giorni, ma il Fiiiiquo è troppo Fiiiiquo. E chi ce la fa ad aspettare?
Questo ci porta ad un altro spinoso argomento: sesso tra vampiri ed umani. In “Twilight” se ne parla poco, ne “La sedicesima notte” fin troppo…quello che viene da dire a me è che è necrofilia camuffata! A parte gli scherzi, i romances non sarebbero tali senza due o tre scene hard ben piazzate. E almeno nei “paranormal romances” i vulcani sotto il letto che ci aspettano in qualsiasi libro Harmony hanno come motivazione i poteri sovrannaturali del lui di turno e ci evitano di farci sentire delle povere fallite se durante i veri rapporti con il nostro fidanzato (quando c’è) non sentiamo i cori angelici. Lo possiamo giustificare col fatto che “non è un vampiro nè un mannaro” e va bene così. Però tutta questa attenzione alle scene di letto, se non è presa con ironia come nei romanzi della Hamilton, stanca eccome (a dire il vero stancano un po’ anche nei libri della Hamilton). E poi i detrattori cominciano a parlare di sfoghi di ragazzine ormonose…
E ora parliamo del Fiiiquo, la Creatura della Notte, i Morto che non deve chiedere mai. Ciò che si tende a dimenticare, appunto, è che è morto. Defunto. Caput.
Le ultime mode ci hanno infarcito di vampiri vegetariani, che si trattengono in tutti i modi possibili, svaligiano gli ospedali (e l’AVIS ringrazia) e in questo modo dimostrano che possono tranquillamente integrarsi nella società ed essere dei buoni mariti. Di più: sono mariti Fiiiiiqui. Ma allora mi spiegate dov’è il senso? Dove trovate il pathos?
La figura del Vampiro, per quanto possa essere bello, affascinante e non del tutto cattivo, non può prescindere dall’essere all’esterno della società, per il semplice motivo che, gira che ti rigira, sempre morto resta. E’ per questo che la storia d’amore diventa di plastica: laddove i piccioncini sono diversi solo perchè lui fa una dieta un po’ particolare, devo ancora capire cosa ci sia di avvincente. Se penso a Spike di Joss Whedon, mi viene il rimpianto. Perchè lui era sì un belloccio che si innamorava della ragazza sbagliata e cercava di cambiare per lei, ma – appunto – cercava. Non ha mai tradito la propria natura, nemmeno quando ha riconquistato l’anima, nemmeno quando si è messo a saccheggiare l’AVIS per dimostrare a Buffy di non essere un mostro.
Ma mostro lo è rimasto e ,in ogni caso, a salvarlo aveva un quintale di humor che in questi romances è definitivamente sepolto.
Altra pecca: gli avvenimenti. Poichè tutto ruota in funzione della love story, il resto del plot è – per fare un complimento – di un piattume allucinante. Possibile che non ci siano libri sui vampiri in cui si fa anche altro oltre a lanciarsi occhiate languide, sfiorarsi il collo e domandarsi “mi ama? Ma quanto mia ama? E io lo amo? Ma quanto lo amo?”. Insomma, amore sì, ma non solo quello per favore.
Torniamo a Buffy: la vita sentimentale della protagonista era in primo piano, ma – hei – senza esagerare. Ecco dov’è il bello: nell’equilibrio. E questo può esserci anche in un romance. Insomma, guardiamo “Romeo e Giulietta”. Non si può dire che l’amore non sia in primo piano. Totale, a prima vista, imprescindibile. Ma ne succedono di tutti i colori, accidenti!

Per oggi mi fermo qui. Avrei ancora parecchio da dire, ma magari lo riserverò al prossimo articolo. Quanto al libro della Gaiottina ha dalla sua il fatto di essere scritto quanto meno in maniera decente, perciò può darsi che decida di andare avanti (magari da pagina 103 la storia decolla…uhm, ci credo poco ma chissà). E intanto continuo a riflettere e scribacchiare.

settembre 3, 2010

SUPERNATURAL is around you!

Filed under: Dico la mia — Ale @ 9:47 am
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Si dà il caso che da alcuni mesi io sia diventata una fan sfegatata di un telefilm americano intitolato SUPERNATURAL. C’è da dire che non sono nuova all’esperienza: alcune serie (come Buffy, L’Ammazzavampiri) sono diventate parte integrante del mio immaginario. Inoltre sono del parere che un buon telefilm costituisca una distrazione meno faticosa della lettura (dopo una giornata di lavoro, soprattutto) e spesso altrettanto appagante. Certo, il prodotto deve avere un suo perché, altrimenti meglio rispolverare la propria biblioteca.
Nel caso di SUPERNATURAL non mi sento affatto colpevole se, per guardare e riguardare gli episodi, accantono per un po’ la mia passione principale.
Il motivo è presto detto: anche qui abbiamo una narrazione. E, secondo me, è strepitosa.
Ci sono i due fratelli Winchester, in lotta contro le tenebre. La loro madre è stata uccisa da un demone con gli occhi gialli quando erano piccolissimi e il padre, sconvolto da questa tragedia, comincia a dare la Caccia al soprannaturale in qualunque sua forma. Inevitabilmente i figli restano coinvolti nel conflitto e crescono come guerrieri, abituati a fronteggiare spettri, vampiri e chi più ne ha più ne metta. Ma il più giovane dei due, Sam, non riesce ad accettare questa vita e prova a distaccarsi. Solo quando il maggiore, Dean, andrà a chiedergli aiuto per rintracciare il genitore misteriosamente scomparso, i ragazzi si riuniranno in un viaggio “on the road” su e giù per gli Stati Uniti alla ricerca di tracce che possano portarli al padre e alla verità.
Queste sono solo le premesse.
La storia si dipana per cinque serie (sei, contando quella in arrivo il 24 settembre), attraverso cui – oltre alle puntate a schema “Freak of the week” in cui i fratelli devono sconfiggere la creatura di turno – la trama si approfondisce sul tema demoniaco portando alla luce la verità sul mostro dagli occhi gialli, il quale non è che l’avanguardia di una catena di eventi molto più spaventosi.
A questo aggiungete un’atmosfera rock & roll (la colonna sonora è da urlo e comprende AC/DC, Kansas, Lynyrd Skynrd, Scorpions, RATT, Black Sabbath…tra gli altri), due GRAN BEI RAGAZZI come protagonisti (giù le mani da Dean Winchester, è mmmmmiooooooo!–> fine momento fan girl cretina ^_^ ), l’horror e lo humour che non mancano mai.
Non ci fermiamo qui: qualcuno di voi potrebbe avere l’impressione che si tratti della solita serie di plastica, tipo “Streghe”, per intenderci. Ebbene, no. Non proprio, almeno. La differenza sta nel modo di trattare le tematiche. Qui non bastano formulette in rima, per scacciare i demoni. Un esorcismo costa sempre caro. I vampiri ti ridono in faccia se provi a usare un paletto: o decapitazione o niente. Quando i ragazzi si feriscono ( e capita spesso), non sono guariti la puntata dopo.
Ci sono morti e risurrezioni, è vero, ma ci sono anche tanta solitudine e tanto dolore. C’è il tema della fede – o della sua mancanza. Ci sono i legami familiari, sempre complicati. C’è persino la riflessione sul ruolo di Dio, sulla sua effettiva esistenza. Ma tutto questo scorre sotto pelle, sotto lo strato di avventure “fantastiche” a cui i fratelli vanno incontro puntata dopo puntata.

Oggi mi andava di parlarvene per due motivi: il primo è QUESTO POST di Francesco Dimitri, che come ho già accennato, è tra i miei scrittori preferiti. Il secondo motivo è che Eric Kripke, il creatore della serie, molto verosimilmente adatterà per il piccolo schermo il capolavoro a fumetti di Neil Gaiman THE SANDMAN.
Non potrei esserne più felice. Nell’articolo che ho letto si fa anche menzione di come l’opera omnia di Gaiman abbia influenzato Kripke. E qui, per me, si chiude un cerchio. Il mio immaginario entra evidentemente in commistione con un flusso ben preciso, che apprezzo moltissimo.
Insomma, essere in compagnia di Kripke, Gaiman e Dimitri mi fa molto piacere e mi dà anche una piccola spinta per il motivo che ormai mi fa arrovellare da giorni: questi autori sono stati in grado di affrontare i miti e i cliché dando la loro interpretazione e tirando fuori storie magnifiche. Magnifiche.
Quindi il loro esempio mi suggerisce che non devo avere così tanta paura del già visto (parlo dei miei poveri, bistrattati vampiri) ma devo andare avanti con la MIA storia, cercando di offrire a chi mi leggerà qualcosa che – quanto meno – sia onesto. E tutto mio.
Supernatural insegna!

agosto 30, 2010

Miti da sfatare

Filed under: Dico la mia — Ale @ 7:33 pm
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Credit to "el grimlock" per questa immagine.E’ proprio vero che non bisogna mai abbassare la guardia, quando si cerca di fare un’informazione il più possibile corretta riguardo ad un business, perché coloro che hanno interesse nel portarlo avanti sono sovente disposti anche a vendere la nonna pur di far valere le proprie distorte ragioni.
E’ il caso di alcuni editori a pagamento e, mi avvedo, anche di alcuni dei loro autori, che pur di portare acqua al proprio mulino fanno arrampicate sugli specchi tali da far invidia al mago Copperfield.
Per una volta, non mi rivolgo all’editore a pagamento, ma al sedicente scrittore. Prendo spunto dalla rete. Potrei rispondere sui blog dei diretti interessati, ma temo che questa improvvisa crociata “a favore” degli EAP sia solo un modo per farsi pubblicità, perciò non mi va di andare ad infoltire il coro di disapprovazione. Tuttavia, per chi capita qui, vorrei provare a controbattere ad alcune delle boiate affermazioni che vanno per la maggiore tra coloro che non sono riusciti a trovare un editore degno di questo nome (quindi gratuito, deciso ad investire sul proprio autore anche a costo di qualche sacrificio, che curi il testo in ogni sua parte dall’editing alla distribuzione):

Pubblicare è un diritto di tutti. (Direttamente dalla pubblicità del Gruppo Albatros)
Ma anche no. Dove è scritto? Da che mondo è mondo un libro è un mezzo per diffondere quanto più possibile la cultura. E per cultura si intende che, almeno, le principali regole base della grammatica vadano rispettate. Purtroppo, invece, per quanto riguarda gli EAP la discriminante non è la capacità, ma il denaro. Se io pagassi, potrei pubblicare persino un testo con parole a caso. Il che è una presa in giro nei confronti del lettore, m anche del sedicente autore.

C’è selezione eccome!
Questa è una bugia bella e buona. Gli EAP non fanno alcuna selezione, perché il loro interesse è pubblicare il più possibile. Non importa cosa. A loro non importa di vendere un buon prodotto, perché tanto hanno già ottenuto il proprio ricavo da te che hai pubblicato con loro. (Applausi)

Ci fanno un sacco di pubblicità.
Non crederai mica, caro AAP, che la pubblicità che i tuoi editori si fanno (o tentano di farsi) sia per te! No, pasticcino, neanche se riescono ad approdare in televisione o su giornali di tiratura nazionale. Quegli spot sono esclusivamente volti a far conoscere la casa editrice nella speranza di coinvolgere altri pasticcini come te. Il tuo capolavoro è già nel dimenticatoio dal secondo successivo alla stampa. Tranne naturalmente per le copie che ti sei dovuto sobbarcare.

A me “mi” hanno fatto anche la ristampa aggratisse. Perché io valgo.
Questo, pulcinotto caro, potresti dirlo con orgoglio se la tiratura fosse di qualche migliaio di copie. No, una ristampa da dieci copie non conta. E comunque, dato il prezzo iniziale stai certo che ti sei pagato ogni singola pagina. (Ancora applausi)

Io l’ho fatto per scelta.
Ecco, io questo non lo direi in giro. Tantomeno magnificherei la mia scelta su blog, social networks e quant’altro. Hai fatto un errore madornale e, va bene che siamo nella patria del trash, sarebbe bene che almeno imparassi da questa esperienza. Sei stato gabbato. Possibile che oltre a non accorgertene tu ne vada pure fiero? Poi non vuoi che diciamo che sei scemo. (Non l’abbiamo mica mai detto!!!)

Coi miei soldi faccio quello che voglio.
Sacrosanto. Ma essere scrittori è un’altra cosa. Perciò, quando te ne vanti pensaci due, tre volte…e alla fine taci, che fai una miglior figura. Senza contare che, in secondo momento, per riprenderli quei soldi hai dovuto PIAZZARE alla gente un prodotto non finito, che non è mai stato selezionato, corretto, curato…un bello schifo, insomma.

Ma tu non puoi giudicare il mio libro, se non l’hai mai letto!
Vero anche questo, ma ci sono due possibilità: a) scrivi benissimo e allora hai letteralmente sprecato il tuo talento. Se questa prima ipotesi fosse vera avresti ottenuto proposte anche da editori non a pagamento, il fatto che tu abbia scelto un EAP mi fa pensare soltanto che nessun altro ha ritenuto il tuo testo degno di un investimento; b) scrivi da cani = converrebbe studiare ancora un po’ e provare a migliorarsi invece di farsi subito una brutta nomea, non ti sembra? Se poi sei uno di quelli che non hanno niente da imparare…beato te. Ma io una ripassatina alla grammatica la darei perché si leggono certi post con errori che fanno rabbrividire e non sempre sono sviste di distrazione.

Io ho venduto ben 500 copie tutto da solo.
Mitico! Però vuol dire una sola cosa: hai sbagliato mestiere. La “Folletto” cerca sempre, io ci farei un pensierino.

agosto 25, 2010

Il ritorno dei Vampiri.

Filed under: Dico la mia — Ale @ 9:51 pm
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Per celebrare degnamente il mio ritorno al blog (dopo un’estate che definire funesta è un eufemismo) ho deciso di parlarvi di due tipi diversi di vampiri. Ebbene sì, so che avete le palle piene degli sbaluccicanti zannuti, ma fidatevi: “Twilight” c’entra solo marginalmente.
Mi è capitato tempo fa di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore vero, il quale mi ha detto che ci sono storie che non smettono di tormentarlo finchè non le ha condivise con il pubblico.
Ecco, in tempi non sospetti, quando cioè questa ondata di glitter e vegetarianesimo vampiresco era ancora nei sogni reconditi della Meyer, anche io avevo iniziato un racconto sui vampiri.
Mi sembrava così originale! Erano lontani i fasti di Anne Rice e, sì, lo ammetto, il mio protagonista era proprio un figonzo.
Il successo di quella boiata che io ritengo essere la saga di “Twilight” mi ha congelata a tal punto che avevo finito per abbandonare, soprattutto perché in seguito ad esso è stato tutto un fiorire di romanzi più o meno brutti su queste tenebrose creature.
C’è gente che stimo che alla sola parola “vampiro” mi sputa. Ci sarà un perchè.
Orbene, lo confesso: la storia che avevo in mente mi tormenta. Non riesco a pensare di scrivere altro. In poche parole…voglio terminarla.
Non importa se sarà l’ennesima boiata. Quest’estate non ho potuto fare a meno di riprenderla in mano e, dopo un’accurata revisione, sono alla seconda stesura del testo. Ho tagliato parecchio rispetto all’originale, ma sono davvero soddisfatta di quello che sta uscendo.
Sia chiaro: il mio vampiro protagonista è rimasto figo. Però non brilla.
Vale? ^_^

Il secondo tipo di vampiri è tornato oggi a rompere le scatole dopo una stagione in cui sembrava che la disinformazione si fosse un pochino sopita. Faccio rimbalzare qui questo post del Writer’s Dream anche perché la signorina coinvolta sì è premurata di venire a insultarmi qualche post fa per aver condannato il “coso” della sua amica (che di libro ha solo la forma). Ora capisco a che livello siamo. Ma, soprattutto, mi devo convincere sempre più che sì, c’è gente che si bulla e si esalta per aver pubblicato a pagamento.
Non riuscirò mai a capire persone del genere. Come è possibile autoincensarsi per aver speso almeno uno stipendio mensile medio di un impiegato per STAMPARE un testo che – cugini a parte – nessuno si filerà mai? Come è possibile considerarsi veramente scrittori quando NESSUNO ha mai selezionato un tuo testo investendo su di esso il proprio denaro, nella convinzione che il tuo lavoro possa far rientrare in cassa quanto speso?
Come si fa a credere genuinamente che un editore a pagamento sia tale “perché rischia la bancarotta” e nello stesso tempo si faccia pubblicità più volte al giorno su Canale 5 (brrrr!)? Raccontarsi la favola che il suddetto editore (stampatore) pubblicizzi i suoi autori è un’ulteriore stupidaggine. Quelle costosissime pubblicità, pagate coi soldi dei gonzi, servono solo a far conoscere la casa editrice ed attirare altri gonzi in un circolo vizioso abominevole.

Amici, romani, concittadini…ehm, no, volevo dire… amici, aspiranti scribacchini o geni della lampada fatevi furbi: NON CI CASCATE. La strada per la pubblicazione è lunga, difficile, frustrante e piena di ostacoli. Detto questo se ci sono passione, talento ed un pizzico di fortuna gli ostacoli si abbattono. Se manca uno dei tre non c’è niente da fare: bisogna cambiare mestiere.
E nessuno vieta di pubblicare le proprie storie “aggratissse” in rete! 😉

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