An elven tale

marzo 18, 2011

Autori per il Giappone

Filed under: Segnalazioni — Ale @ 9:07 pm
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Ancora una breve segnalazione.

In seguito alla tragedia che si sta consumando in questi giorni nella terra del Sol Levante, anche il mondo della letteratura si muove. Prendendo spunto da altre campagne europee, Lara Manni (autrice di Esbat e Sopdet) ha lanciato la proposta di creare un sito chiamato AUTORI PER IL GIAPPONE: gli scrittori sono chiamati ad inviare un racconto (possibilmente non più di due cartelle) o una poesia che faccia riferimento al Giappone. I testi verranno raccolti su un blog e si richiederà ai lettori di devolvere un euro. La somma verrà devoluta per un aiuto concreto alla popolazione.

Per ulteriori informazioni, vi rimando direttamente al blog di Lara.

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maggio 4, 2010

LIBRI AERODINAMICI N.2: “IL CORAGGIO VICHINGO” DI LUCIA SCARPA

Filed under: Dico la mia — Ale @ 9:45 pm
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Chi mi conosce un poco lo sa: non sono una persona che vuole criticare per forza. Non mi chiamo Gamberetta, non ho una cultura così elevata da potermi mettere in cattedra. Però ci sono testi che mi arrivano per le mani (nei modi più avventurosi) e su alcuni di essi non posso tacere perché sono belli (quelli li trovate su Liblog). Su altri non posso tacere perché sono allucinanti. E “Il coraggio vichingo”, purtroppo, è uno di questi.
Il coraggio serve per finirlo.
Vi dirò, ho pensato a lungo se scrivere o meno un articolo volto a stroncare. Non ha molto senso e non è mia intenzione prendere in giro l’autrice. Non è con Lucia Scarpa che ce l’ho. Lei ha scritto la sua storia ed ha fatto bene a proporla (tra l’altro questo non è il suo esordio:ha trovato accoglienza anche presso la 0111 Edizioni). In questo caso me la prendo con la Sogno Edizioni. Anche lì, non vorrei avere la mano pesante: Sogno Edizioni è una casa editrice che pubblica senza contributi, almeno così dicono sul sito. Quindi tanto di cappello. Ma porco mondo, probabilmente hanno risparmiato un po’ troppo sull’editing. Oppure il “gruppo di lettura” pubblicizzato sul sito in quel momento era distratto.
Partiamo da questo assunto: “Il coraggio vichingo” non doveva essere pubblicato. Non così, almeno.
La trama è quella di un qualsiasi libro Harmony : principessa di un villaggio vichingo, indomita, ribelle e bellissima deve sposarsi perché il padre a quarantatre anni ne dimostra novantacinque ed è tutto un colpo di tosse, ergo non può più proteggerla. Decine di pretendenti arrivano al villaggio, tra cui l’odioso Edgar. Invece si trova a passare di lì per tutt’altro motivo il guerriero Alrik, figlio di Edgar (ma non Edgar l’antipatico. Un altro. Evviva la fantasia per i nomi), bellissimo, valoroso e un po’ arrogante. La versione nordica dell’Uomo Harmony, appunto. E indovinate un po’ di chi si innamorerà la nostra eroina Kadlin?
Va bene, va bene, la trama è di un’ovvietà sconcertante, ma si tratta di un romance. Si poteva leggere comunque senza andare troppo per il sottile e avrebbe potuto essere un modo come un altro di passare un paio d’ore. E invece no.
Pur partendo dal fatto che Lucia mi sta simpatica (il suo “Gocce di Curiosità” all’inizio è un modo dolcissimo di accattivarsi il lettore: qui l’autrice ci dà qualche ragguaglio sulla civiltà vichinga su cui di sicuro ha fatto qualche ricerca su wikipedia) devo ammettere con amarezza che tanti errori tutti insieme in un libro pubblicato non li avevo mai visti.
Qualche esempio?
Prologo – Pagina 11: il re Amundi Ingridson viene descritto piegato sul suo scranno. Indossa un TENUE MANTELLO. E che è un tenue mantello? Nel senso di leggero?
Due righe dopo si descrive la protagonista Kadlin e si ripete almeno quattro volte che è ribelle e coraggiosa. Sì, ma quattro volte in quattro righe.
E vabbè – dico io – andiamo avanti.
Assistiamo al dialogo in cui il padre annuncia alla figlia che sta per combinarle il matrimonio, dato che non si sente più in grado di proteggerla. Il succo del dialogo è: “Non voglio sposarmi, padre” “Invece ti sposerai” “No” “Sì” “E va bene.” Il tutto si prolunga per due pagine intere in cui, ad ogni battuta, la nostra autrice accoppia un sinonimo di “dire” con gerundio annesso. Informazioni inutili come se piovesse. Alcune fan fictions (non esageratamente ben scritte) avevano difetti minori.
Ma andiamo avanti, se no sembra che io sia la solita rompiballe acida. Andiamo al terzo capitolo. Pagina 26. Qui ho sentito il bisogno di prendere la matita e imbrattare il libro, cosa mai fatta in vita mia.
Tuttavia perle quali:
L’anziano tossì piegandosi quasi su se stesso (NB: il re non fa praticamente altro) e il giovane gli corse in aiuto.
“Torna a sederti.” Lo invitò volendolo aiutare
.
ma anche:
“Ti ringrazio Amundi” disse il giovane grato.
meritavano una sottolineatura.
Rabbrividiamo. Ah forse poi avrete notato l’utilizzo del termine “giovane” per descrivere Alrik. Ebbene in questo romanzo i “giovani” ci perseguitano. L’overdose di informazioni e descrizioni non necessarie rende indispensabili dei sinonimi di “Lui, lei” etc. Ecco, “giovane” qui vince la palma d’oro. Se poi pensiamo che un “anziano” ha quarant’anni ci figuriamo Alrik e Kadlin come due bambinetti, ma questo forse è un puntiglio solo mio, giacché almeno una decina di volte viene spiegato che è il clima del Nord che fa invecchiare anzitempo. Poverini.
Sempre nella stessa pagina (26) c’è il picco comico (involontario?) con il figaccione Alrik che arpiona una serva per chiedere dov’è Kadlin e questa BRANDENDO DUE SALMONI (aaah aaah aaah!) gli risponde che la principessa è “nell’allenamento delle spade”. Signore Onnipotente. Da quando in qua “l’allenamento delle spade” è un posto? Magari c’era un recinto, una sala, una foglia di insalata su cui allenarsi. Non ho parole. Anzi si ce le ho: aaah aaaah aaah, Lucia cosa cavolo hai scritto?

Non è mica finita. Purtroppo no: ci troviamo di fronte a duecentoquarantaquattro pagine pregne di queste finezze. Alrik che “si dirige in quella direzione”, la serva che mostra un luogo “indicandoglielo con tutto il braccio” (qui scappa la battuta volgare, ma non la scrivo), sempre Alrik che fa “scorrere la mano ad indicare” un vestito…ce n’è a bizzeffe.
Ad un certo punto ho pensato che mi stessero prendendo in giro. Soprattutto perché, oltre agli errori così macroscopici, per tutto il testo ci troviamo di fronte ad una punteggiatura quasi completamente sbagliata:

ES:
“Non riusciva proprio a capire cosa ci facesse in quel luogo, poi, man mano che avanzava gli venne l’idea che forse, (VIRGOLAAA?) stesse guardando qualche guerriero, (VIRGOLAAA?)a lei gradito, (VIRGOLAAA?) fare allenamento.”
E se fosse tutto qua, ah, se fosse tutto qua! Vogliamo parlare delle incongruenze? Ve ne dico solo una, ché non voglio scrivere una Bibbia: a pagina 33 il nostro re tossicchiante Amundi prega Kadlin di mostrare ai pretendenti di essere anche in grado di prendersi cura della casa. La nostra eroina va a lavarsi (tra le cose che si lava ci sono i “piedi colmi di terra”…no comment), a pettinarsi e ad agghindarsi. Successivamente il narratore ci informa che la GIOVANE aveva dato precedentemente ordine alle serve di preparare la cena. Grazie infinite. Anch’io sono capace di fare la perfetta casalinga così!
Insomma: non sono andata oltre pagina 43. Questo libro è micidiale. Anzi, diciamo la verità: sono andata oltre, cioè verso la fine, a sbirciare la Torrida Scena di Sesso (sapevo che c’era: è un Harmony travestito!). Non la commento, ho troppo rispetto di voi. Ed ho rispetto anche dell’autrice, anche se non sembra.
Alla Sogno Edizioni, invece, devo tirare un po’ le orecchie: con testi del genere non vi fate una bella pubblicità. Per carità, magari questo è un passo falso e sia nel vostro listino che tra le opere di Lucia c’è di meglio. Che dire? Ve lo auguro con tutto il cuore.

Quello che mi preme sottolineare è che leggendo questo libro ho avuto il brillante pensiero: “Minchia, se ha pubblicato questa ragazza ce la posso fare anche io.”  No, non è così. I passi falsi delle case editrici non devono indurre noi aspiranti a credere che sia così facile.  Pubblicare è una cosa, essere scrittori apprezzabili – evidentemente – un’altra.

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