An elven tale

febbraio 17, 2011

La mia voce

Una sola breve riflessione, per mettervi a parte di quello a cui sono arrivata negli ultimi giorni. Stavo facendo vari tentativi di scrittura: racconti, post per il blog, post per lo Starbooks…tutte pagine non terminate. Soddisfazione zero.  Continuavo a chiedermi perché, poi, all’improvviso, l’illuminazione. Qualcosa mancava, in effetti, ed era la mia voce. Il desiderio di scrivere qualcosa di corretto, qualcosa di “scorrevole”, che va sottoposto a giudizio e perciò deve essere impeccabile rischiava di soffocare quella parte che rende unico ogni scritto e cioè la scintilla attraverso cui un autore si riconosce e che può essere un tono particolare, l’uso di determinate strutture nella frase. Insomma, una personalizzazione.

Ho poi iniziato, così, per prova, una storia che avevo in mente già da un po’, cercando il più possibile di renderla una mia narrazione. Ho scritto solo una pagina e mezzo, perché era tardi, ma la sapete una cosa? Mi sembra che funzioni.

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giugno 2, 2010

Caro EAP

Filed under: On writing — Ale @ 10:45 am
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Anche se la giornata per l’informazione sull’Editoria a Pagamento è passata, trovo che non se ne parli mai abbastanza, perciò pubblico anche qui il mini-articolo che ho scritto per Liblog:

Caro Editore a Pagamento,

chi ti scrive è una ragazza che, come la maggioranza degli italiani, ha un manoscritto nel cassetto ed il sogno di vederlo un giorno pubblicato. Dopo questa mia affermazione, ti immagino nell’atto di sfregarti le mani, ma ti invito a non farlo: mi sono informata su di te.

Per esempio so che, se ti inviassi il frutto delle mie fatiche, tu non ti prenderesti la briga di leggere nemmeno l’inizio. Non lo valuteresti affatto. Riceverei però una mail dai toni entusiastici in cui il mio testo verrebbe lodato ai quattro venti come opera di sicuro interesse per i posteri. E non importerebbe se si trattasse di una storia senza capo né coda, zeppa di errori sia di lessico che di grammatica. Per te rappresenterebbe solo un modo per attirarmi, tanto è vero che nella lettera non faresti alcun cenno specifico a quanto ho scritto.

Già questo, per me, rappresenterebbe un valido argomento per non fidarmi di te.

Ma c’è dell’altro: se accettassi di incontrarti, o di telefonarti, cercheresti di riempirmi la testa con motivazioni del tipo: “in Italia si legge poco, non si vende, anche i grandi hanno iniziato così, credimi che tu contribuisca alle spese è l’unico modo per iniziare”. Se posso accettare per vere le prime due affermazioni, le ultime due non mi vanno proprio giù. Basta con questi nomi illustri utilizzati come specchietti per le allodole: erano altri tempi. Ed inoltre so per certo che quella di autofinanziarsi la pubblicazione NON E’ L’UNICA VIA. Ci sono centinaia di piccole case editrici in Italia che, pur non navigando nell’oro, tentano di investire negli autori che pubblicano. Certo, questo implica una rigida selezione.

Adesso mi dirai che pubblicare è un mio diritto. Falso. Scrivere, è un mio diritto. Stampare, se voglio, è un mio diritto. Ed è questo quello che tu fai: stampi. Perciò non infrangi la legge, sei solo MOLTO PIU’ COSTOSO di qualsiasi stamperia. Ma per favore, non prendermi in giro promettendomi mari e monti, quando entrambi sappiamo che il mio testo da te stampato non arriverà mai in libreria. E, soprattutto, non venire a dirmi che il tuo è un metodo democratico. Laddove un editore “regolare” premia la meritocrazia, tu premi il denaro. Sei proprio lo specchio dell’Italia di oggi, un Italia che in gran parte delle occasioni non mi piace.

So che contavi sulla mia vanità, so che a volte il desiderio di vedere il proprio nome su un libro stampato annebbia la mia capacità di giudizio, perché è ovvio che io tengo molto a ciò che ho scritto, dopo tutto il tempo e la fatica spesi! Mi spiace di deluderti, ma io continuerò ad aspettare e ignorerò qualsiasi richiesta di pagamento tu possa farmi. Se nessuno pensa che io sia abbastanza brava da investire su ciò che scrivo, forse faccio bene a tenermi il mio lavoretto d’ufficio. Chissà, prima o poi anch’io avrò la mia occasione, perché credo in me stessa e penso di poter raccontare storie senza dover pagare te. In alternativa resta sempre internet e il mio piccolo blog: qui le mie parole possono avere eco senza le tue bugie.

In poche parole, caro editore a pagamento, comincerei a pensare di modificare il tuo comportamento. Perché? Perché non siamo tutti uguali, noi aspiranti, e perché bene o male l’affermazione secondo cui tu sei l’unica via per arrivare alla pubblicazione verrà sbugiardata. Come? Grazie alla libera informazione che spero proprio si diffonda sempre più, grazie anche ad una semplice lettera come la mia.

Distinti saluti, a (NON) risentirci.

Alessandra

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