An elven tale

luglio 14, 2011

QUALCHE PETTEGOLEZZO E…LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO 1 (DARK LOVER)

Salve a tutti! E’ tanto che non ci si legge, lo so. Potete tacciarmi di essere una parolaia (vedi la sfilza di buoni propositi ad inizio anno) ed in parte avreste ragione, ma il fatto è che sono stata impegnata ANCHE a scrivere al di fuori della rete. E’ un piccolo progetto di cui vi parlerò se andrà in porto e per il quale devo ringraziare il mio amico MarVer.

Detto questo, partiamo con la brutta notizia: Liblog ha chiuso i battenti. Il mio ovvio dispiacere (non abbiamo chiuso per mancanza di idee o lettori, ma per problemi personali della nostra “capA” – ciao Livia!!!- ) si è tramutato nel desiderio di voler continuare a “consigliarvi” qualche lettura. Uso volutamente il termine “consigliare”, perché ultimamente ho avuto un po’ da pensare su molte delle recensioni che girano in rete. Ne parlerò più diffusamente un’altra volta, però, perché oggi voglio ricominciare coi consigli e vi parlerò di un libro che mi ha fatta scompisciare dal ridere e che per questo merita una lettura (specie se riuscite a procurarvelo aggratisse).

IL RISVEGLIO aka  DARK LOVER aka LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO 1 di J.R.Ward.

 Lo dico subito: questo romanzo tratta di vampiri. Astenersi dunque tutti coloro che non ne possono più di Fiiiiiiqui coi denti a sciabola.

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Puntualizzato questo partiamo dal titolo: IL RISVEGLIO. Che ventata di freschezza: se non ricordo male anche il primo tomo di “Il Diario del Vampiro” era intitolato così. Un plauso alla grande fantasia dei traduttori italiani, soprattutto perché in questa storia nessuno dormiva, a parte il Gigantesco Ormone dell’autrice che si rispecchia di sicuro in quello della protagonista femminile. Quisquilie.

 

TRAMA: la storia si svolge nella nostra epoca, a Caldwell, una cittadina abbastanza grande e abbastanza vicina a New York per conoscere gli orrori del crimine violento, le retate per droga e la prostituzione. Qui i vampiri vivono in incognito mescolati agli umani di cui NON si nutrono. Essi sono semplicemente una nuova razza di bonazz… di persone dall’aspetto attraente, si fanno gli affari loro e si ciucciano il sangue tra marito e moglie, perché la cosa riveste anche connotazioni moooolto sensuali. Inoltre il sangue vampiresco è l’unico che li fa restare abbastanza forti da conservare l’immortalità. Così, per lo meno, ha deciso la Vergine Scriba, una sorta di divinità positiva a cui tutti i succhiasangue devono obbedienza. A questo punto voi direte: “E che ce frega a noi, allora?”

 Non siate impazienti, la complessità dell’intreccio richiede calma e dignità. Si dà il caso che la trama si snodi su due binari paralleli:

a)      la lotta tra i vampiri e i Lesser, ovvero esseri umani privati dell’anima che servono la Divinità Malvagia che si oppone alla Vergine Scriba e che si fa chiamare Omega (la Fine…brrr, un tocco da Maestra!). I Lesser sono albini, impotenti e puzzano di borotalco. I vampiri invece sono dei figoni da paura, la loro attività n.1 non è certo combattere e si svolge in posizione orizzontale (per lo più) e profumano di bbbbeeeesssscccctio (il che potrebbe apparire una contraddizione in termini giacché le bestie non profumano e il borotalco non puzza, ma tant’è).

b)      La vicenda personale di UN vampiro della arcifamosa (???) Confraternita del Pugnale Nero, ovvero un gruppo di guerrieri più fighi dei vampiri comuni che si sono alleati per sconfiggere i Lesser. Ogni volume segue la vicenda di un confratello bonazzo e in questo particolare ci viene narrata la storia di Wrath, il Re dei Vampiri (oooooooh!)

PICCHOLO INTHERMEZZOH –LA ACCA

Uno dei particolari che mi ha fatta morire dal ridere durante la lettura è stata la presenza della H nel cosiddetto Idioma Vampirico. Tutti i nomi dei bonazzi contengono una ACCA: abbiamo quindi Tohrment, Wrath, Rhage, Rehvenge, Dehstroyer…poi appare uno sfigato Zsadist, che non ha la acca e sta sulle balle a tutti, io so il perché dato che ho letto anche i seguiti, ma non ve lo spoilero. La acca, dicevo, si insinua anche nelle parole di uso comune. Pensate un po’: il termine per indicare un rituale per fare ammenda è Rhyto. Non ci saremmo mai arrivati, ma per fortuna la graziosa Ward ha messo a disposizione di tutti i lettori un breve vocabolario per potersi orientare meglio. In phoche pahrole, seh schrivo cohsì stho utilizzando l’Idhioma Vampiricoh. Fiiiiquo eh?

Ma torniamo a bomba.

Mentre gli agguati dei Lesser si fanno sempre più insidiosi, il saggio vampiro Darius supplica il suo re Wrath per un favore importante: Darius ha infatti una figlia, Beth, nata da una sua relazione con un’umana. Beth sta per compiere venticinque anni e non ha mai conosciuto i suoi genitori, perciò non sa che ben presto si trasformerà in una creatura dotata di canini molto affilati né che avrà bisogno di sangue per vivere. Se subito dopo la transizione non berrà il sangue di un vampiro rischia seriamente di morire e il sangue di Wrath è il più puro di tutti, perché è l’ultimo esemplare di Vampiro-iro –iro, cioè non ha un briciolo di contaminazione nemmeno dietro le orecchie. Wrath all’inizio gli risponde «PRRRRRRRRRRR!!!» ma si dà il caso che Darius venga coinvolto due secondi dopo in un attentato e ci lasci i canini. Quindi il Re, più per dovere che per piacere, va a dare un’occhiata alla ragazza che dovrebbe prendere con sé.

Tààà-dàààààànnnnnn! Colpo di scena: Beth è una topa da mal di testa, persino per uno dai gusti difficili come Wrath, che improvvisamente decide di acconsentire ad assisterla nella transizione e di darle il suo sangue (MA VAh!!!)

Lui racconta a tutti che lo fa per Darius, perché Darius è stato davvero un amico, perché tutt’ad un tratto vivere in casa di Darius (sì, avete capito bene, Wrath si impadronisce anche della Villa del compagno defunto, chiamalo scemo!) gli torna comodo e bla bla bla. Ovviamente non ci crede nessuno, lettori in primis, anche perché la seconda volta che si vedono Wrath e Beth si zompano addosso e tanti saluti al resto della trama.

Sì, nel senso che la Ward poi ci prova ad inserire particolari accattivanti e d’azione (tipo il reclutamento di nuovi Lesser da parte del malvagio Mr X – no, non è quello dell’Uomo Tigre ), ma tutto quello di cui ci fregherà d’ora in poi è contare gli zompamenti e vedere morbosamente quaaaaanto sono figonzi i Confratelli.

Ora tu, lettore pieno di dignità e classe, probabilmente starai storcendo il naso ed io passerò ai tuoi occhi come una deficiente, ma a me poco importa: vi sto consigliando questo libro perché è di-ver-ten-te e perché non si può leggere sempre e solo Goethe.

Cosa ci ho trovato di così divertente? Vado a spiegarvelo:

 I PERSONAGGI.

1)      Protagonista assoluto di questo primo volume  è WRATH (che in inglese significa IRA). La nostra amica Ward ce lo descrive così:

“…[Wrath] era un metro e novantotto di puro terrore vestito di pelle. I lunghi capelli lisci e neri gli ricadevano sulle spalle dall’attaccatura a V sulla fronte; un paio di occhiali avvolgenti nascondevano gli occhi che nessuno aveva mai visto; le spalle erano larghe il doppio di quelle della maggior parte dei vampiri maschi. Con il suo viso aristocratico e feroce insieme incarnava alla perfezione il re che era per diritto di nascita e il soldato che era diventato obbedendo al proprio destino.

In poche parole Wrath è un incrocio tra Peter Steele dei Type 0 Negative, Ray Charles e un armadio a tre ante. L’unica sfiga che ha è che è cieco, ma tanto i vampirozzi hanno sempre una risorsa in più e quindi gli altri suoi sensi bastano e avanzano. Il fatto che sia diversamente vedente è solo un pretesto, secondo me, per non fargli togliere gli occhiali da sole nemmeno di notte, cosa che faceva immensamente più “Vampiro Che Non Deve Chiedere Mai” agli occhi della Ward. Comunque, se la vista fa cilecca, il tatto funziona benissimo, specie quando si tratta di palpare Beth. Ovunque.

 All’inizio del libro il carattere di Wrath è quanto meno ombroso, tende al vaffanculo perenne, nonostante tutti ne esaltino le qualità (e ti credo: è comunque il Re!), appena vede Beth, però, all’improvviso diventa socialone, fa il simpatico, quello a cui affidarsi…salvo poi ricordarsi che deve fare il macho. Abbiamo quindi una gamma di atteggiamenti che, se non fosse un bonazzo di due metri coi canini affilati, si attirerebbero un sacco di risate in faccia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 E COSI’ ABBIAMO FATTO WRATH.

 

1)      Beth è la tizia che miracoleggia Wrath, ovvero da Oscuro Signore lo fa diventare il Fratello Infoiato di Rocco Siffredi. “E come farà mai?” vi chiederete voi. Semplicemente apparendo. Beth è una giornalista, ma la sua qualità principale è di essere – pensatempo’ – esteticamente moooooolto attraente. Infatti sia in redazione che alla stazione di polizia sono tutti un po’ innamorati di lei. Ma lei non si fila nessuno, perché…perché boh, non lo sa neppure lei. L’unica cosa che sa è che quando vede il metro e novantotto di terrore in Conbipel non capisce più una mazza e il suo unico pensiero è quello di trastullarsi con lui il più a lungo e il più spesso possibile. E se vi state domandano se per caso non vi stia descrivendo un pornazzo la risposta è “no, ma quasi”.

 Tra i personaggi secondari compaiono:

2)      Gli altri Confratelli Elucidati del Pugnale D’Ebano, ovvero:

a)       Tohrment = figo, ma fedele alla moglie, quindi un po’ troppo affidabile per i nostri gusti di pulzelle ormonose.

b)      Rhage, detto Hollywood perché è il più bono di tutti a detta dei fratelli stessi (e qui non andiamo oltre ad interrogarci sull’eterosessualità dei personaggi). E infatti è dipendente dal sesso e la sua redenzione avverrà solo nel secondo libro che FOOOORSE mi andrà di recensire.

c)      Vishous = un nome, un perché. In realtà il libro dedicato a costui devo ancora leggerlo, ma già si intuisce che anche questo tutto tutto normale non è.

d)      Zsadist= lo sfigato a cui vi accennavo prima: prima di tutto non ha la acca e poi da ragazzino è stato rapito e violentato per cento anni, salvo poi essere liberato e aggirarsi incarognito con l’Universo. NB: nonostante sia ricoperto di cicatrici è come gli altri un figo non da poco.

e)      Phury =  fratello gemello dello sfigato. Si sente così in colpa per la sorte toccata a Zsadist che si è dato all’ascetismo, nonostante l’evidente bonazzità. 

3)      Butch è un poliziotto che all’inizio fa la corte a Beth. E’ alcolizzato, ma invece di essere un panzone con l’alito pesante è – indovinate un po’? – un figo da paura!!! Comunque, Butch ha una cotta per Beth e quasi si fa uccidere da Wrath, che è un tipino leggermente geloso (tipo che Othello gli lucida gli stivaloni gothic, non so se mi spiego). In quell’occasione però dimostra un coraggio da guerriero e suscita le simpatie dei Confratelli (specialmente di Vishous. Ancora nessunissimo commento, però secondo me Vishous è gayo. Era ora che ci fosse un figonzo gayo in mezzo a tutto questo testosterone, perché cominciavamo ad annoiarci. O forse Vishous è tutt’eddue, cioè non sdegna nessuno. Vampiro generoso!)

4)      Marissa è la shellan di Wrath, ovvero sua moglie. I due sono stati uniti per via della nobiltà di lignaggio, e lei ha provato in tutti i modi ad essere per lui una vera compagna. Peccato che lui l’abbia sempre snobbata. Per carità, le vuole bene eh…solo che non la degna della minima attenzione, le dà quel tanto di sangue abbastanza per non farla morire, la lascia vergine, la rende lo zimbello di tutto il Mondo Vampirico …figuriamoci se le avesse voluto male, poveraccia. Marissa, comunque, è una melensa della peggior maniera, perciò non è che il lettore stia troppo in pena per lei. Tanto più che appena Butch la vedrà partirà subito per la tangente e se son rose fioriranno (no, niente spoiler!).

5)      I Lesser. Li metto tutti assieme tanto sono strasicura che dei lesser non frega niente a nessuno: sono nemici feroci, brutti e pure impotenti. Le loro vicende sono del tutto trascurabili, in quanto si limitano a tramare nell’ombra e spandere puzzo di borotalco. I Lesser (letteralmente vuol dire minorati?) vengono pescati a caso tra gli esseri umani più stronzi e privati dell’anima dall’Omega. Cosa ci guadagnino ad essere Lesser è ancora tutto da vedere, ma costoro sono così idioti che si arruolano spontaneamente. In poche parole sono dei disadattati sociali che fanno implicita pubblicità alla Neutro Roberts. Come cattivi, secondo me, si poteva trovare di meglio ma credo che la Ward volesse creare delle controparti subdole e infelici per far risaltare ancora di più la prorompente bonazzità dei vampiri. In questo caso ci è riuscita. I Lesser non hanno neanche un nome, ma si chiamano tra loro con le lettere dell’alfabeto. Mister X, Mister O, Mister D…no, Mister D non vende merendine, se qualcuno se lo fosse chiesto.

INCIPIT

 Non so voi ma quando vado in libreria e devo decidere se comprare un libro una delle prime cose che faccio è dare un’occhiata a come inizia per farmi un’idea. Ecco l’Incipit di Dark Lover. Tra parentesi i miei pensieri immediati.

 

“Darius osservò l’interno del locale, abbracciando con lo sguardo il brulicare di corpi seminudi sulla pista da ballo. Screamer’s era affollato, quella sera, strapieno di donne vestite di pelle e di uomini che avevano tutta l’aria di essere criminali incalliti. (Chiaramente, se ti vesti di pelle sei una mignotta o una criminale)
Darius e il suo compagno si inserivano a meraviglia in quell’ambiente.
Salvo che loro erano veramente due assassini. (ma perché? I vampiri non si nutrono di umani. Assassini sta cippa)
«Allora sei proprio deciso a farlo?» chiese Tohrment.
Darius lo guardò. Gli occhi del vampiro seduto di fronte a lui al basso tavolino del club incrociarono i suoi. «Sì.» (Solo a me sembra un giro di parole un po’ lungo per dire che si scambiarono uno sguardo?)
Stringendo il suo bicchiere di scotch, Tohrment sorrise cupo, mettendo in mostra solo l’estremità dei lunghi canini. «Tu sei matto da legare, D.»
«Dovresti saperlo.»
Tohrment inclinò il bicchiere con deferenza (WTF???). «Non credi di esagerare? Vuoi prendere una ragazza innocente, che non ha la minima idea di quello che l’aspetta, e mettere la sua transizione nelle mani di uno come Wrath. È pazzesco.»
«Wrath non è cattivo, malgrado quello che può sembrare» ribatte Darius finendo la sua birra. «E poi cerca di mostrare un po’ di rispetto.»
«Io lo rispetto un casino, ma è comunque una pessima idea.»
«Ho bisogno di lui.»
«Ne sei proprio sicuro?» (E già ci sembra che Wrath non sia proprio un figuro del tutto rispettabile)
Una donna con stivaloni all’altezza della coscia, minigonna vertiginosa e bustier fatto di catene passò davanti al loro tavolo pavoneggiandosi. Gli occhi le brillavano sotto un chilo di mascara e, da come sculettava, sembrava che avesse le anche snodate.
Darius la lasciò andare senza degnarla di uno sguardo. Quella sera il sesso non era tra i suoi pensieri. (Poiché per troppe righe non era stato fatto alcun riferimento sessuale la Ward ha pensato bene di inserire questa INUTILE FIGURA)
«Lei è mia figlia, Tohr.» (meno male, tornano a bomba)
«Ma è una mezzosangue, D, e lo sai cosa ne pensa lui degli umani» obiettò Tohrment scrollando la testa. «Anche la mia trisavola era una di loro, e sto ben attento a non tirarla in ballo quando Wrath è nei paraggi.» (Insomma, Wrath, il nostro eroe, è un razzista!)
Darius alzò la mano per chiamare la cameriera, indicando la sua bottiglia vuota e il bicchiere semivuoto del compagno. (E i suoi compari sono degli ubriaconi. Ganzo!) «Non ho intenzione di lasciar morire un altro dei miei figli, non se c’è almeno una possibilità di salvarla. E, in ogni caso, ora come ora è impossibile sapere se andrà incontro al cambiamento. Non è detto che non possa vivere una vita felice senza mai venire a sapere che i suoi parenti per parte di padre sono dei vampiri. Non sarebbe la prima volta che capita.»
Sperava davvero che sua figlia venisse risparmiata. Perché se invece avesse subito la transizione, se ne fosse uscita viva trasformandosi in vampira, sarebbe stata braccata come tutti quanti loro.
«Se mai Wrath accetterà, lo farà perché è in debito con te. Non perché lo vuole veramente.» (E chi se ne frega)
«Comunque sia, mi va bene.» (Appunto)

Chiaramente l’Incipit non è il massimo e, se vogliamo analizzare il testo dal punto di vista della tecnica c’è abbastanza da piangere, però io questo libro ve lo consiglio lo stesso.

 I MOTIVI PER CUI (NONOSTANTE TUTTO) VE LO CONSIGLIO.

 1°) E’ un Harmony travestito. Quindi è pruriginoso. E, potete dire quello che volete, ma se vi capita sottomano un libro del genere l’occhio ci casca, eccome. Non venitemi a raccontare balle e a fare le snob.

2°) E’ divertente. Non solo per le moltissime boiate ma anche perché l’Autrice secondo me non si è mai presa troppo sul serio come le colleghe Meyer e Gleeson (tanto per fare degli esempi). Per questo le boiate non irritano, ma – anzi – fanno sorridere.

3°) E’ scorrevole. Non è scritto bene, ma il linguaggio è semplicissimo. Oltretutto potete saltare allegramente i pezzi con i Lesser e la trama non si smuoverà di un centimetro.

4°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

5°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

6°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

7°) Non so se vi ho detto che i confratelli sono dei bonazzi inauditi, perciò è divertente ciacolare con le amiche e sondaggiarle sul confratello preferito (il mio forse è Rhage…non so, perché non ho ancora letto tutti i libri).

 Insomma, apprezzare questa saga ha il sapore delle caramelle che rubavi da bambina: sai che non dovresti, ma alla fine è gustooooooooso! Se devo darvi un ulteriore consiglio, però, aspetterei almeno le versioni economiche perché non sono libri che valgono diciotto euro l’uno. In alternativa – COFF  scaricateli COFF – così potrete decidere da sole se ho ragione o no.

                                 

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maggio 4, 2010

LIBRI AERODINAMICI N.2: “IL CORAGGIO VICHINGO” DI LUCIA SCARPA

Filed under: Dico la mia — Ale @ 9:45 pm
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Chi mi conosce un poco lo sa: non sono una persona che vuole criticare per forza. Non mi chiamo Gamberetta, non ho una cultura così elevata da potermi mettere in cattedra. Però ci sono testi che mi arrivano per le mani (nei modi più avventurosi) e su alcuni di essi non posso tacere perché sono belli (quelli li trovate su Liblog). Su altri non posso tacere perché sono allucinanti. E “Il coraggio vichingo”, purtroppo, è uno di questi.
Il coraggio serve per finirlo.
Vi dirò, ho pensato a lungo se scrivere o meno un articolo volto a stroncare. Non ha molto senso e non è mia intenzione prendere in giro l’autrice. Non è con Lucia Scarpa che ce l’ho. Lei ha scritto la sua storia ed ha fatto bene a proporla (tra l’altro questo non è il suo esordio:ha trovato accoglienza anche presso la 0111 Edizioni). In questo caso me la prendo con la Sogno Edizioni. Anche lì, non vorrei avere la mano pesante: Sogno Edizioni è una casa editrice che pubblica senza contributi, almeno così dicono sul sito. Quindi tanto di cappello. Ma porco mondo, probabilmente hanno risparmiato un po’ troppo sull’editing. Oppure il “gruppo di lettura” pubblicizzato sul sito in quel momento era distratto.
Partiamo da questo assunto: “Il coraggio vichingo” non doveva essere pubblicato. Non così, almeno.
La trama è quella di un qualsiasi libro Harmony : principessa di un villaggio vichingo, indomita, ribelle e bellissima deve sposarsi perché il padre a quarantatre anni ne dimostra novantacinque ed è tutto un colpo di tosse, ergo non può più proteggerla. Decine di pretendenti arrivano al villaggio, tra cui l’odioso Edgar. Invece si trova a passare di lì per tutt’altro motivo il guerriero Alrik, figlio di Edgar (ma non Edgar l’antipatico. Un altro. Evviva la fantasia per i nomi), bellissimo, valoroso e un po’ arrogante. La versione nordica dell’Uomo Harmony, appunto. E indovinate un po’ di chi si innamorerà la nostra eroina Kadlin?
Va bene, va bene, la trama è di un’ovvietà sconcertante, ma si tratta di un romance. Si poteva leggere comunque senza andare troppo per il sottile e avrebbe potuto essere un modo come un altro di passare un paio d’ore. E invece no.
Pur partendo dal fatto che Lucia mi sta simpatica (il suo “Gocce di Curiosità” all’inizio è un modo dolcissimo di accattivarsi il lettore: qui l’autrice ci dà qualche ragguaglio sulla civiltà vichinga su cui di sicuro ha fatto qualche ricerca su wikipedia) devo ammettere con amarezza che tanti errori tutti insieme in un libro pubblicato non li avevo mai visti.
Qualche esempio?
Prologo – Pagina 11: il re Amundi Ingridson viene descritto piegato sul suo scranno. Indossa un TENUE MANTELLO. E che è un tenue mantello? Nel senso di leggero?
Due righe dopo si descrive la protagonista Kadlin e si ripete almeno quattro volte che è ribelle e coraggiosa. Sì, ma quattro volte in quattro righe.
E vabbè – dico io – andiamo avanti.
Assistiamo al dialogo in cui il padre annuncia alla figlia che sta per combinarle il matrimonio, dato che non si sente più in grado di proteggerla. Il succo del dialogo è: “Non voglio sposarmi, padre” “Invece ti sposerai” “No” “Sì” “E va bene.” Il tutto si prolunga per due pagine intere in cui, ad ogni battuta, la nostra autrice accoppia un sinonimo di “dire” con gerundio annesso. Informazioni inutili come se piovesse. Alcune fan fictions (non esageratamente ben scritte) avevano difetti minori.
Ma andiamo avanti, se no sembra che io sia la solita rompiballe acida. Andiamo al terzo capitolo. Pagina 26. Qui ho sentito il bisogno di prendere la matita e imbrattare il libro, cosa mai fatta in vita mia.
Tuttavia perle quali:
L’anziano tossì piegandosi quasi su se stesso (NB: il re non fa praticamente altro) e il giovane gli corse in aiuto.
“Torna a sederti.” Lo invitò volendolo aiutare
.
ma anche:
“Ti ringrazio Amundi” disse il giovane grato.
meritavano una sottolineatura.
Rabbrividiamo. Ah forse poi avrete notato l’utilizzo del termine “giovane” per descrivere Alrik. Ebbene in questo romanzo i “giovani” ci perseguitano. L’overdose di informazioni e descrizioni non necessarie rende indispensabili dei sinonimi di “Lui, lei” etc. Ecco, “giovane” qui vince la palma d’oro. Se poi pensiamo che un “anziano” ha quarant’anni ci figuriamo Alrik e Kadlin come due bambinetti, ma questo forse è un puntiglio solo mio, giacché almeno una decina di volte viene spiegato che è il clima del Nord che fa invecchiare anzitempo. Poverini.
Sempre nella stessa pagina (26) c’è il picco comico (involontario?) con il figaccione Alrik che arpiona una serva per chiedere dov’è Kadlin e questa BRANDENDO DUE SALMONI (aaah aaah aaah!) gli risponde che la principessa è “nell’allenamento delle spade”. Signore Onnipotente. Da quando in qua “l’allenamento delle spade” è un posto? Magari c’era un recinto, una sala, una foglia di insalata su cui allenarsi. Non ho parole. Anzi si ce le ho: aaah aaaah aaah, Lucia cosa cavolo hai scritto?

Non è mica finita. Purtroppo no: ci troviamo di fronte a duecentoquarantaquattro pagine pregne di queste finezze. Alrik che “si dirige in quella direzione”, la serva che mostra un luogo “indicandoglielo con tutto il braccio” (qui scappa la battuta volgare, ma non la scrivo), sempre Alrik che fa “scorrere la mano ad indicare” un vestito…ce n’è a bizzeffe.
Ad un certo punto ho pensato che mi stessero prendendo in giro. Soprattutto perché, oltre agli errori così macroscopici, per tutto il testo ci troviamo di fronte ad una punteggiatura quasi completamente sbagliata:

ES:
“Non riusciva proprio a capire cosa ci facesse in quel luogo, poi, man mano che avanzava gli venne l’idea che forse, (VIRGOLAAA?) stesse guardando qualche guerriero, (VIRGOLAAA?)a lei gradito, (VIRGOLAAA?) fare allenamento.”
E se fosse tutto qua, ah, se fosse tutto qua! Vogliamo parlare delle incongruenze? Ve ne dico solo una, ché non voglio scrivere una Bibbia: a pagina 33 il nostro re tossicchiante Amundi prega Kadlin di mostrare ai pretendenti di essere anche in grado di prendersi cura della casa. La nostra eroina va a lavarsi (tra le cose che si lava ci sono i “piedi colmi di terra”…no comment), a pettinarsi e ad agghindarsi. Successivamente il narratore ci informa che la GIOVANE aveva dato precedentemente ordine alle serve di preparare la cena. Grazie infinite. Anch’io sono capace di fare la perfetta casalinga così!
Insomma: non sono andata oltre pagina 43. Questo libro è micidiale. Anzi, diciamo la verità: sono andata oltre, cioè verso la fine, a sbirciare la Torrida Scena di Sesso (sapevo che c’era: è un Harmony travestito!). Non la commento, ho troppo rispetto di voi. Ed ho rispetto anche dell’autrice, anche se non sembra.
Alla Sogno Edizioni, invece, devo tirare un po’ le orecchie: con testi del genere non vi fate una bella pubblicità. Per carità, magari questo è un passo falso e sia nel vostro listino che tra le opere di Lucia c’è di meglio. Che dire? Ve lo auguro con tutto il cuore.

Quello che mi preme sottolineare è che leggendo questo libro ho avuto il brillante pensiero: “Minchia, se ha pubblicato questa ragazza ce la posso fare anche io.”  No, non è così. I passi falsi delle case editrici non devono indurre noi aspiranti a credere che sia così facile.  Pubblicare è una cosa, essere scrittori apprezzabili – evidentemente – un’altra.

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