An elven tale

febbraio 6, 2011

21 Febbraio 2011: Amélie Nothomb a Genova

 Occasione felicissima per inaugurare la rubrica “Segnalazioni”. Ho appena saputo che il 21 Febbraio Amélie Nothòmb sarà a Genova per presentare il suo nuovo libro. Per l’occasione sara ospite prima alla FNAC, poi alle 19 sarà al Teatro Gustavo Modena.

Ecco il link all’evento: http://www.agenda-eventi.comune.genova.it/eventi.asp?eventoID=31555&action=detail 

Restate in contatto, se volete ulteriori aggiornamenti. 🙂

Annunci

gennaio 24, 2011

10 buoni propositi e…una segnalazione UFO.

Filed under: Su di me — Ale @ 3:50 pm
Tags: , , , ,

So che ormai gennaio è in dirittura di arrivo, ma ci tenevo a condividere i miei buoni propositi “scribacchini”, dato che vederli nero su bianco potrebbe aiutarmi a volerli mantenere.

In generale si tratta delle buone idee di cui mi armo ad ogni inizio anno e che poi finiscono miseramente accantonate, ma, a riprova del fatto che non perdo la speranza, le propongo al pubblico (ludibrio?) perché non si sa mai. Dunque:

1)Dedicare alla scrittura un po’ più di tempo. Ultimamente, ho avuto del tempo libero…e l’ho usato per i telefilm. Quindi: una puntata in meno, una pagina in più.

2)Leggere di più. Ultimamente ho un po’ mollato gli ormeggi. Mi dicono gli esperti che io sia vittima della “Sindrome del Lettore Forte”, ovvero mi sembra di non trovare più novità in ciò che leggo. E questo mi farebbe perdere l’entusiasmo. Voglio guarire!

3)Essere un po’ meno pignola nei confronti dei miei scritti. Non perché siano perfetti, al contrario, ma perché ogni volta trovo talmente tante cose da correggere che finisco per aver vergogna di mostrarli. Salvo poi rileggerli a distanza di tempo e pensare che…beh, lavorandoci un po’ non fanno così schifo.

4)Applicare il punto 3 all’ormai arcinoto romanzo sui vampiri. Se ancora è in fase di ri-ri-ri-ri-ri-ri-scrittura lo devo al fatto che, avendoci lavorato tanto, non ne sono mai soddisfatta.

5)Scrivere di più sul blog. Oltre ad un buon esercizio e anche un modo per tenermi ancorata ai miei buoni propositi.

6)Approfondire la mia conoscenza sul mondo dell’editoria.

7)Aumentare l’acquisto e la lettura di libri di esordienti. Già lo faccio, ma – come diceva Gianni Morandi – si può dare di più.

8)Continuare la strenua lotta contro gli EAP.

9) Dare alla luce IL nuovo progetto che mi è stato ispirato da SUPERNATURAL (non è una fan fiction, penso potrebbe piacervi).

10)Conoscere e baciare la santa guancia di Neil Gaiman.

Ok, ok, il proposito 10 è un po’ improbabile, ma tutti abbiamo diritto ad un sogno e visto che Jensen Ackles è già sposato e io stessa (scoop!) non sono proprio sola (visto? Mi sono trattenuta, neanche un cuoricino buttato là… J )…era l’unico che mi venisse in mente.

Per chi di voi è stato incuriosito dalla parola UFO nel titolo…spero non rimarrete delusi. Il mio amico Marver ha aperto un blog. Lui non vuole che sia rivelata la sua identità, perciò non lo farò. Vi dico solo che ha fatto una scelta talmente fuori moda che mi sono sentita di sostenerlo e sponsorizzarlo di slancio. Questo pazzo, che infatti si definisce alieno in questo mondo, vuole parlare d’amore. Ai ragazzi, alle ragazze…e a tutti quelli che hanno voglia di confrontarsi. Pensa che il mondo stia andando in una direzione in cui conta di più il “far vedere” che l’essere e ci tiene a dire la sua. E siccome secondo me nel 90% dei casi ha ragione, questo è il LINK, se volete darci un’occhiata.

gennaio 19, 2011

Sta succedendo.

Filed under: Dico la mia — Ale @ 3:42 pm
Tags: , , , ,

Come post per inaugurare l’anno nuovo (benvenuto 2011!!! Ehm, sì, sono un po’ in ritardo) avrei voluto qualcosa di più allegro. Ne stavo già preparando uno per allietarvi con le mie ultime idiozie, ma poi cazzeggiando su facebook mi è capitato sotto al naso un post di LOREDANA LIPPERINI che a sua volta stava diffondendo un appello dei WU MING. In poche parole si tratta di un’iniziativa dell’assessore alla cultura della provincia di Venezia, Speranzon, il quale ha stilato una lista di autori affermati  e

«Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali […] Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori: ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità. Inoltre come consigliere comunale a Venezia, presenterò una mozione perché Venezia dia l’esempio per prima […] Scriveremo agli assessori regionali Marino Zorzato e Elena Donazzan, perché estendano l’iniziativa in tutto il Veneto.»

In questa “lista di proscrizione” figurano, tra gli altri, Valerio Evangelisti, Roberto Saviano,Tiziano Scarpa, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Vauro, Lello Voce, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, , Gianfranco Manfredi e i Wu Ming (ma i nomi sono molti di più).

Il pretesto è che questi autori sarebbero “rei” di aver firmato un appello per la scarcerazione di Cesare Battisti nel 2004. Effettivamente, a me l’idea di Battisti in libertà – da quel che ho letto di lui – piace proprio poco, ma ho idea che in questo caso si tratti di una scusa bieca per togliersi di torno intellettuali scomodi perché non in linea con le proprie idee politiche. Pericolosi agenti di un’opposizione che, chissà, un giorno potrebbe risvegliare qualche coscienza, laddove  non bastino le prostitute, il diritto al lavoro negato e sbeffeggiato, il futuro della mia generazione messo in serio pericolo. E si capisce che è una scusa perché, per esempio, non risulta che il buon Saviano abbia firmato quell’appello.

In altri tempi questo fenomeno si chiamava EPURAZIONE.

In questi giorni rimbalzano tra i vari blog le testimonianze dei vari bibliotecari raggiunti da un simile “invito”, velatamente minacciati con la soave formula “se rifiuti te ne assumerai le responsabilità”.

Non ne faccio una questione politica, anche se, di fatto, è così. A qualunque partito si dia fiducia (mhwah mhwah mhwah) una censura del genere non dovrebbe essere tollerata. I libri sono fonte di idee e le idee fanno paura perché riecheggiano al di là della vicenda personale di chi legge e chi scrive.

Sapete cosa spero? Che i lettori si incazzino a morte contro questo ulteriore affronto alla nostra libertà di pensiero. Spero che questo tentativo vergognoso si dimostri un boomerang contro chi l’ha lanciato e divenga un poderoso rilancio pubblicitario per gli scrittori della lista.

Anzi, alla facciazza di quello là adesso mi fiondo a comprare “Dalla parte delle bambine”, di Loredana Lipperini. Tiè.

novembre 30, 2010

FAQ: quando hai iniziato a scrivere?

Filed under: Su di me — Ale @ 9:44 am
Tags: , , ,

Non che la precocità sia necessariamente una virtù, ma scrivo da quando riesco a ricordare.

Questa foto è del 1981. Sono nata nel 1979. Visto che non dico bugie? 🙂

novembre 15, 2010

Barricate (2): La Gilda dei Sacri Scrittori Pubblicati VS. I Talentuosi Geni Privi Di Raccomandazione

Filed under: Dico la mia — Ale @ 1:57 pm
Tags: , , ,

Scrivo a proposito di un argomento che mi sta molto a cuore, a proposito di barricate, perché il fulcro della questione va ad intaccare uno dei valori che ritengo più alti e difficili da dimostrare: la buona fede.

Spunto polemico:  ha riaperto il blog dei Gamberi. Per chi non lo conoscesse, si tratta di uno spazio web gestito da una ragazza di neanche vent’anni che, col tempo, si è dimostrata una critica feroce e piuttosto preparata. Si è guadagnata molti lettori distruggendo, in pratica, gran parte della produzione fantasy in Italia. Le sue argomentazioni, secondo me, sono molto valide nella stragrande maggioranza delle occasioni, perciò, personalmente, la apprezzo.  Entro un certo limite.

Il limite è dato dal fatto che il pensiero espresso in questo blog – ma non solamente lì – veda una “lobby” di scrittori che fanno mondo a parte, che si scambiano recensioni e che in perfetta malafede scrivano porcate da propinare ai lettori.

Già questo punto mi disturba. Intendiamoci: a me non piace tutto, anzi. Non ho problemi a dire che un libro fa schifo. Non ho problemi a dirlo direttamente all’autore. Anzi, sono convinta che spesso le critiche negative circostanziate siano molto più d’aiuto alla carriera rispetto a generici “Bellissimo! Geniale! Fantastico!”

Inoltre, se capitano tra le mani libri illeggibili, è sacrosanto esprimere in tutta libertà la propria opinione tanto più se si è in uno spazio privato. Il che significa che anche i termini usati, rispettosi o meno, non sono  più di tanto attaccabili.

E fin qui ci siamo.

Però, da qui ad affermare che il proprio punto di vista sia l’unico oggettivo, per quanto possa basarsi su criteri precisi e intelligenti, fa crollare il castello di carte. Significa incasellare la narrativa e pretendere che tutto il mondo abbia la nostra stessa visione. Solo a dirlo, mi sembra una sciocchezza.

Tornando alla questione della buona fede: abbiamo da una parte la Lobby, ovvero la Gilda Dei Sacri Scrittori Pubblicati che si scontra con l’Esercito dei Talentuosi Privi Di Raccomandazione. E’ pensiero comune dei secondi che i primi siano arrivati al posto in libreria grazie alla regola della ELLE MAIUSCOLA: Leccare sempre, Leccare Ovunque, Leccare Chiunque.

Tu chiamale, se vuoi, Raccomandazioniii…

Non ho prove per affermare che non sia così. Però…c’è un però. Il Team Talentuosi Incompresi se la prende con i poveracci che la pensano diversamente da loro, ovvero che apprezzano alcuni  Scrittori Pubblicati che a loro hanno fatto schifo.  Tradotto terra terra: se scrivo una recensione positiva o commento sul blog di uno dei famigerati Scrittori Pubblicati finisco anche io nella Lobby. Ovvero, rappresento qualcosa di un po’ meno nobile di una muffa che infetta la pustola di un verme. Sono  la Scema a cui piace scrivere e che spera che uno di questi scrittori a cui lecco il culo dicendo che la ciofeca che ha scritto è un capolavoro si alzi la mattina, si trasformi in editore e/o mi aiuti a pubblicare la mia presumibile altra ciofeca.

Ora, non che questo scenario sia impossibile, ma credo di essere la prova vivente che NON E’ VERO.

Guardate il mio blogroll. Ci sono tre blog in particolare che riguardano ben Tre Scrittori Pubblicati facenti parte della “Lobby”.  Ebbene sì, ho scritto di loro positivamente, perché ho letto i loro libri e mi sono piaciuti davvero. Ebbene sì, di tanto in tanto commento i loro blog, perché mi sembra abbiano cose interessanti da dire. Ebbene sì, anche a me piace scrivere.

Ebbene no, non ho mai e poi mai pensato che qualcuno di loro potesse essere una scorciatoia verso un qualsiasi editore. MAI.  

Quindi, se esisto io, immagino che esisteranno anche altri. Immagino che non ci sia tutta questa malafede. E, forse, come succedeva con l’Inquisizione, erano gli accusatori quelli che avrebbero dovuto guardarsi allo specchio.

Purtroppo, la Barricata resta.  E – attenzione – il muro è eretto da coloro che appaiono come più deboli, cioè quelli che non appartengono alla Sacra Gilda dei Pubblicati.

E proprio vero che siamo in un mondo difficile, sotto tutti gli aspetti.

novembre 12, 2010

Barricate (1): Adamo vs Eva?

Filed under: Dico la mia — Ale @ 3:16 pm
Tags: , , ,

Lo so, sono stata lontana dal blog per un mese intero. Non l’ho fatto per mancanza di voglia, anzi, spesso e volentieri la pagina  mi manca; solo che…solo che un sacco di altri scrivono cose molto più interessanti delle mie e perciò mi perdo a leggere loro. E, in questo mese, ho letto molto in rete e fuori e non ho potuto fare a meno di notare quante siano le barricate che ci circondano e, soprattutto, quanto aspre siano.

Cercherò, benché non sia facile, di restringere il campo al mondo della scrittura, che poi sarebbe l’argomento principale di questo blog.

Scontro numero uno: UOMINI CONTRO DONNE.

Sento già i cori di “eeeeeeeh, è storia vecchia come il mondo”.

Permettetemi di dire che sarà storia vecchia, ma nel 2010 è anche storia triste. Tristissima.

Spunto di cronaca: durante la cerimonia per il premio Campiello, Bruno Vespa accoglie sul palco la vincitrice Silvia Avallone con l’ invito rivolto al cameraman di inquadrare il suo decolleté. Michela Murgia –altra vincitrice, sicuramente un po’ meno avvenente – se ne risente e subito scoppia la polemica: “la Murgia parla per invidia!” “ No , la Murgia è la paladina dei diritti delle donne!” “Vespa è un vecchio bavoso!” “La Avallone non ha replicato, avvallando le manifestazioni della bavosità!” “Al Rogoooooooo tutti quantiiiii!”

Il solito baccano da circo.

Il fatto è che poi gli opinionisti si moltiplicano e la questione si sposta.

Qualcuno butta lì che “certo, le donne riescono a farsi pubblicare e a vincere premi grazie a ciò su cui sono sedute”. E, caso strano, l’insinuatore è sempre un uomo.

*L’Elfo va a bere qualcosa per annegare la tristezza. Succo ACE, che vi credete?*

Quindi, eccoci qui: dalla battutaccia di un presentatore, attraverso una serie depressiva di luoghi comuni, fino all’equazione donna= zoccola. (E scusatemi il francesismo)

Il clima politico attuale del paese non incoraggia a pensare diversamente: vai a spiegare ad una ragazzina che dovrà studiare, alzarsi ogni mattina alle 6, andare in fabbrica/ufficio, starci otto ore, tornare a casa, riordinare, preparare da mangiare, accudire eventuale figliolanza e – non ultimo – essere sempre desiderabile per il marito/convivente. La ragazzina in questione al 99,9999999% mi risponderà: “Ma te sei scema. Con una quinta di reggiseno si ottiene tutto, vado dal chirurgo ed  ho risolto la mia vita!”

E’ a questo che siamo arrivati. Di questo stanno cercando di convincere le ragazze.

Una volta si passava dal “divano del produttore”, ora si passerebbe anche da quello dell’editore.

Ammesso che sia vero, il problema è che ben pochi si soffermano a pensare che è il maschio il vero colpevole. Le regole di un certo mercato dicono che se non ci fosse la domanda non esisterebbe l’offerta. Quindi, non potendo affermare che tutte le ragazze siano sante, occorre  anche sottolineare che coloro che ne approfittano sono peggio.

In più, per quelle disgraziate che assecondano le voglie dei bavosi, tutta la categoria viene penalizzata: se sei donna usi il tuo corpo per fare carriera, chiaro no? Quindi, se io ho scritto qualcosa di buono, non verrà pubblicato in quanto valido, ma solo nella misura in cui sono stata “carina” con l’editore. E il povero scrittore maschio è penalizzato a causa di noi streghe malefiche. Questo coinvolge tutti i settori lavorativi, per questo mi fa arrabbiare da morire.

Eva offrì la mela ad Adamo.

 Sì, ma quel coglione di Adamo la prese e se la mangiò tutta, gente!

ottobre 7, 2010

Ok, il Fiiiquo ce l’ho. E ora dove lo metto? (Ovvero: L’Ambientazione.)

Filed under: On writing — Ale @ 12:38 pm
Tags: , , ,

Torno oggi su un argomento che, per chi conosce la mia “carriera di scribacchina” almeno un po’, è sempre stato spinoso. Credo di aver litigato più e più volte su questo tema.
Cos’è che fa perdere la pazienza all’Elfo? – vi domanderete a questo punto, spaventati.
(Ehm, beh…facciamo curiosi).
E’ presto detto: tante volte ascoltando una serie di “consigli editoriali” da parte di persone più esperte di me mi è stato detto che l’ambientazione deve essere per forza un luogo che l’autore conosce benissimo. I giri e i rigiri di parole sono stati tanti che mi è stato fatto capire che se io ambiento il mio romanzo nell’inventata cittadina di Little Rock un editore medio me lo boccia alla prima pagina.
Grrr.
Sì, questa cosa mi irrita. Tanto per cominciare, mi sembra un’avversione rivolta solo ed esclusivamente all’anglofonia, ovvero: Castle Rock non va bene, Helsinki sì. Questo perché ti dicono che hai voluto ambientare la storia in America perché fa più fiiiiiquo.
Effettivamente, sì: William a New York mi suona meglio di Guglielmo a Busto Arsizio. E c’è un motivo semplice: siamo imbevuti di cultura anglofona. Ora, il fulcro della questione sta nel voler demonizzare questa cosa o no. Io sto per il no.
Prima di tutto stiamo parlando di romanzo fantastico e laddove i protagonisti quando va bene si combattono a colpi di Fulmini di Pegasus non trovo niente di avvilente se i nomi delle vie non sono esatti. Secondariamente, niente di mi impedisce di fare ricerca e tentare di dare verosimiglianza alla mia cittadina. Terzo: ma perché Little Rock deve essere cestinato e Lakshtrak nel continente di Oasia no? L’ambiente di fantasia resta di fantasia, mi pare.
Volete opporvi dicendo che non è originale? D’accordo, avete ragione. Ma d’altronde sono o non sono i grandi editori che ci propinano storie mediocri ambientate in cittadine in cui “è sempre nuvoloso” così, tanto per? (Sì, il riferimento astioso a TUAILAIT è voluto. Ora la smetto, giuro.)

Un’altra obiezione che mi è stata opposta è: l’editore pensa che tu abbia ambientato il tuo romanzo a Little Rock solo per pigrizia.

Mi viene da piangere: perché gli editori pensano così male di noi? Per la mia debole esperienza, calare i propri personaggi in un luogo conosciuto è abbastanza semplice; metterli in un posto totalmente da inventare è più dura, soprattutto perché devi lavorare sul contesto in maniera molto più profonda e differente. Se il tuo eroe è Jack e non Giacomo devi fare in modo che sia Jack in tutto e per tutto e cioè che a pranzo non mangi le lasagne…
Se questa per voi è pigrizia. Io, al massimo, la chiamo poca cautela. Non dubito che alla maggior parte di noi escano delle emerite scemenze, ma diamine, vogliamo continuare a fare di tutta l’erba un fascio?
Se, inoltre, tutti dovessimo seguire la regola dello “scrivi ciò che hai visto”, onestamente, non so che fine farebbe il fantastico o il genere d’avventura.
Poi c’è quello bravo, che riesce a conferire un’aura mitica anche a Busto Arsizio.

Mi inchino e mi tolgo il cappello, sperando di arrivarci, un giorno.
Mentre sgranocchio una barretta ai cereali di una nota marca di dolciumi dal nome tedesco, ci penso.

PS: sto leggendo il primo libro di una serie appena pubblicata da Rizzoli che ha al centro una Confraternita di Vampiri Fiiiqui. Ne parlerò più diffusamente. Non so ancora se è un libro aerodinamico. Di sicuro, l’ormone della scrittrice, J.R.Ward, deve essere alto tre metri e avere il dolce nome di Krull.

settembre 15, 2010

Il Fiiiquo. Ovvero: “non è bello ciò che è bello, ma è bello Johnny Depp”.

Filed under: Dico la mia — Ale @ 12:42 pm

Giorni fa Lara Manni proponeva QUESTO POST secondo me molto interessante; purtroppo però il dibattito non è andato avanti a lungo quanto speravo. Ho già sfiorato l’argomento nel post precedente, perché ho l’impressione che scrivere una storia in cui il protagonista è esteticamente gradevole (tanto per rimanere sul modesto) dia automaticamente il patentino di “ragazzetta ormonosa”.
Bella gatta da pelare, la bellezza maschile.
Primo, perché si parla di un qualcosa di non oggettivo (anche i figonzi di indiscusso fascino – tipo Johnny Depp – troveranno le loro detrattrici. No, non tutte sono talpe. Smettetela di insultarvi.); secondo, perché il modo di descriverla senza cadere nella trappola dell’ “Harmony travestito” è difficilissimo. Terzo, perché anche gli illustri Scrittori Pubblicati hanno trattato raramente l’argomento e quindi i solchi tracciati al di fuori della formula “bello bello bello in modo assurdo” che imperversano dagli Harmony ai Paranormal Romances di gran moda attualmente sono pochi. Oppure, io nella mia ignoranza ne conosco pochi.
Ma andiamo a conoscere più da vicino le varie tipologie di Fiiiqui, così possiamo farci un’idea almeno approssimativa:

1) L’Uomo Harmony

Il padre (o almeno lo zio) di tutti i Fiiiqui. E’ sempre il più alto, ha le spalle più larghe e il ventre più piatto. Gli occhi, benché il colore vari di tanto in tanto, sono capaci di farti sentire nuda. Ha anche il fascino del potere: a trent’anni, di norma, si è costruito un impero economico contrabbandando i giocattoli dell’orfanotrofio in cui è cresciuto (già, perché – come Anna dai Capelli Rossi – non ha una mamma né un papà, ergo niente suoceri rompiballe). Di solito è arrogante, la sua frase tipo è “Lo so che non puoi resistermi”. E’ anche un conduttore di elettricità migliore del rame: al solo sfiorare un braccio della protagonista è capace di provocarle l’elettroshock. Purtroppo raggiunge il primato anche per deficienza. Di solito si auto convince che l’amore non esiste, si bulla di essere totalmente indifferente alle donne, appare sui vocabolari alla voce “bello & impossibile”…e poi alla prima maestra d’asilo che passa capitola miseramente.
Buuuuuuu!

2) Il Principe Azzurro

Questa specie si è estinta con Andersen, in quanto il Principe Azzurro – ovvero il giovanotto bello, ricco, coraggioso e simpatico – è stato prontamente bollato come “una noia mortale” da noi furbissime lettrici, questo perché è privo della deficienza e dell’arroganza dell’Uomo Harmony. Il motivo per cui annoia è semplice: una storia avvincente si regge sul conflitto. Se Lui ha tutto già in partenza questo viene a mancare. Non è un caso se i principi azzurri delle fiabe apparivano soltanto all’inizio e alla fine. Erano i “ragazzi trofeo” delle sfigate eroine di turno tipo Cenerentola, che è riuscita ad accalappiarsene uno dopo aver raggiunto i centomila punti Mira Lanza.

3) Il Morto Vivente

Come aspirante autrice “vampiresca” non posso non affrontare l’argomento. Il Morto Vivente è diventato – come si diceva qualche post fa – una variante pallida del Principe Azzurro. A riprova che Cenerentola esiste ancora, solo un po’ più depressa. Come ho già detto, i Defunti Fighi di oggi non hanno molto senso. Non sono pericolosi, non sono veramente “dannati” e c’è un altro fatto che mi pare di aver riscontrato nella stragrande maggioranza delle narrazioni: la bellezza estetica finisce per appiattire il personaggio. Questo perché l’aspetto fisico – che dovrebbe essere un valore aggiunto sia per gli uomini che per le donne – diventa il fulcro di ogni descrizione. Quindi, l’eroina di turno non si emozionerà per il fatto di aver ricevuto un’occhiata da parte di un uomo che per tutto il libro ha dimostrato coraggio e forza d’animo (due doti a caso), no. La bella quasi sverrà a pagina 3, perché il Fiiiquo ha gli occhi dorati/viola/blu elettrico . E chi se ne frega se è antipatico.

4) Il Bad Boy (Behind Blue Eyes)

Diciamolo: è il nostro preferito. Ha tutte le caratteristiche del Morto Vivente, ma è vivo. Ha il ventre piatto e le spalle larghe come l’Uomo Harmony e magari è pure un po’ principe. EPPPPPERO’ è – mi si scusi il francesismo – uno stronzo. L’antenato celebre è Dorian Gray, appena si rende conto di essere un figo.: Sybil Vane ce l’ha nello stoppino da subito. Eppure questo personaggio piace, sia in letteratura che nella realtà (se ve lo steste chiedendo …no, non ho ricevuto nessuna recente delusione). Il Bad Boy è ciò che sia il Morto Vivente che l’Uomo Harmony vorrebbero essere: belli, cattivi e pericolosi. Ma…ragazze, siete sicure che ci convenga sbavazzare per uno così? (…beh lo ammetto…guardando questa foto la prima risposta che mi viene è sì.)

Bene, raggruppati alla bell’e meglio i Fiiiqui, resta il quesito posto a suo tempo da Lara, ovvero “come fare a descriverne uno senza cadere nelle stereotipo”?
Mi sembra proprio che dietro questa domanda se ne nasconda un’altra enorme, ovvero: che cos’è la bellezza e quanto è davvero importante?
Si aprono scenari apocalittici, a cui non è possibile rispondere con un solo post. Quello che a me viene da pensare – come spunto polemico – è che nella vita, come in letteratura, la bellezza di una donna è considerata un cardine di giudizio mentre per un uomo è un valore aggiunto: se c’è bene, altrimenti va bene lo stesso.

Ebbene sì, il mio protagonista è un Fiiiquo. Appartiene alla schiera dei Morti Viventi, ma a mia discolpa posso giurare che la bellezza “sparaflesciante” che gli ho dato non è dovuta ad un calo di ormoni, bensì ad un motivo molto semplice che nel libro verrà spiegato. Spero che la bellezza estetica (ho usato dei canoni stra-abusati) non sia un limite. Ci sto ancora lavorando su, naturalmente. Perché che cosa sia la vera bellezza, in un uomo soprattutto, devo ancora realizzarlo.

settembre 4, 2010

Libri aerodinamici 3. Ovvero:Vampiri, atto terzo. Ciò di cui abbiamo veramente le tasche piene.

Mentre continuo a cercare qualche trovata per proseguire la mia storia, mi capita di riflettere su quelle scritte da altri e che a me risultano quasi impossibili da apprezzare.
Sono in confusione. Stavolta, invece di scrivere una vera e propria recensione negativa, prendo appunti mentali su quali siano gli elementi che mi fanno venire voglia di ampliare la lista dei “libri aerodinamici” ed ecco, per ora, cosa sta uscendo:

La storia d’amore.
Se c’è ben venga. Anche Bram Stoker aveva capito che il connotato romantico del vampiro era un eccellente punto di forza. MA (e notate che ho scritto il “ma” maiuscolo) il problema sorge quando l’amore non è che un’istanza superficiale che l’autore/autrice utilizza “perché s’ha dda fà”. Questo è il caso di “Twilight” e dei suoi cloni. Ho appena abbandonato la lettura di un libro del genere: si intitola “La sedicesima notte”, l’autrice è Margaret Gaiottina. Immagino che il testo sia nato come fan fiction perchè l’impronta di Bella & Edward è scontatissima. La fascetta dice che la storia on line ha avuto più di 60000 lettori e io dico: alla faccia.
Non è scritto male (a parte i cinquecentomila aggettivi e qualche errore che un buon editor avrebbe potuto evitare, più una marea di refusi su cui per una buona storia passerei sopra), ma ciò che è per me insostenibile – e lo è stato anche per Twilight, quindi l’omaggio è riuscito alla stragrande – è in primis la protagonista femminile.
Che si chiami Bella, o Liz, o Vattelapesca queste eroine rappresentano uno dei famosi cliché (il Brutto anatroccolo) usato però nel modo più bieco in assoluto. Il riscatto non avviene attraverso qualche loro capacità o caratteristica, ma attraverso il Fiiiiiiquo. Questo Bellone , non si sa bene come né perchè (capezzoli al gusto di birra, suggerirebbe Dean Winchester!), ne è attratto alla follia. Tutto qui.
Tutto si risolve in questo rapporto perfetto: lui è bono come il pane, intelligente perchè ha fatto il liceo quelle 100, 150 volte, simpatico quanto basta (non tanto, di solito, ma la fighezza supplisce), ricco e – attenzione – dice in giro di essere pericoloso, quindi ha l’aria da bad boy anche se in realtà non torcerebbe un baffo ad un micino. BASTA. E’ finita lì. Il lettore sa già dall’inizio che, checché il Fiiiiquo possa blaterare, non farà mai del male alla sua Bella (di nome ma non di fatto). Sappiamo che il Fiiiquo accopperà i cattivi e che sarà disposto persino ad andare contro le regole del suo clan/famiglia/parrocchia pur di conservare il rapporto con la ragazza. La quale non fa nient’altro che sbavazzare. Peggio di me con il sopracitato Dean Winchester, appunto.
Nel libro della Gaiottina, in particolare, almeno fino a pagina 101 dove sono arrivata, la nostra eroina – Liz – è quasi una comica involontaria. Sembra Will E. Coyote che non fa che architettare piani per catturare il Be-Beeep. In questo caso lei non fa che pensare a come indurre il Fiiiiiquo Ethan Rochester a buttare nel cesso con una musichetta deliziosa tutti i suoi convincimenti da uomo da altri tempi e quindi fare sesso con lei prima del matrimonio. Va anche detto che il matrimonio in questione attende i piccioncini dopo soli venti giorni, ma il Fiiiiquo è troppo Fiiiiquo. E chi ce la fa ad aspettare?
Questo ci porta ad un altro spinoso argomento: sesso tra vampiri ed umani. In “Twilight” se ne parla poco, ne “La sedicesima notte” fin troppo…quello che viene da dire a me è che è necrofilia camuffata! A parte gli scherzi, i romances non sarebbero tali senza due o tre scene hard ben piazzate. E almeno nei “paranormal romances” i vulcani sotto il letto che ci aspettano in qualsiasi libro Harmony hanno come motivazione i poteri sovrannaturali del lui di turno e ci evitano di farci sentire delle povere fallite se durante i veri rapporti con il nostro fidanzato (quando c’è) non sentiamo i cori angelici. Lo possiamo giustificare col fatto che “non è un vampiro nè un mannaro” e va bene così. Però tutta questa attenzione alle scene di letto, se non è presa con ironia come nei romanzi della Hamilton, stanca eccome (a dire il vero stancano un po’ anche nei libri della Hamilton). E poi i detrattori cominciano a parlare di sfoghi di ragazzine ormonose…
E ora parliamo del Fiiiquo, la Creatura della Notte, i Morto che non deve chiedere mai. Ciò che si tende a dimenticare, appunto, è che è morto. Defunto. Caput.
Le ultime mode ci hanno infarcito di vampiri vegetariani, che si trattengono in tutti i modi possibili, svaligiano gli ospedali (e l’AVIS ringrazia) e in questo modo dimostrano che possono tranquillamente integrarsi nella società ed essere dei buoni mariti. Di più: sono mariti Fiiiiiqui. Ma allora mi spiegate dov’è il senso? Dove trovate il pathos?
La figura del Vampiro, per quanto possa essere bello, affascinante e non del tutto cattivo, non può prescindere dall’essere all’esterno della società, per il semplice motivo che, gira che ti rigira, sempre morto resta. E’ per questo che la storia d’amore diventa di plastica: laddove i piccioncini sono diversi solo perchè lui fa una dieta un po’ particolare, devo ancora capire cosa ci sia di avvincente. Se penso a Spike di Joss Whedon, mi viene il rimpianto. Perchè lui era sì un belloccio che si innamorava della ragazza sbagliata e cercava di cambiare per lei, ma – appunto – cercava. Non ha mai tradito la propria natura, nemmeno quando ha riconquistato l’anima, nemmeno quando si è messo a saccheggiare l’AVIS per dimostrare a Buffy di non essere un mostro.
Ma mostro lo è rimasto e ,in ogni caso, a salvarlo aveva un quintale di humor che in questi romances è definitivamente sepolto.
Altra pecca: gli avvenimenti. Poichè tutto ruota in funzione della love story, il resto del plot è – per fare un complimento – di un piattume allucinante. Possibile che non ci siano libri sui vampiri in cui si fa anche altro oltre a lanciarsi occhiate languide, sfiorarsi il collo e domandarsi “mi ama? Ma quanto mia ama? E io lo amo? Ma quanto lo amo?”. Insomma, amore sì, ma non solo quello per favore.
Torniamo a Buffy: la vita sentimentale della protagonista era in primo piano, ma – hei – senza esagerare. Ecco dov’è il bello: nell’equilibrio. E questo può esserci anche in un romance. Insomma, guardiamo “Romeo e Giulietta”. Non si può dire che l’amore non sia in primo piano. Totale, a prima vista, imprescindibile. Ma ne succedono di tutti i colori, accidenti!

Per oggi mi fermo qui. Avrei ancora parecchio da dire, ma magari lo riserverò al prossimo articolo. Quanto al libro della Gaiottina ha dalla sua il fatto di essere scritto quanto meno in maniera decente, perciò può darsi che decida di andare avanti (magari da pagina 103 la storia decolla…uhm, ci credo poco ma chissà). E intanto continuo a riflettere e scribacchiare.

settembre 3, 2010

SUPERNATURAL is around you!

Filed under: Dico la mia — Ale @ 9:47 am
Tags: , , , , ,


Si dà il caso che da alcuni mesi io sia diventata una fan sfegatata di un telefilm americano intitolato SUPERNATURAL. C’è da dire che non sono nuova all’esperienza: alcune serie (come Buffy, L’Ammazzavampiri) sono diventate parte integrante del mio immaginario. Inoltre sono del parere che un buon telefilm costituisca una distrazione meno faticosa della lettura (dopo una giornata di lavoro, soprattutto) e spesso altrettanto appagante. Certo, il prodotto deve avere un suo perché, altrimenti meglio rispolverare la propria biblioteca.
Nel caso di SUPERNATURAL non mi sento affatto colpevole se, per guardare e riguardare gli episodi, accantono per un po’ la mia passione principale.
Il motivo è presto detto: anche qui abbiamo una narrazione. E, secondo me, è strepitosa.
Ci sono i due fratelli Winchester, in lotta contro le tenebre. La loro madre è stata uccisa da un demone con gli occhi gialli quando erano piccolissimi e il padre, sconvolto da questa tragedia, comincia a dare la Caccia al soprannaturale in qualunque sua forma. Inevitabilmente i figli restano coinvolti nel conflitto e crescono come guerrieri, abituati a fronteggiare spettri, vampiri e chi più ne ha più ne metta. Ma il più giovane dei due, Sam, non riesce ad accettare questa vita e prova a distaccarsi. Solo quando il maggiore, Dean, andrà a chiedergli aiuto per rintracciare il genitore misteriosamente scomparso, i ragazzi si riuniranno in un viaggio “on the road” su e giù per gli Stati Uniti alla ricerca di tracce che possano portarli al padre e alla verità.
Queste sono solo le premesse.
La storia si dipana per cinque serie (sei, contando quella in arrivo il 24 settembre), attraverso cui – oltre alle puntate a schema “Freak of the week” in cui i fratelli devono sconfiggere la creatura di turno – la trama si approfondisce sul tema demoniaco portando alla luce la verità sul mostro dagli occhi gialli, il quale non è che l’avanguardia di una catena di eventi molto più spaventosi.
A questo aggiungete un’atmosfera rock & roll (la colonna sonora è da urlo e comprende AC/DC, Kansas, Lynyrd Skynrd, Scorpions, RATT, Black Sabbath…tra gli altri), due GRAN BEI RAGAZZI come protagonisti (giù le mani da Dean Winchester, è mmmmmiooooooo!–> fine momento fan girl cretina ^_^ ), l’horror e lo humour che non mancano mai.
Non ci fermiamo qui: qualcuno di voi potrebbe avere l’impressione che si tratti della solita serie di plastica, tipo “Streghe”, per intenderci. Ebbene, no. Non proprio, almeno. La differenza sta nel modo di trattare le tematiche. Qui non bastano formulette in rima, per scacciare i demoni. Un esorcismo costa sempre caro. I vampiri ti ridono in faccia se provi a usare un paletto: o decapitazione o niente. Quando i ragazzi si feriscono ( e capita spesso), non sono guariti la puntata dopo.
Ci sono morti e risurrezioni, è vero, ma ci sono anche tanta solitudine e tanto dolore. C’è il tema della fede – o della sua mancanza. Ci sono i legami familiari, sempre complicati. C’è persino la riflessione sul ruolo di Dio, sulla sua effettiva esistenza. Ma tutto questo scorre sotto pelle, sotto lo strato di avventure “fantastiche” a cui i fratelli vanno incontro puntata dopo puntata.

Oggi mi andava di parlarvene per due motivi: il primo è QUESTO POST di Francesco Dimitri, che come ho già accennato, è tra i miei scrittori preferiti. Il secondo motivo è che Eric Kripke, il creatore della serie, molto verosimilmente adatterà per il piccolo schermo il capolavoro a fumetti di Neil Gaiman THE SANDMAN.
Non potrei esserne più felice. Nell’articolo che ho letto si fa anche menzione di come l’opera omnia di Gaiman abbia influenzato Kripke. E qui, per me, si chiude un cerchio. Il mio immaginario entra evidentemente in commistione con un flusso ben preciso, che apprezzo moltissimo.
Insomma, essere in compagnia di Kripke, Gaiman e Dimitri mi fa molto piacere e mi dà anche una piccola spinta per il motivo che ormai mi fa arrovellare da giorni: questi autori sono stati in grado di affrontare i miti e i cliché dando la loro interpretazione e tirando fuori storie magnifiche. Magnifiche.
Quindi il loro esempio mi suggerisce che non devo avere così tanta paura del già visto (parlo dei miei poveri, bistrattati vampiri) ma devo andare avanti con la MIA storia, cercando di offrire a chi mi leggerà qualcosa che – quanto meno – sia onesto. E tutto mio.
Supernatural insegna!

« Pagina precedentePagina successiva »

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.