An elven tale

febbraio 17, 2011

La mia voce

Una sola breve riflessione, per mettervi a parte di quello a cui sono arrivata negli ultimi giorni. Stavo facendo vari tentativi di scrittura: racconti, post per il blog, post per lo Starbooks…tutte pagine non terminate. Soddisfazione zero.  Continuavo a chiedermi perché, poi, all’improvviso, l’illuminazione. Qualcosa mancava, in effetti, ed era la mia voce. Il desiderio di scrivere qualcosa di corretto, qualcosa di “scorrevole”, che va sottoposto a giudizio e perciò deve essere impeccabile rischiava di soffocare quella parte che rende unico ogni scritto e cioè la scintilla attraverso cui un autore si riconosce e che può essere un tono particolare, l’uso di determinate strutture nella frase. Insomma, una personalizzazione.

Ho poi iniziato, così, per prova, una storia che avevo in mente già da un po’, cercando il più possibile di renderla una mia narrazione. Ho scritto solo una pagina e mezzo, perché era tardi, ma la sapete una cosa? Mi sembra che funzioni.

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agosto 28, 2009

Il “compito” dello scrittore

Filed under: On writing — Ale @ 8:30 am
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Amo tutto del processo di scrittura.
Cercare le parole adatte, faticare nel non trovarle, guardare il soffitto immaginando e poi, grazie all’ispirazione del momento, riuscire a comporre nella propria testa la frase “giusta” e poterla mettere nero su bianco.
Un’altra cosa stupenda, secondo me, è quando nasce un’idea.
Mi sono sempre chiesta cos’è (o chi è) che suggerisce alla nostra mente un’idea di tale forza da poter essere messa su carta.
Come nascono le storie? Forse sono già lì in attesa che qualcuno sollevi il velo che le ricopre, oppure sorgono spontanee come una risata? La stessa storia può essere raccontata in milioni di modi, la forza dell’idea rimane anche oltre una scrittura non proprio eccellente. Però, secondo me, il compito dello scrittore è fare del proprio meglio per dare dignità e risalto all’idea che gli si è presentata cercando il modo più indicato per esporla.
Costa fatica e, soprattutto, ci vuole un grande sforzo di modestia (merce rara, al giorno d’oggi!) rendersi conto che la maggior parte delle volte ciò che si scrive di getto non va bene.
E spessissimo non va bene nemmeno il modo in cui si corregge!
Immagino che col passare del tempo, come sempre avviene, si acquisti un certo “mestiere”. Uno Stephen King – genialità a parte – impiegherà un millisecondo a descrivere una scena in modo avvincente e spettacolare, mentre una come me – scarso ingegno a parte – ci metterà mezza giornata (e non sarà granchè!!!). Tuttavia, se ci si abbatte per cose come queste, forse si dovrebbe scegliere un’altra strada.
Come dice Carlos Ruiz Zafòn nel suo bel libro “Il gioco dell’angelo”: “Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.”

agosto 24, 2009

Il momento per scrivere

Filed under: On writing — Ale @ 9:18 pm
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Non è facile, per chi lavora, trovare il momento giusto per scrivere.
Oggi sono tornata in ufficio dopo un bellissimo fine settimana di nullafacenza totale e pensavo proprio che la prima difficoltà per i comuni mortali come me (coloro, cioè, che in qualche modo devono arrivare a fine mese) è non poter dedicare alla scrittura tutto il tempo che si vorrebbe.
E io sono già fortunata perchè vivo ancora in famiglia e sono sollevata dalla maggior parte delle incombenze domestiche. Nonostante ciò devo ammettere che i ritagli di tempo non bastano. Non si può andare avanti con lo stereotipo romantico del genio alla Stephen King che come butta giù tre righe ha già l’inizio di un capolavoro.
Pochi parlano della fatica che comporta il mestiere di scrivere. Ancora meno ammettono che, nonostante la passione, a volte è impensabile sedersi di nuovo al computer e spremersi le meningi in modo da far uscire qualcosa di decente, perchè la giornata lavorativa è stata davvero pesante.
C’è poi un particolare che mi inquieta: ogni scrittore ha il suo momento del giorno preferito per mettere su carta le proprie idee. C’è chi riesce meglio la mattina, chi si fa trovare pronto dalla Musa alle due del pomeriggio, chi predilige il dopocena. Ecco: per me quel momento avviene tra le undici e le due di notte. Il che è una tragedia dato che devo alzarmi la mattina alle sei e mezzo.
In conclusione, oltre alla miracolosa prospettiva di una vincita alla lotteria, dovrò rassegnarmi ad utilizzare il mio tempo a piccoli morsi sperando che prima o poi una pagina decente esca fuori anche a me.
Forse, il vero segno della passione è la perseveranza.

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