An elven tale

luglio 14, 2011

QUALCHE PETTEGOLEZZO E…LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO 1 (DARK LOVER)

Salve a tutti! E’ tanto che non ci si legge, lo so. Potete tacciarmi di essere una parolaia (vedi la sfilza di buoni propositi ad inizio anno) ed in parte avreste ragione, ma il fatto è che sono stata impegnata ANCHE a scrivere al di fuori della rete. E’ un piccolo progetto di cui vi parlerò se andrà in porto e per il quale devo ringraziare il mio amico MarVer.

Detto questo, partiamo con la brutta notizia: Liblog ha chiuso i battenti. Il mio ovvio dispiacere (non abbiamo chiuso per mancanza di idee o lettori, ma per problemi personali della nostra “capA” – ciao Livia!!!- ) si è tramutato nel desiderio di voler continuare a “consigliarvi” qualche lettura. Uso volutamente il termine “consigliare”, perché ultimamente ho avuto un po’ da pensare su molte delle recensioni che girano in rete. Ne parlerò più diffusamente un’altra volta, però, perché oggi voglio ricominciare coi consigli e vi parlerò di un libro che mi ha fatta scompisciare dal ridere e che per questo merita una lettura (specie se riuscite a procurarvelo aggratisse).

IL RISVEGLIO aka  DARK LOVER aka LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO 1 di J.R.Ward.

 Lo dico subito: questo romanzo tratta di vampiri. Astenersi dunque tutti coloro che non ne possono più di Fiiiiiiqui coi denti a sciabola.

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Puntualizzato questo partiamo dal titolo: IL RISVEGLIO. Che ventata di freschezza: se non ricordo male anche il primo tomo di “Il Diario del Vampiro” era intitolato così. Un plauso alla grande fantasia dei traduttori italiani, soprattutto perché in questa storia nessuno dormiva, a parte il Gigantesco Ormone dell’autrice che si rispecchia di sicuro in quello della protagonista femminile. Quisquilie.

 

TRAMA: la storia si svolge nella nostra epoca, a Caldwell, una cittadina abbastanza grande e abbastanza vicina a New York per conoscere gli orrori del crimine violento, le retate per droga e la prostituzione. Qui i vampiri vivono in incognito mescolati agli umani di cui NON si nutrono. Essi sono semplicemente una nuova razza di bonazz… di persone dall’aspetto attraente, si fanno gli affari loro e si ciucciano il sangue tra marito e moglie, perché la cosa riveste anche connotazioni moooolto sensuali. Inoltre il sangue vampiresco è l’unico che li fa restare abbastanza forti da conservare l’immortalità. Così, per lo meno, ha deciso la Vergine Scriba, una sorta di divinità positiva a cui tutti i succhiasangue devono obbedienza. A questo punto voi direte: “E che ce frega a noi, allora?”

 Non siate impazienti, la complessità dell’intreccio richiede calma e dignità. Si dà il caso che la trama si snodi su due binari paralleli:

a)      la lotta tra i vampiri e i Lesser, ovvero esseri umani privati dell’anima che servono la Divinità Malvagia che si oppone alla Vergine Scriba e che si fa chiamare Omega (la Fine…brrr, un tocco da Maestra!). I Lesser sono albini, impotenti e puzzano di borotalco. I vampiri invece sono dei figoni da paura, la loro attività n.1 non è certo combattere e si svolge in posizione orizzontale (per lo più) e profumano di bbbbeeeesssscccctio (il che potrebbe apparire una contraddizione in termini giacché le bestie non profumano e il borotalco non puzza, ma tant’è).

b)      La vicenda personale di UN vampiro della arcifamosa (???) Confraternita del Pugnale Nero, ovvero un gruppo di guerrieri più fighi dei vampiri comuni che si sono alleati per sconfiggere i Lesser. Ogni volume segue la vicenda di un confratello bonazzo e in questo particolare ci viene narrata la storia di Wrath, il Re dei Vampiri (oooooooh!)

PICCHOLO INTHERMEZZOH –LA ACCA

Uno dei particolari che mi ha fatta morire dal ridere durante la lettura è stata la presenza della H nel cosiddetto Idioma Vampirico. Tutti i nomi dei bonazzi contengono una ACCA: abbiamo quindi Tohrment, Wrath, Rhage, Rehvenge, Dehstroyer…poi appare uno sfigato Zsadist, che non ha la acca e sta sulle balle a tutti, io so il perché dato che ho letto anche i seguiti, ma non ve lo spoilero. La acca, dicevo, si insinua anche nelle parole di uso comune. Pensate un po’: il termine per indicare un rituale per fare ammenda è Rhyto. Non ci saremmo mai arrivati, ma per fortuna la graziosa Ward ha messo a disposizione di tutti i lettori un breve vocabolario per potersi orientare meglio. In phoche pahrole, seh schrivo cohsì stho utilizzando l’Idhioma Vampiricoh. Fiiiiquo eh?

Ma torniamo a bomba.

Mentre gli agguati dei Lesser si fanno sempre più insidiosi, il saggio vampiro Darius supplica il suo re Wrath per un favore importante: Darius ha infatti una figlia, Beth, nata da una sua relazione con un’umana. Beth sta per compiere venticinque anni e non ha mai conosciuto i suoi genitori, perciò non sa che ben presto si trasformerà in una creatura dotata di canini molto affilati né che avrà bisogno di sangue per vivere. Se subito dopo la transizione non berrà il sangue di un vampiro rischia seriamente di morire e il sangue di Wrath è il più puro di tutti, perché è l’ultimo esemplare di Vampiro-iro –iro, cioè non ha un briciolo di contaminazione nemmeno dietro le orecchie. Wrath all’inizio gli risponde «PRRRRRRRRRRR!!!» ma si dà il caso che Darius venga coinvolto due secondi dopo in un attentato e ci lasci i canini. Quindi il Re, più per dovere che per piacere, va a dare un’occhiata alla ragazza che dovrebbe prendere con sé.

Tààà-dàààààànnnnnn! Colpo di scena: Beth è una topa da mal di testa, persino per uno dai gusti difficili come Wrath, che improvvisamente decide di acconsentire ad assisterla nella transizione e di darle il suo sangue (MA VAh!!!)

Lui racconta a tutti che lo fa per Darius, perché Darius è stato davvero un amico, perché tutt’ad un tratto vivere in casa di Darius (sì, avete capito bene, Wrath si impadronisce anche della Villa del compagno defunto, chiamalo scemo!) gli torna comodo e bla bla bla. Ovviamente non ci crede nessuno, lettori in primis, anche perché la seconda volta che si vedono Wrath e Beth si zompano addosso e tanti saluti al resto della trama.

Sì, nel senso che la Ward poi ci prova ad inserire particolari accattivanti e d’azione (tipo il reclutamento di nuovi Lesser da parte del malvagio Mr X – no, non è quello dell’Uomo Tigre ), ma tutto quello di cui ci fregherà d’ora in poi è contare gli zompamenti e vedere morbosamente quaaaaanto sono figonzi i Confratelli.

Ora tu, lettore pieno di dignità e classe, probabilmente starai storcendo il naso ed io passerò ai tuoi occhi come una deficiente, ma a me poco importa: vi sto consigliando questo libro perché è di-ver-ten-te e perché non si può leggere sempre e solo Goethe.

Cosa ci ho trovato di così divertente? Vado a spiegarvelo:

 I PERSONAGGI.

1)      Protagonista assoluto di questo primo volume  è WRATH (che in inglese significa IRA). La nostra amica Ward ce lo descrive così:

“…[Wrath] era un metro e novantotto di puro terrore vestito di pelle. I lunghi capelli lisci e neri gli ricadevano sulle spalle dall’attaccatura a V sulla fronte; un paio di occhiali avvolgenti nascondevano gli occhi che nessuno aveva mai visto; le spalle erano larghe il doppio di quelle della maggior parte dei vampiri maschi. Con il suo viso aristocratico e feroce insieme incarnava alla perfezione il re che era per diritto di nascita e il soldato che era diventato obbedendo al proprio destino.

In poche parole Wrath è un incrocio tra Peter Steele dei Type 0 Negative, Ray Charles e un armadio a tre ante. L’unica sfiga che ha è che è cieco, ma tanto i vampirozzi hanno sempre una risorsa in più e quindi gli altri suoi sensi bastano e avanzano. Il fatto che sia diversamente vedente è solo un pretesto, secondo me, per non fargli togliere gli occhiali da sole nemmeno di notte, cosa che faceva immensamente più “Vampiro Che Non Deve Chiedere Mai” agli occhi della Ward. Comunque, se la vista fa cilecca, il tatto funziona benissimo, specie quando si tratta di palpare Beth. Ovunque.

 All’inizio del libro il carattere di Wrath è quanto meno ombroso, tende al vaffanculo perenne, nonostante tutti ne esaltino le qualità (e ti credo: è comunque il Re!), appena vede Beth, però, all’improvviso diventa socialone, fa il simpatico, quello a cui affidarsi…salvo poi ricordarsi che deve fare il macho. Abbiamo quindi una gamma di atteggiamenti che, se non fosse un bonazzo di due metri coi canini affilati, si attirerebbero un sacco di risate in faccia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 E COSI’ ABBIAMO FATTO WRATH.

 

1)      Beth è la tizia che miracoleggia Wrath, ovvero da Oscuro Signore lo fa diventare il Fratello Infoiato di Rocco Siffredi. “E come farà mai?” vi chiederete voi. Semplicemente apparendo. Beth è una giornalista, ma la sua qualità principale è di essere – pensatempo’ – esteticamente moooooolto attraente. Infatti sia in redazione che alla stazione di polizia sono tutti un po’ innamorati di lei. Ma lei non si fila nessuno, perché…perché boh, non lo sa neppure lei. L’unica cosa che sa è che quando vede il metro e novantotto di terrore in Conbipel non capisce più una mazza e il suo unico pensiero è quello di trastullarsi con lui il più a lungo e il più spesso possibile. E se vi state domandano se per caso non vi stia descrivendo un pornazzo la risposta è “no, ma quasi”.

 Tra i personaggi secondari compaiono:

2)      Gli altri Confratelli Elucidati del Pugnale D’Ebano, ovvero:

a)       Tohrment = figo, ma fedele alla moglie, quindi un po’ troppo affidabile per i nostri gusti di pulzelle ormonose.

b)      Rhage, detto Hollywood perché è il più bono di tutti a detta dei fratelli stessi (e qui non andiamo oltre ad interrogarci sull’eterosessualità dei personaggi). E infatti è dipendente dal sesso e la sua redenzione avverrà solo nel secondo libro che FOOOORSE mi andrà di recensire.

c)      Vishous = un nome, un perché. In realtà il libro dedicato a costui devo ancora leggerlo, ma già si intuisce che anche questo tutto tutto normale non è.

d)      Zsadist= lo sfigato a cui vi accennavo prima: prima di tutto non ha la acca e poi da ragazzino è stato rapito e violentato per cento anni, salvo poi essere liberato e aggirarsi incarognito con l’Universo. NB: nonostante sia ricoperto di cicatrici è come gli altri un figo non da poco.

e)      Phury =  fratello gemello dello sfigato. Si sente così in colpa per la sorte toccata a Zsadist che si è dato all’ascetismo, nonostante l’evidente bonazzità. 

3)      Butch è un poliziotto che all’inizio fa la corte a Beth. E’ alcolizzato, ma invece di essere un panzone con l’alito pesante è – indovinate un po’? – un figo da paura!!! Comunque, Butch ha una cotta per Beth e quasi si fa uccidere da Wrath, che è un tipino leggermente geloso (tipo che Othello gli lucida gli stivaloni gothic, non so se mi spiego). In quell’occasione però dimostra un coraggio da guerriero e suscita le simpatie dei Confratelli (specialmente di Vishous. Ancora nessunissimo commento, però secondo me Vishous è gayo. Era ora che ci fosse un figonzo gayo in mezzo a tutto questo testosterone, perché cominciavamo ad annoiarci. O forse Vishous è tutt’eddue, cioè non sdegna nessuno. Vampiro generoso!)

4)      Marissa è la shellan di Wrath, ovvero sua moglie. I due sono stati uniti per via della nobiltà di lignaggio, e lei ha provato in tutti i modi ad essere per lui una vera compagna. Peccato che lui l’abbia sempre snobbata. Per carità, le vuole bene eh…solo che non la degna della minima attenzione, le dà quel tanto di sangue abbastanza per non farla morire, la lascia vergine, la rende lo zimbello di tutto il Mondo Vampirico …figuriamoci se le avesse voluto male, poveraccia. Marissa, comunque, è una melensa della peggior maniera, perciò non è che il lettore stia troppo in pena per lei. Tanto più che appena Butch la vedrà partirà subito per la tangente e se son rose fioriranno (no, niente spoiler!).

5)      I Lesser. Li metto tutti assieme tanto sono strasicura che dei lesser non frega niente a nessuno: sono nemici feroci, brutti e pure impotenti. Le loro vicende sono del tutto trascurabili, in quanto si limitano a tramare nell’ombra e spandere puzzo di borotalco. I Lesser (letteralmente vuol dire minorati?) vengono pescati a caso tra gli esseri umani più stronzi e privati dell’anima dall’Omega. Cosa ci guadagnino ad essere Lesser è ancora tutto da vedere, ma costoro sono così idioti che si arruolano spontaneamente. In poche parole sono dei disadattati sociali che fanno implicita pubblicità alla Neutro Roberts. Come cattivi, secondo me, si poteva trovare di meglio ma credo che la Ward volesse creare delle controparti subdole e infelici per far risaltare ancora di più la prorompente bonazzità dei vampiri. In questo caso ci è riuscita. I Lesser non hanno neanche un nome, ma si chiamano tra loro con le lettere dell’alfabeto. Mister X, Mister O, Mister D…no, Mister D non vende merendine, se qualcuno se lo fosse chiesto.

INCIPIT

 Non so voi ma quando vado in libreria e devo decidere se comprare un libro una delle prime cose che faccio è dare un’occhiata a come inizia per farmi un’idea. Ecco l’Incipit di Dark Lover. Tra parentesi i miei pensieri immediati.

 

“Darius osservò l’interno del locale, abbracciando con lo sguardo il brulicare di corpi seminudi sulla pista da ballo. Screamer’s era affollato, quella sera, strapieno di donne vestite di pelle e di uomini che avevano tutta l’aria di essere criminali incalliti. (Chiaramente, se ti vesti di pelle sei una mignotta o una criminale)
Darius e il suo compagno si inserivano a meraviglia in quell’ambiente.
Salvo che loro erano veramente due assassini. (ma perché? I vampiri non si nutrono di umani. Assassini sta cippa)
«Allora sei proprio deciso a farlo?» chiese Tohrment.
Darius lo guardò. Gli occhi del vampiro seduto di fronte a lui al basso tavolino del club incrociarono i suoi. «Sì.» (Solo a me sembra un giro di parole un po’ lungo per dire che si scambiarono uno sguardo?)
Stringendo il suo bicchiere di scotch, Tohrment sorrise cupo, mettendo in mostra solo l’estremità dei lunghi canini. «Tu sei matto da legare, D.»
«Dovresti saperlo.»
Tohrment inclinò il bicchiere con deferenza (WTF???). «Non credi di esagerare? Vuoi prendere una ragazza innocente, che non ha la minima idea di quello che l’aspetta, e mettere la sua transizione nelle mani di uno come Wrath. È pazzesco.»
«Wrath non è cattivo, malgrado quello che può sembrare» ribatte Darius finendo la sua birra. «E poi cerca di mostrare un po’ di rispetto.»
«Io lo rispetto un casino, ma è comunque una pessima idea.»
«Ho bisogno di lui.»
«Ne sei proprio sicuro?» (E già ci sembra che Wrath non sia proprio un figuro del tutto rispettabile)
Una donna con stivaloni all’altezza della coscia, minigonna vertiginosa e bustier fatto di catene passò davanti al loro tavolo pavoneggiandosi. Gli occhi le brillavano sotto un chilo di mascara e, da come sculettava, sembrava che avesse le anche snodate.
Darius la lasciò andare senza degnarla di uno sguardo. Quella sera il sesso non era tra i suoi pensieri. (Poiché per troppe righe non era stato fatto alcun riferimento sessuale la Ward ha pensato bene di inserire questa INUTILE FIGURA)
«Lei è mia figlia, Tohr.» (meno male, tornano a bomba)
«Ma è una mezzosangue, D, e lo sai cosa ne pensa lui degli umani» obiettò Tohrment scrollando la testa. «Anche la mia trisavola era una di loro, e sto ben attento a non tirarla in ballo quando Wrath è nei paraggi.» (Insomma, Wrath, il nostro eroe, è un razzista!)
Darius alzò la mano per chiamare la cameriera, indicando la sua bottiglia vuota e il bicchiere semivuoto del compagno. (E i suoi compari sono degli ubriaconi. Ganzo!) «Non ho intenzione di lasciar morire un altro dei miei figli, non se c’è almeno una possibilità di salvarla. E, in ogni caso, ora come ora è impossibile sapere se andrà incontro al cambiamento. Non è detto che non possa vivere una vita felice senza mai venire a sapere che i suoi parenti per parte di padre sono dei vampiri. Non sarebbe la prima volta che capita.»
Sperava davvero che sua figlia venisse risparmiata. Perché se invece avesse subito la transizione, se ne fosse uscita viva trasformandosi in vampira, sarebbe stata braccata come tutti quanti loro.
«Se mai Wrath accetterà, lo farà perché è in debito con te. Non perché lo vuole veramente.» (E chi se ne frega)
«Comunque sia, mi va bene.» (Appunto)

Chiaramente l’Incipit non è il massimo e, se vogliamo analizzare il testo dal punto di vista della tecnica c’è abbastanza da piangere, però io questo libro ve lo consiglio lo stesso.

 I MOTIVI PER CUI (NONOSTANTE TUTTO) VE LO CONSIGLIO.

 1°) E’ un Harmony travestito. Quindi è pruriginoso. E, potete dire quello che volete, ma se vi capita sottomano un libro del genere l’occhio ci casca, eccome. Non venitemi a raccontare balle e a fare le snob.

2°) E’ divertente. Non solo per le moltissime boiate ma anche perché l’Autrice secondo me non si è mai presa troppo sul serio come le colleghe Meyer e Gleeson (tanto per fare degli esempi). Per questo le boiate non irritano, ma – anzi – fanno sorridere.

3°) E’ scorrevole. Non è scritto bene, ma il linguaggio è semplicissimo. Oltretutto potete saltare allegramente i pezzi con i Lesser e la trama non si smuoverà di un centimetro.

4°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

5°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

6°) I confratelli sono bonazzi inauditi.

7°) Non so se vi ho detto che i confratelli sono dei bonazzi inauditi, perciò è divertente ciacolare con le amiche e sondaggiarle sul confratello preferito (il mio forse è Rhage…non so, perché non ho ancora letto tutti i libri).

 Insomma, apprezzare questa saga ha il sapore delle caramelle che rubavi da bambina: sai che non dovresti, ma alla fine è gustooooooooso! Se devo darvi un ulteriore consiglio, però, aspetterei almeno le versioni economiche perché non sono libri che valgono diciotto euro l’uno. In alternativa – COFF  scaricateli COFF – così potrete decidere da sole se ho ragione o no.

                                 

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settembre 4, 2010

Libri aerodinamici 3. Ovvero:Vampiri, atto terzo. Ciò di cui abbiamo veramente le tasche piene.

Mentre continuo a cercare qualche trovata per proseguire la mia storia, mi capita di riflettere su quelle scritte da altri e che a me risultano quasi impossibili da apprezzare.
Sono in confusione. Stavolta, invece di scrivere una vera e propria recensione negativa, prendo appunti mentali su quali siano gli elementi che mi fanno venire voglia di ampliare la lista dei “libri aerodinamici” ed ecco, per ora, cosa sta uscendo:

La storia d’amore.
Se c’è ben venga. Anche Bram Stoker aveva capito che il connotato romantico del vampiro era un eccellente punto di forza. MA (e notate che ho scritto il “ma” maiuscolo) il problema sorge quando l’amore non è che un’istanza superficiale che l’autore/autrice utilizza “perché s’ha dda fà”. Questo è il caso di “Twilight” e dei suoi cloni. Ho appena abbandonato la lettura di un libro del genere: si intitola “La sedicesima notte”, l’autrice è Margaret Gaiottina. Immagino che il testo sia nato come fan fiction perchè l’impronta di Bella & Edward è scontatissima. La fascetta dice che la storia on line ha avuto più di 60000 lettori e io dico: alla faccia.
Non è scritto male (a parte i cinquecentomila aggettivi e qualche errore che un buon editor avrebbe potuto evitare, più una marea di refusi su cui per una buona storia passerei sopra), ma ciò che è per me insostenibile – e lo è stato anche per Twilight, quindi l’omaggio è riuscito alla stragrande – è in primis la protagonista femminile.
Che si chiami Bella, o Liz, o Vattelapesca queste eroine rappresentano uno dei famosi cliché (il Brutto anatroccolo) usato però nel modo più bieco in assoluto. Il riscatto non avviene attraverso qualche loro capacità o caratteristica, ma attraverso il Fiiiiiiquo. Questo Bellone , non si sa bene come né perchè (capezzoli al gusto di birra, suggerirebbe Dean Winchester!), ne è attratto alla follia. Tutto qui.
Tutto si risolve in questo rapporto perfetto: lui è bono come il pane, intelligente perchè ha fatto il liceo quelle 100, 150 volte, simpatico quanto basta (non tanto, di solito, ma la fighezza supplisce), ricco e – attenzione – dice in giro di essere pericoloso, quindi ha l’aria da bad boy anche se in realtà non torcerebbe un baffo ad un micino. BASTA. E’ finita lì. Il lettore sa già dall’inizio che, checché il Fiiiiquo possa blaterare, non farà mai del male alla sua Bella (di nome ma non di fatto). Sappiamo che il Fiiiquo accopperà i cattivi e che sarà disposto persino ad andare contro le regole del suo clan/famiglia/parrocchia pur di conservare il rapporto con la ragazza. La quale non fa nient’altro che sbavazzare. Peggio di me con il sopracitato Dean Winchester, appunto.
Nel libro della Gaiottina, in particolare, almeno fino a pagina 101 dove sono arrivata, la nostra eroina – Liz – è quasi una comica involontaria. Sembra Will E. Coyote che non fa che architettare piani per catturare il Be-Beeep. In questo caso lei non fa che pensare a come indurre il Fiiiiiquo Ethan Rochester a buttare nel cesso con una musichetta deliziosa tutti i suoi convincimenti da uomo da altri tempi e quindi fare sesso con lei prima del matrimonio. Va anche detto che il matrimonio in questione attende i piccioncini dopo soli venti giorni, ma il Fiiiiquo è troppo Fiiiiquo. E chi ce la fa ad aspettare?
Questo ci porta ad un altro spinoso argomento: sesso tra vampiri ed umani. In “Twilight” se ne parla poco, ne “La sedicesima notte” fin troppo…quello che viene da dire a me è che è necrofilia camuffata! A parte gli scherzi, i romances non sarebbero tali senza due o tre scene hard ben piazzate. E almeno nei “paranormal romances” i vulcani sotto il letto che ci aspettano in qualsiasi libro Harmony hanno come motivazione i poteri sovrannaturali del lui di turno e ci evitano di farci sentire delle povere fallite se durante i veri rapporti con il nostro fidanzato (quando c’è) non sentiamo i cori angelici. Lo possiamo giustificare col fatto che “non è un vampiro nè un mannaro” e va bene così. Però tutta questa attenzione alle scene di letto, se non è presa con ironia come nei romanzi della Hamilton, stanca eccome (a dire il vero stancano un po’ anche nei libri della Hamilton). E poi i detrattori cominciano a parlare di sfoghi di ragazzine ormonose…
E ora parliamo del Fiiiquo, la Creatura della Notte, i Morto che non deve chiedere mai. Ciò che si tende a dimenticare, appunto, è che è morto. Defunto. Caput.
Le ultime mode ci hanno infarcito di vampiri vegetariani, che si trattengono in tutti i modi possibili, svaligiano gli ospedali (e l’AVIS ringrazia) e in questo modo dimostrano che possono tranquillamente integrarsi nella società ed essere dei buoni mariti. Di più: sono mariti Fiiiiiqui. Ma allora mi spiegate dov’è il senso? Dove trovate il pathos?
La figura del Vampiro, per quanto possa essere bello, affascinante e non del tutto cattivo, non può prescindere dall’essere all’esterno della società, per il semplice motivo che, gira che ti rigira, sempre morto resta. E’ per questo che la storia d’amore diventa di plastica: laddove i piccioncini sono diversi solo perchè lui fa una dieta un po’ particolare, devo ancora capire cosa ci sia di avvincente. Se penso a Spike di Joss Whedon, mi viene il rimpianto. Perchè lui era sì un belloccio che si innamorava della ragazza sbagliata e cercava di cambiare per lei, ma – appunto – cercava. Non ha mai tradito la propria natura, nemmeno quando ha riconquistato l’anima, nemmeno quando si è messo a saccheggiare l’AVIS per dimostrare a Buffy di non essere un mostro.
Ma mostro lo è rimasto e ,in ogni caso, a salvarlo aveva un quintale di humor che in questi romances è definitivamente sepolto.
Altra pecca: gli avvenimenti. Poichè tutto ruota in funzione della love story, il resto del plot è – per fare un complimento – di un piattume allucinante. Possibile che non ci siano libri sui vampiri in cui si fa anche altro oltre a lanciarsi occhiate languide, sfiorarsi il collo e domandarsi “mi ama? Ma quanto mia ama? E io lo amo? Ma quanto lo amo?”. Insomma, amore sì, ma non solo quello per favore.
Torniamo a Buffy: la vita sentimentale della protagonista era in primo piano, ma – hei – senza esagerare. Ecco dov’è il bello: nell’equilibrio. E questo può esserci anche in un romance. Insomma, guardiamo “Romeo e Giulietta”. Non si può dire che l’amore non sia in primo piano. Totale, a prima vista, imprescindibile. Ma ne succedono di tutti i colori, accidenti!

Per oggi mi fermo qui. Avrei ancora parecchio da dire, ma magari lo riserverò al prossimo articolo. Quanto al libro della Gaiottina ha dalla sua il fatto di essere scritto quanto meno in maniera decente, perciò può darsi che decida di andare avanti (magari da pagina 103 la storia decolla…uhm, ci credo poco ma chissà). E intanto continuo a riflettere e scribacchiare.

settembre 2, 2010

Vampiri (atto secondo)

Filed under: Uncategorized — Ale @ 6:57 am
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Questa vignetta per rispondere a chi dice che “tanto non si può scrivere più niente di decente sui vampiri”.
Schultz la sapeva lunga. 😀

agosto 25, 2010

Il ritorno dei Vampiri.

Filed under: Dico la mia — Ale @ 9:51 pm
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Per celebrare degnamente il mio ritorno al blog (dopo un’estate che definire funesta è un eufemismo) ho deciso di parlarvi di due tipi diversi di vampiri. Ebbene sì, so che avete le palle piene degli sbaluccicanti zannuti, ma fidatevi: “Twilight” c’entra solo marginalmente.
Mi è capitato tempo fa di scambiare quattro chiacchiere con uno scrittore vero, il quale mi ha detto che ci sono storie che non smettono di tormentarlo finchè non le ha condivise con il pubblico.
Ecco, in tempi non sospetti, quando cioè questa ondata di glitter e vegetarianesimo vampiresco era ancora nei sogni reconditi della Meyer, anche io avevo iniziato un racconto sui vampiri.
Mi sembrava così originale! Erano lontani i fasti di Anne Rice e, sì, lo ammetto, il mio protagonista era proprio un figonzo.
Il successo di quella boiata che io ritengo essere la saga di “Twilight” mi ha congelata a tal punto che avevo finito per abbandonare, soprattutto perché in seguito ad esso è stato tutto un fiorire di romanzi più o meno brutti su queste tenebrose creature.
C’è gente che stimo che alla sola parola “vampiro” mi sputa. Ci sarà un perchè.
Orbene, lo confesso: la storia che avevo in mente mi tormenta. Non riesco a pensare di scrivere altro. In poche parole…voglio terminarla.
Non importa se sarà l’ennesima boiata. Quest’estate non ho potuto fare a meno di riprenderla in mano e, dopo un’accurata revisione, sono alla seconda stesura del testo. Ho tagliato parecchio rispetto all’originale, ma sono davvero soddisfatta di quello che sta uscendo.
Sia chiaro: il mio vampiro protagonista è rimasto figo. Però non brilla.
Vale? ^_^

Il secondo tipo di vampiri è tornato oggi a rompere le scatole dopo una stagione in cui sembrava che la disinformazione si fosse un pochino sopita. Faccio rimbalzare qui questo post del Writer’s Dream anche perché la signorina coinvolta sì è premurata di venire a insultarmi qualche post fa per aver condannato il “coso” della sua amica (che di libro ha solo la forma). Ora capisco a che livello siamo. Ma, soprattutto, mi devo convincere sempre più che sì, c’è gente che si bulla e si esalta per aver pubblicato a pagamento.
Non riuscirò mai a capire persone del genere. Come è possibile autoincensarsi per aver speso almeno uno stipendio mensile medio di un impiegato per STAMPARE un testo che – cugini a parte – nessuno si filerà mai? Come è possibile considerarsi veramente scrittori quando NESSUNO ha mai selezionato un tuo testo investendo su di esso il proprio denaro, nella convinzione che il tuo lavoro possa far rientrare in cassa quanto speso?
Come si fa a credere genuinamente che un editore a pagamento sia tale “perché rischia la bancarotta” e nello stesso tempo si faccia pubblicità più volte al giorno su Canale 5 (brrrr!)? Raccontarsi la favola che il suddetto editore (stampatore) pubblicizzi i suoi autori è un’ulteriore stupidaggine. Quelle costosissime pubblicità, pagate coi soldi dei gonzi, servono solo a far conoscere la casa editrice ed attirare altri gonzi in un circolo vizioso abominevole.

Amici, romani, concittadini…ehm, no, volevo dire… amici, aspiranti scribacchini o geni della lampada fatevi furbi: NON CI CASCATE. La strada per la pubblicazione è lunga, difficile, frustrante e piena di ostacoli. Detto questo se ci sono passione, talento ed un pizzico di fortuna gli ostacoli si abbattono. Se manca uno dei tre non c’è niente da fare: bisogna cambiare mestiere.
E nessuno vieta di pubblicare le proprie storie “aggratissse” in rete! 😉

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