An elven tale

settembre 15, 2010

Il Fiiiquo. Ovvero: “non è bello ciò che è bello, ma è bello Johnny Depp”.

Filed under: Dico la mia — Ale @ 12:42 pm

Giorni fa Lara Manni proponeva QUESTO POST secondo me molto interessante; purtroppo però il dibattito non è andato avanti a lungo quanto speravo. Ho già sfiorato l’argomento nel post precedente, perché ho l’impressione che scrivere una storia in cui il protagonista è esteticamente gradevole (tanto per rimanere sul modesto) dia automaticamente il patentino di “ragazzetta ormonosa”.
Bella gatta da pelare, la bellezza maschile.
Primo, perché si parla di un qualcosa di non oggettivo (anche i figonzi di indiscusso fascino – tipo Johnny Depp – troveranno le loro detrattrici. No, non tutte sono talpe. Smettetela di insultarvi.); secondo, perché il modo di descriverla senza cadere nella trappola dell’ “Harmony travestito” è difficilissimo. Terzo, perché anche gli illustri Scrittori Pubblicati hanno trattato raramente l’argomento e quindi i solchi tracciati al di fuori della formula “bello bello bello in modo assurdo” che imperversano dagli Harmony ai Paranormal Romances di gran moda attualmente sono pochi. Oppure, io nella mia ignoranza ne conosco pochi.
Ma andiamo a conoscere più da vicino le varie tipologie di Fiiiqui, così possiamo farci un’idea almeno approssimativa:

1) L’Uomo Harmony

Il padre (o almeno lo zio) di tutti i Fiiiqui. E’ sempre il più alto, ha le spalle più larghe e il ventre più piatto. Gli occhi, benché il colore vari di tanto in tanto, sono capaci di farti sentire nuda. Ha anche il fascino del potere: a trent’anni, di norma, si è costruito un impero economico contrabbandando i giocattoli dell’orfanotrofio in cui è cresciuto (già, perché – come Anna dai Capelli Rossi – non ha una mamma né un papà, ergo niente suoceri rompiballe). Di solito è arrogante, la sua frase tipo è “Lo so che non puoi resistermi”. E’ anche un conduttore di elettricità migliore del rame: al solo sfiorare un braccio della protagonista è capace di provocarle l’elettroshock. Purtroppo raggiunge il primato anche per deficienza. Di solito si auto convince che l’amore non esiste, si bulla di essere totalmente indifferente alle donne, appare sui vocabolari alla voce “bello & impossibile”…e poi alla prima maestra d’asilo che passa capitola miseramente.
Buuuuuuu!

2) Il Principe Azzurro

Questa specie si è estinta con Andersen, in quanto il Principe Azzurro – ovvero il giovanotto bello, ricco, coraggioso e simpatico – è stato prontamente bollato come “una noia mortale” da noi furbissime lettrici, questo perché è privo della deficienza e dell’arroganza dell’Uomo Harmony. Il motivo per cui annoia è semplice: una storia avvincente si regge sul conflitto. Se Lui ha tutto già in partenza questo viene a mancare. Non è un caso se i principi azzurri delle fiabe apparivano soltanto all’inizio e alla fine. Erano i “ragazzi trofeo” delle sfigate eroine di turno tipo Cenerentola, che è riuscita ad accalappiarsene uno dopo aver raggiunto i centomila punti Mira Lanza.

3) Il Morto Vivente

Come aspirante autrice “vampiresca” non posso non affrontare l’argomento. Il Morto Vivente è diventato – come si diceva qualche post fa – una variante pallida del Principe Azzurro. A riprova che Cenerentola esiste ancora, solo un po’ più depressa. Come ho già detto, i Defunti Fighi di oggi non hanno molto senso. Non sono pericolosi, non sono veramente “dannati” e c’è un altro fatto che mi pare di aver riscontrato nella stragrande maggioranza delle narrazioni: la bellezza estetica finisce per appiattire il personaggio. Questo perché l’aspetto fisico – che dovrebbe essere un valore aggiunto sia per gli uomini che per le donne – diventa il fulcro di ogni descrizione. Quindi, l’eroina di turno non si emozionerà per il fatto di aver ricevuto un’occhiata da parte di un uomo che per tutto il libro ha dimostrato coraggio e forza d’animo (due doti a caso), no. La bella quasi sverrà a pagina 3, perché il Fiiiquo ha gli occhi dorati/viola/blu elettrico . E chi se ne frega se è antipatico.

4) Il Bad Boy (Behind Blue Eyes)

Diciamolo: è il nostro preferito. Ha tutte le caratteristiche del Morto Vivente, ma è vivo. Ha il ventre piatto e le spalle larghe come l’Uomo Harmony e magari è pure un po’ principe. EPPPPPERO’ è – mi si scusi il francesismo – uno stronzo. L’antenato celebre è Dorian Gray, appena si rende conto di essere un figo.: Sybil Vane ce l’ha nello stoppino da subito. Eppure questo personaggio piace, sia in letteratura che nella realtà (se ve lo steste chiedendo …no, non ho ricevuto nessuna recente delusione). Il Bad Boy è ciò che sia il Morto Vivente che l’Uomo Harmony vorrebbero essere: belli, cattivi e pericolosi. Ma…ragazze, siete sicure che ci convenga sbavazzare per uno così? (…beh lo ammetto…guardando questa foto la prima risposta che mi viene è sì.)

Bene, raggruppati alla bell’e meglio i Fiiiqui, resta il quesito posto a suo tempo da Lara, ovvero “come fare a descriverne uno senza cadere nelle stereotipo”?
Mi sembra proprio che dietro questa domanda se ne nasconda un’altra enorme, ovvero: che cos’è la bellezza e quanto è davvero importante?
Si aprono scenari apocalittici, a cui non è possibile rispondere con un solo post. Quello che a me viene da pensare – come spunto polemico – è che nella vita, come in letteratura, la bellezza di una donna è considerata un cardine di giudizio mentre per un uomo è un valore aggiunto: se c’è bene, altrimenti va bene lo stesso.

Ebbene sì, il mio protagonista è un Fiiiquo. Appartiene alla schiera dei Morti Viventi, ma a mia discolpa posso giurare che la bellezza “sparaflesciante” che gli ho dato non è dovuta ad un calo di ormoni, bensì ad un motivo molto semplice che nel libro verrà spiegato. Spero che la bellezza estetica (ho usato dei canoni stra-abusati) non sia un limite. Ci sto ancora lavorando su, naturalmente. Perché che cosa sia la vera bellezza, in un uomo soprattutto, devo ancora realizzarlo.

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14 commenti »

  1. Ho già detto la mia rispondendo al post di Lara (si, sono sempre la stessa Luciana… ce l’ha fatta mia madre a imparare a sopportarmi dopo ventitrè anni, ce la può fare chiunque… e no, di mestiere non faccio la lurker di blog XD), però qui si amplia il discorso.
    Evitare lo stereotipo? In teoria, proprio in quanto caratteristica soggettiva, la bellezza non dovrebbe avere uno stereotipo, ma allo stesso tempo, proprio perchè la bellezza è soggettiva ultimamente certi filoni letterari insistono tanto sui fiKi e sulla loro fikaggine, cioè devono per forza descrivere il bello come bello perfetto e ricordare la sua bellezza una pagina si e l’altra pure, perchè deve essere una bellezza inequivocabile e indiscutibile, una bellezza che suoni il più possibile oggettiva, che sia bella da qualsiasi angolazione in modo che il gusto personale del lettore (lettrice) non rompa le uova nel paniere. Ora, se ciò avviene in libri mirati a un target di giovanissimi la cosa può anche stare bene… cioè il Principe Azzurro quando avevamo cinque anni piaceva più o meno a tutte (che poi si può attirare i giovanissimi anche senza fikaggine, vedi Harry Potter con il quale, almeno stando ai libri, Madre Natura non si è sprecata più di tanto). Il problema si pone quando mi trovo persone trentenni (e ne ho trovate) che sospirano per Edward Cullen (e cito lui solo perchè è il fiKo più popolare), ma qui il problema è la sindrome di Peter Pan delle lettrici non le manie narcisistiche dei personaggi.
    Su quanto sia importante la bellezza… se parliamo di letteratura, ripeto quello che ho scritto nella risposta al post di Lara: penso che alcuni autori si giochino la carta della fiKaggine per rendere il più possibile gradevole e amabile il proprio personaggio e per fare in modo che il lettore si interessi alla sua vicenda. Sarebbe meglio insistere su altri aspetti tipo approfondimento psicologico e caratterizzazione ben strutturata? Si, sarebbe meglio, ma pazienza, ognuno fa ciò che ritiene più efficace e funzionale al proprio modo di raccontare.
    Se parliamo in senso pratico, invece… a cosa serve la bellezza in un uomo? A parte a far pensare a chi lo circonda che il suddetto sia gay? “Anche l’occhio vuole la sua parte” ed è vero, ma spesso è la parte meno sostanziosa…
    Comunque, tornando al discorso lettario, penso che il punto non stia nella “bellezza” dei personaggi, ma nel come la si rende in certi libri (per questo penso anche che tu non debba preoccuparti per la riuscita del tuo racconto, hai le idee chiare sulla questione quindi penso che non ti sarà difficile evitare di sembrare una ragazzina ormonosa ;-). In quello a cui sto lavorando io al momento c’è un personaggio “bello”… il metodo che sto che sto adottando io per non farlo sembrare “troppo bello” è il tentare di far capire che non è la fiKaggine scesa in terra, ma è la protagonista a trovarlo bello e quindi certi commenti sull’avvenenza dell’ometto sono dovuti più al punto di vista della protagonista che non alla “luce propria” di cui brilla il tizio.

    Il discorso è lungo e complesso e io sono prolissa per natura, anche quando la situazione non lo richiede… chiedo scusa se mi sono dilungata.

    Buona scrittura vampirosa 🙂

    Commento di Luciana — settembre 15, 2010 @ 5:27 pm | Rispondi

  2. Parere esclusivamente personale e quindi opinabilissimo.
    Nella letteratura, come nella vita, uno può essere bello quanto vuole, ma se non c’è la sostanza, sinceramente rimarrà solo bello e piatto, anche nell’encefalogramma. In genere si tende a pensare al bello di turno quando si scrive, si centra tutto su quello e basta, perchè si è convinti che se non sono fiqui, il lettore sarà meno propenso a leggere la storia. Stereotipi, purtroppo, che ci condizionano. Non mi sono mai posta il problema nei miei scritti. Io penso al personaggio in toto (e qui mi allaccio a Luciana che ha perfettamente ragione), a quello che fa, a quello che dice e a come lo dice, e quindi alla sua sostanza per prima cosa, non alla bellezza. C’è anche da dire che se io scrivo un chick-lit, la possibile figaggine del tipo sarà allacciata a qualcosa di tipicamente ironico, che possa far divertire il lettore, ma se scrivo un thriller la cosa sarà completamente diversa: bello sì, ma magari uno stronzone viziato che lo attaccheresti al primo palo che incontri per strada. Così facendo, il bello diventa come quel gran figo che hai messo alla fine( anche se io sto tipo lo adoro, come personaggio) e al lettore potrebbe anche non piacere. Io ad esempio, ho sempre amato i miei personaggi dannati che trovano la via della redenzione… li trovo difficili da creare, perchè si può cadere nel banale e risaputo, una bella sfida! Insomma ci sono molteplici aspetti per deviare l’attenzione dalla bellezza del personaggio, a mio parere nella letteratura è questo quello che conta, non tanto la bellezza in sè. Considero le fattezze fisiche in secondo piano, è un problema che non mi sono mai posta. Infatti quando li descrivo, li vedo per QUEL CHE SONO DENTRO, e per come devono agire all’interno della storia stessa, la bellezza per me non è funzionale alla storia. Quindi non è un limite, ma semmai qualcosa in più. Per creare un personaggio davvero carismatico, non è detto che si debba mettere un fiiquo nei canoni dei fiiqui fin qui elencati ;-)) Sta allo scrittore giocarci su, e sapere come condurre il gioco, il bello è proprio questo. Spero di non essere andata fuori dal seminato, a quest’ora è possibile…
    Ciaooo, Emanuela

    Commento di Emanuela — settembre 15, 2010 @ 7:29 pm | Rispondi

  3. Tu sei un genioh, ma questo lo sai già. Sarebbe bello prendere questi stereotipi e ribaltarli allegramente.

    Commento di Carlotta — settembre 16, 2010 @ 6:24 am | Rispondi

  4. @Luciana: potrei girarti la domanda. A ch cosa serve la bellezza anche in un personaggio femminile?

    @Emanuela: il Bad Boy ha fascino, piace a tutte. Questo perchè, secondo me, il modo più diretto per far capitolare una donna è farle pensare di essere l’UNICA in grado di tenere a bada la Bestia. Non sto scherzando. Se uno ha la fama da “stronzo insuperabile (150 grammi di bastardità in olio d’oliva)” e con te è sempre un micino…ma quanto ti esalta sta cosa??? Quello che mi domando io è perchè – spesso – la bellezza maschile è accostata alla cattiveria. Non è un o’ stereotipo anche quello?

    Commento di Elfo — settembre 16, 2010 @ 6:25 am | Rispondi

  5. @Carlotta: troppo buona. 🙂 Solo che – ribaltando gli stereotipi di questo tipo – verrebbe fuori un libro comico. Il che è già stato fatto da Christopher Moore. Ma, a parte quello, il difficile è tentare di rendere interessante un Fiiiiiquo senza farlo diventare una macchietta. Nè in un senso nè nell’altro.
    *ululato di frustrazione.

    Commento di Elfo — settembre 16, 2010 @ 6:46 am | Rispondi

  6. Ahahahah, grande! Però manca il tipo alla Luke Skywalker 😉

    Commento di Andrea — settembre 16, 2010 @ 7:28 am | Rispondi

  7. Mah, Andre…Luke Skywalker può essere iscritto al club dei principi azzurri. Al lato oscuro non passa mai, è biondino, carino, ha la spada…quindi…direi che il suo gruppo c’è. 🙂

    Commento di Elfo — settembre 16, 2010 @ 7:41 am | Rispondi

  8. La bellezza in un personaggio femminile? Penso che il discorso non cambi molto, cioè non cambia in teoria, anche se in pratica la bellezza femminile è un’altra cosa, si presta di più agli stereotipi ed è più facile da descrivere, e questo è forse uno dei motivi per cui la letteratura è sempre stata (diciamo dalla Beatrice di Dante in poi) piena di fanciulle belle, buone e brave (fateci caso, c’è la principessa, c’è l’eroina ma non c’è quasi mai il corrispettivo femminile del Bad boy). Ultimamente invece si sta facendo largo il fiKo più che la bella di turno. Poi è anche vero che fino a un centinaio di anni fa la letteratura (almeno quella “famosa”) era appannaggio dei maschietti e le donne in quanto a letture non si spingevano molto più in là dei sonetti di Shakespeare, oggi invece le cose sono molto diverse (per fortuna!)

    Commento di Luciana — settembre 16, 2010 @ 10:45 am | Rispondi

  9. Non so Luciana. Credo che anche la bellezza femminile sia fortemente stereotipata, anche nel ruolo della Dark Lady, che in qualche modo corrisponde al Bad Boy. Però in generale la Dark Lady non ha tutto il fascino che invece riscuote il Bad Boy e questa sfumatura mi sfugge.

    Commento di Ale — settembre 16, 2010 @ 11:07 am | Rispondi

  10. Il bello e dannato attira, e basta! Che sia uno stereotipo? Beh sì, ma le sfumature che un personaggio così ti regala in un romanzo sono molteplici, tanto più che, come ho già detto, a me piace il bello che si redime. Può sempre farlo nel modo sbagliato, eh? Insomma, ci sono molti modi per trattare con tale fiiquo, cosa che non si può sempre fare col bello e basta. Anche la Dark lady ha il suo fascino: ricordo di un romanzo nel quale la protagonista era davvero fastidiosa e antipatica, la qual cosa mi ha attirato molto di più della solita bella e perfetta che vive in un mondo perfetto e fa tutto alla perfezione ( sto esagerando, ma è per spiegarmi meglio).
    Emanuelaxx

    Commento di Emanuela — settembre 18, 2010 @ 1:56 pm | Rispondi

  11. Io è sulla redenzione che ho i miei dubbi. Nel senso che, ormai, TUTTI si redimono. A partire da Darth Vader, il dannato viene spesso e volentieri fatto tornae sui propri passi. Ma quand’è così – di solito – io mi chiedo: ma allora è stato scemo per tutti questi anni? Cmq è innegabile: il Bad Boy attira più di chiunque altro. 😛

    Commento di Elfo — settembre 20, 2010 @ 9:26 am | Rispondi

  12. Sia qui che sul blog di Livia, il tuo stile è molto migliorato. O almeno a me piace dì più ora rispetto un tempo. Più decisa, più energica, più ironica.

    Io sono per il dare al lettore solo quello di cui ha strettamente bisogno. Descrivere il fattore “diverso”, quello che rende speciale il protagonista. Chissene se ha i capelli castani! Io personalmente non mi ricordo mai il colore dei capelli dei personaggi di un romanzo. A meno che questo non li caratterizzi: Pippi Calzelunghe li ha rossi, è una sua caratteristica che la contraddistingue dal resto della massa.
    Insomma, è fiiiiquo perché i suoi occhi ti fanno sentire nuda, oppure è fiiiquo perché è alto sedici metri, oppure è fiiiquo perché risolve le equazioni di sesto grado come fossero le parole crociate. E i personaggi secondari, stessa cosa: lo zoppo, il cieco, il ciccione, la tossica con la sigaretta sempre in bocca… Sono queste le cose che rimangono in testa al lettore. Poi, il resto, lo fa la fantasia di ognuno.
    Nella fantascienza spesso mi sono ritrovato a leggere romanzi dove i protagonisti non sono in nessun modo descritti. Solo l’età, tanto per avere un’idea da cui partire.
    Se vuoi scrivere una storia dove il fiiiquo fa qualcosa e ha uno scopo, dove c’è una trama, allora non credo siano necessarie le iperdescrizioni. Anzi, possono essere fastidiose (per me sicuramente). Mi dici che è fiiquo? Ho un cervello, mi basta, sono capace da solo a immaginarmelo.

    Commento di redellemarmotte — ottobre 12, 2010 @ 7:43 pm | Rispondi

  13. Mmm, non hai tutti i torti. Però dipende dal testo. Credo che il mio sia uno stile in cui alcune descrizioni siano necessarie. Non intendo che devo dire quanti denti ha in bocca il fiiiquo, ma dire solo quanti anni dimostra (è morto, poverino) non mi pare abbastanza. 😀 Mumble mumble. Tanto non ho ancora finito, quindi rifletterò.

    Commento di Ale — ottobre 13, 2010 @ 8:29 am | Rispondi

  14. ah ah che spasso questo post & questo blog, il principe azzurro ESISTE almeno nei romanzi della Ibbotson che a me piace parecchio, a me il bello e dannato non mi convince troppo, se poi è millionario men che meno…poi appena vedo che il libro punta tutto sulle descrizioni (scontroso/tenebroso/…) allora cambio libro, l’uso degli aggettivi andrebbe vietato così i personaggi son costretti a emergere dalla trama/dialoghi. Io mi sono innamorata di Po in Graceling

    Commento di Emily and Her Little Pink Notes — ottobre 18, 2010 @ 8:51 pm | Rispondi


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