An elven tale

maggio 4, 2010

LIBRI AERODINAMICI N.2: “IL CORAGGIO VICHINGO” DI LUCIA SCARPA

Filed under: Dico la mia — Ale @ 9:45 pm
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Chi mi conosce un poco lo sa: non sono una persona che vuole criticare per forza. Non mi chiamo Gamberetta, non ho una cultura così elevata da potermi mettere in cattedra. Però ci sono testi che mi arrivano per le mani (nei modi più avventurosi) e su alcuni di essi non posso tacere perché sono belli (quelli li trovate su Liblog). Su altri non posso tacere perché sono allucinanti. E “Il coraggio vichingo”, purtroppo, è uno di questi.
Il coraggio serve per finirlo.
Vi dirò, ho pensato a lungo se scrivere o meno un articolo volto a stroncare. Non ha molto senso e non è mia intenzione prendere in giro l’autrice. Non è con Lucia Scarpa che ce l’ho. Lei ha scritto la sua storia ed ha fatto bene a proporla (tra l’altro questo non è il suo esordio:ha trovato accoglienza anche presso la 0111 Edizioni). In questo caso me la prendo con la Sogno Edizioni. Anche lì, non vorrei avere la mano pesante: Sogno Edizioni è una casa editrice che pubblica senza contributi, almeno così dicono sul sito. Quindi tanto di cappello. Ma porco mondo, probabilmente hanno risparmiato un po’ troppo sull’editing. Oppure il “gruppo di lettura” pubblicizzato sul sito in quel momento era distratto.
Partiamo da questo assunto: “Il coraggio vichingo” non doveva essere pubblicato. Non così, almeno.
La trama è quella di un qualsiasi libro Harmony : principessa di un villaggio vichingo, indomita, ribelle e bellissima deve sposarsi perché il padre a quarantatre anni ne dimostra novantacinque ed è tutto un colpo di tosse, ergo non può più proteggerla. Decine di pretendenti arrivano al villaggio, tra cui l’odioso Edgar. Invece si trova a passare di lì per tutt’altro motivo il guerriero Alrik, figlio di Edgar (ma non Edgar l’antipatico. Un altro. Evviva la fantasia per i nomi), bellissimo, valoroso e un po’ arrogante. La versione nordica dell’Uomo Harmony, appunto. E indovinate un po’ di chi si innamorerà la nostra eroina Kadlin?
Va bene, va bene, la trama è di un’ovvietà sconcertante, ma si tratta di un romance. Si poteva leggere comunque senza andare troppo per il sottile e avrebbe potuto essere un modo come un altro di passare un paio d’ore. E invece no.
Pur partendo dal fatto che Lucia mi sta simpatica (il suo “Gocce di Curiosità” all’inizio è un modo dolcissimo di accattivarsi il lettore: qui l’autrice ci dà qualche ragguaglio sulla civiltà vichinga su cui di sicuro ha fatto qualche ricerca su wikipedia) devo ammettere con amarezza che tanti errori tutti insieme in un libro pubblicato non li avevo mai visti.
Qualche esempio?
Prologo – Pagina 11: il re Amundi Ingridson viene descritto piegato sul suo scranno. Indossa un TENUE MANTELLO. E che è un tenue mantello? Nel senso di leggero?
Due righe dopo si descrive la protagonista Kadlin e si ripete almeno quattro volte che è ribelle e coraggiosa. Sì, ma quattro volte in quattro righe.
E vabbè – dico io – andiamo avanti.
Assistiamo al dialogo in cui il padre annuncia alla figlia che sta per combinarle il matrimonio, dato che non si sente più in grado di proteggerla. Il succo del dialogo è: “Non voglio sposarmi, padre” “Invece ti sposerai” “No” “Sì” “E va bene.” Il tutto si prolunga per due pagine intere in cui, ad ogni battuta, la nostra autrice accoppia un sinonimo di “dire” con gerundio annesso. Informazioni inutili come se piovesse. Alcune fan fictions (non esageratamente ben scritte) avevano difetti minori.
Ma andiamo avanti, se no sembra che io sia la solita rompiballe acida. Andiamo al terzo capitolo. Pagina 26. Qui ho sentito il bisogno di prendere la matita e imbrattare il libro, cosa mai fatta in vita mia.
Tuttavia perle quali:
L’anziano tossì piegandosi quasi su se stesso (NB: il re non fa praticamente altro) e il giovane gli corse in aiuto.
“Torna a sederti.” Lo invitò volendolo aiutare
.
ma anche:
“Ti ringrazio Amundi” disse il giovane grato.
meritavano una sottolineatura.
Rabbrividiamo. Ah forse poi avrete notato l’utilizzo del termine “giovane” per descrivere Alrik. Ebbene in questo romanzo i “giovani” ci perseguitano. L’overdose di informazioni e descrizioni non necessarie rende indispensabili dei sinonimi di “Lui, lei” etc. Ecco, “giovane” qui vince la palma d’oro. Se poi pensiamo che un “anziano” ha quarant’anni ci figuriamo Alrik e Kadlin come due bambinetti, ma questo forse è un puntiglio solo mio, giacché almeno una decina di volte viene spiegato che è il clima del Nord che fa invecchiare anzitempo. Poverini.
Sempre nella stessa pagina (26) c’è il picco comico (involontario?) con il figaccione Alrik che arpiona una serva per chiedere dov’è Kadlin e questa BRANDENDO DUE SALMONI (aaah aaah aaah!) gli risponde che la principessa è “nell’allenamento delle spade”. Signore Onnipotente. Da quando in qua “l’allenamento delle spade” è un posto? Magari c’era un recinto, una sala, una foglia di insalata su cui allenarsi. Non ho parole. Anzi si ce le ho: aaah aaaah aaah, Lucia cosa cavolo hai scritto?

Non è mica finita. Purtroppo no: ci troviamo di fronte a duecentoquarantaquattro pagine pregne di queste finezze. Alrik che “si dirige in quella direzione”, la serva che mostra un luogo “indicandoglielo con tutto il braccio” (qui scappa la battuta volgare, ma non la scrivo), sempre Alrik che fa “scorrere la mano ad indicare” un vestito…ce n’è a bizzeffe.
Ad un certo punto ho pensato che mi stessero prendendo in giro. Soprattutto perché, oltre agli errori così macroscopici, per tutto il testo ci troviamo di fronte ad una punteggiatura quasi completamente sbagliata:

ES:
“Non riusciva proprio a capire cosa ci facesse in quel luogo, poi, man mano che avanzava gli venne l’idea che forse, (VIRGOLAAA?) stesse guardando qualche guerriero, (VIRGOLAAA?)a lei gradito, (VIRGOLAAA?) fare allenamento.”
E se fosse tutto qua, ah, se fosse tutto qua! Vogliamo parlare delle incongruenze? Ve ne dico solo una, ché non voglio scrivere una Bibbia: a pagina 33 il nostro re tossicchiante Amundi prega Kadlin di mostrare ai pretendenti di essere anche in grado di prendersi cura della casa. La nostra eroina va a lavarsi (tra le cose che si lava ci sono i “piedi colmi di terra”…no comment), a pettinarsi e ad agghindarsi. Successivamente il narratore ci informa che la GIOVANE aveva dato precedentemente ordine alle serve di preparare la cena. Grazie infinite. Anch’io sono capace di fare la perfetta casalinga così!
Insomma: non sono andata oltre pagina 43. Questo libro è micidiale. Anzi, diciamo la verità: sono andata oltre, cioè verso la fine, a sbirciare la Torrida Scena di Sesso (sapevo che c’era: è un Harmony travestito!). Non la commento, ho troppo rispetto di voi. Ed ho rispetto anche dell’autrice, anche se non sembra.
Alla Sogno Edizioni, invece, devo tirare un po’ le orecchie: con testi del genere non vi fate una bella pubblicità. Per carità, magari questo è un passo falso e sia nel vostro listino che tra le opere di Lucia c’è di meglio. Che dire? Ve lo auguro con tutto il cuore.

Quello che mi preme sottolineare è che leggendo questo libro ho avuto il brillante pensiero: “Minchia, se ha pubblicato questa ragazza ce la posso fare anche io.”  No, non è così. I passi falsi delle case editrici non devono indurre noi aspiranti a credere che sia così facile.  Pubblicare è una cosa, essere scrittori apprezzabili – evidentemente – un’altra.

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17 commenti »

  1. Brividi.
    Vogliamo parlare anche dell’orrida copertina? :S

    Commento di superdelly — maggio 6, 2010 @ 9:25 am | Rispondi

  2. Possiamo parlarne anche se, secondo me, non sta lì il problema. 😀

    Commento di Elfo — maggio 6, 2010 @ 1:20 pm | Rispondi

  3. Ciao Elfo,
    mi dispiace che tu abbia trovato così orrendo il mio libro, in effetti, ci sono alcune ripetizioni. Di sicuro presterò maggiore attenzione nelle opere future.
    Per Tenue, posso solo dire che secondo il dizionario italiano significa anche leggero, oltre a debole. (ovviamente visto il contesto pensavo che il significato fosse chiaro)
    @(sapevo che c’era: è un Harmony travestito!) poverini, che gli harmony si offendono!
    La collana Vivide emozioni racchiude i romance storici che altro non sono che storie d’amore ambientate in contesti “storici” (quindi la scena di “torbido sesso” che in realtà sono due erano d’obblido ^__^)
    La storia potrà esserti sembrata banale, ma oltre a quello che hai letto ci sono scontri, intrighi, nuovi personaggi che ad altri lettori sono apparsi interessanti.
    Scusami se ti annoiato con la mia risposta, ma mi sembrava il minimo.
    Per quanto riguarda la copertina secondo me lei è bellissima e ha uno sguardo fiero…proprio come la protagonista (l’ho scritto così tante volte che non poteva essere diversa in copertina^__^)

    Commento di Lucia — maggio 10, 2010 @ 6:57 pm | Rispondi

  4. Ciao Lucia,
    mi fa piacere avere questo scambio di vedute: so che non è mai facile affrontare col sorriso una recensione negativa perciò confermo il mio iniziale “mi sta simpatica”. ^_^
    Dispiace a me di aver trovato orrendo il tuo libro; purtroppo le ripetizioni (non solo di termine ma di concetto) sono ben più di alcune. Il vocabolo “tenue” significa “leggero”, ma il tuo romanzo è l’unico testo in cui io l’abbia trovato a modificare la consistenza di un qualcosa di solido. “Tenue mantello” non vuol dire niente, potevi tranquillamente usare “leggero”.
    Mi fa piacere che “altri” lettori abbiano trovato appassionanti gli intrighi; io non sono certo una schizzinosa, visto che come ho dimostrato leggo anche gli Harmony, ma per quanto riguarda “Il coraggio Vichingo” secondo me andavano fatte delle forti correzioni ed è per questo che, più che verso di te, sono stupita e delusa del lavoro della casa editrice. Si direbbe che non te l’abbiano nemmeno letto, a dispetto del “gruppo di lettura” pubblicizzato sul sito. Penso che non avrebbero dovuto pubblicartelo COSI’, con tutti questi errori. Perchè sono cose che balzano persino ad un occhio inesperto (non a quello dei tuoi “altri lettori”, per fortuna tua).
    Con la definizione “Torrida Scena di Sesso” volevo solo fare una battuta, lo spirito con cui ho scritto questo pezzo non voleva essere troppo serioso. La copertina, come ho già avuto modo di dire, è l’ultimo dei problemi (ma vedi che te ne accorgi anche tu che hai ripetuto 500 volte che Kadlin ha lo sguardo fiero? Ed è GIOVANE, non ce lo dimentichiamo! 😛 ). Questo è quanto. In bocca al lupo per le scritture future.

    Commento di Ale — maggio 10, 2010 @ 9:30 pm | Rispondi

  5. Se c’è una cosa che mi fa storcere il naso, sono quelle frasi che cominciano così: “…non sono una persona che vuole criticare per forza”, ma… poi ci va giù duro. Insomma, bisogna essere decisi e sinceri: o si critica o non si critica, non si dice su-mi-ma! Comunque sia, volevo dire la mia in quanto ho letto questo libro. Se ci sono errori nel testo? Ci sono. La domanda è: credete davvero che le grandi case editrici facciano un buon editing? Lo sto mettendo in dubbio sempre più spesso. E’ vero, per chi ama i libri, gli errori sono brutti da vedere, ma non si può giudicare un libro dagli errori (che si possono correggere) bensì dalla storia (che o c’è o non c’è o regge o non regge). Si capisce fin dall’inizio di chi si innamorerà la protagonista? Okay, anche in molti thriller famosi dopo 3 pagine si riesce a capire chi è l’assassino. Allora dove sta il vero giudizio di un libro? Sta nel modo in cui è scritto e questo non può essere basato sugli errori. Lucia ha scritto una buona storia, una storia coerente, che ti fa venire voglia di sfogliare pagina dopo pagina e questo è importante. Quindi non giustificarti dicendo “mi sta simpatica Lucia” per addolcire la pillola, se il tuo problema è che non riesci a pubblicare prenditela con qualcun altro, non con questo libro.

    Commento di Argeta Brozi — maggio 11, 2010 @ 10:14 am | Rispondi

  6. Allora: sorvolerò sulla tua ultima frase perchè accusarmi di essere invidiosa è proprio una reazione infantile. Capisco di essere andata giù dura con Lucia, le ho anche mandato un messaggio su FB per ribadire che la mia disapprovazione riguarda solo ed esclusivamente il libro che non mi è piaciuto, dato che mi rendo conto che da una pagina di blog si possono evincere sentimenti che in realtà non esistono (la mia invidia, ad esempio. Se invidio qualcuno – ti giuro – è Neil Gaiman, non Lucia.)
    Gli errori nel testo ci sono e sono talmente tanti che non sono riuscita a finire il libro, segno che la storia (secondo me fin troppo banale) non è servita a reggere. Dici che gli errori si potevano correggere? Fantastico. Perchè non è stato fatto? Come lettrice, cioè in un certo senso come “cliente”, ho diritto ad un prodotto finito. A questo doveva pensare la casa editrice. Inoltre, non condivido molto il pensiero di replicare ad un argomento con qualcosa tipo “sì, ma anche gli altri sbagliano”. Certo che tutti sbagliamo. Però io non sto parlando degli altri. Ho preso il libro sul serio, ho provato a leggerlo per recensirlo. Solo ai bambini si dice “Bravo!” quando ti mostrano uno scarabocchio. In questo senso mi sembra di avere rispettato Lucia come autrice molto più di te che nella tua recensione (sì, l’ho letta) ne parli così bene.
    E se dico che “mi sta simpatica” non è per addolcirle un bel niente, dato che sono cosciente di quello che scrivo. E’ per il modo in cui si è posta, di sicuro molto garbato e apprezzabile.

    Commento di Ale — maggio 11, 2010 @ 6:01 pm | Rispondi

  7. Capisco che tu debba avere dei poteri soprannaturali per dire che io non ho rispettato Lucia perchè non le ho detto che nel libro c’erano degli errori… Però ti conviene andare ad aggiustarli, perchè in realtà l’ho detto direttamente alla casa editrice in privato. Ne parlo bene invece nella recensione perchè non mi fermo agli errori, so andare oltre. C’è chi può e c’è chi non può. Buona giornata

    Commento di Argeta Brozi — maggio 12, 2010 @ 9:38 am | Rispondi

  8. Eh sì, io non può. Buona giornata a te.

    Commento di Elfo — maggio 12, 2010 @ 11:28 am | Rispondi

  9. A pubblicare a pagamento siamo tutti bravi. A spammare su facebook con DUE profili perché si hanno più di 5000 contatti idem. A farsi fare la recensioni dagli amyketti anche. Ma almeno avere il pudore di non andarne fieri e di non dire agli altri “Io ho pubblicato”. E io ho pubblicato gli scontrini della spesa, guarda un po’. Se non volete critiche, non scrivete.

    Commento di Luana — maggio 12, 2010 @ 2:21 pm | Rispondi

  10. La cosa davvero “divertente” è che si pretenda di giustificare chi scrive male/chi non sa fare l’editor (non sto parlando di Lucia nè dei suoi editor, il romanzo non l’ho letto e il mio è un discorso generale che comprende, sì, lo ammetto, anche l’editing dei romanzi delle “grandi” case editrici) con scuse come: è una bella storia, l’intreccio è buono, non bisogna fermarsi alla prima impressione, è il primo romanzo dell’autore…

    Ma… siete impazziti?

    Quando compro un libro, quando spendo dei soldi (che siano 2 euro o 25), io ho DIRITTO ad avere un prodotto finito, controllato, che valga quello che ho pagato. Non dico perfetto, non sarebbe realistico, me ne rendo conto.
    Poi, la storia può non piacermi. Posso non gradire lo stile dell’autore. Problema mio.

    Ma gli errori di grammatica, le ripetizioni, gli errori di sintassi, non sono giustificabili.

    E’ colpa dell’autore, che crede di esser pronto a pubblicare e non lo è.
    Ma soprattutto è colpa dell’editor, che non sa fare il suo lavoro.

    Fine.

    Ho avuto modo di visionare un paio di contratti proposti da piccole case editrici a una mia amica (non della Sogno Edizioni, giusto per non infiammare ulteriormente gli animi). Non chiedevano contributi, vero, ma a parte la miriade di cavilli volti ad aggirare la legge (che chi non ha un minimo di dimestichezza con la legge nota difficilmente), la distribuzione praticamente nulla e la scortesia dimostrata dai responsabili quando si facevano loro notare le incongruenze dei contratti in questione (che a me sa tanto di coda di paglia), nessuna di queste “case editrici” offriva un servizio di editing.
    A quello doveva pensare l’autore. Pagando.

    Ebbene, questo non è pubblicare. Questo è farsi un brutto nome. Se davvero avete talento, ragazzi, e se davvero scrivete perché amate creare storie… non fatevi fregare. Ricordatevi sempre che non vi fanno “un piacere” a pubblicarvi. Voi avete lavorato per creare il vostro romanzo. Avete lavorato sodo. E gli editori guadagneranno vendendolo.
    Chi non vi offre un servizio di editing e distribuzione non è un editore serio.

    Buon w.e.!

    Commento di clarinettem — maggio 21, 2010 @ 2:06 pm | Rispondi

  11. Che altro dire se non che sono STRA d’accordo con te? Come ho scritto nei post che hanno seguito questo, una cosa è il gusto personale, una cosa sono delle considerazioni oggettive che si basano sulla semplice grammatica italiana. Che non ho inventato io.
    Molte case editrici, piccole, medie o grandi che siano, commettono passi falsi. Per quanto riguarda le Grandi hanno abbastanza soldi per far passare una ciofeca come caso editoriale grazie al battage pubblicitario. Alle piccole non resta che la qualità. Per questo a pubblicare qualunque testo senza la minima cura è un darsi la zappa sui piedi e, come dicevo, è un peccato per tutti: sia per chi legge, sia per chi scrive e pubblica.

    Commento di Ale — maggio 21, 2010 @ 5:14 pm | Rispondi

  12. Ragazzi, non urlate in faccia agli editor… per favore, basta sentire la gente parlare… e anche lì ci sono degli errori da mettersi le mani nei capelli!Altro che libri… qua c’è gente che l’italiano non l’ha ancora imparato!!Gli errori di stampa sono altro! Luana, hai ragione, pubblicare a pagamento è facile, vendere i libri è più difficile, anche qui, c’è chi va avanti e chi no. Ma è facile anche commentare senza conoscere i costi dell’editoria! Li sapete? Avete fatto i calcoli? Lo sapete che l’italia è il paese con il costo più alto per gli imprenditori? Lo sapete che non tutti gli “scrittori” leggono ed è per questo che escono libri di tutti i generi? Se ci sono pochi lettori l’editore è costretto a far comprare i suoi libri, in un modo o nell’altro. E’ giusto? No, ma sono le leggi del mercato e il mercato lo facciamo noi tutti, quindi prima di giudicare diamo la colpa a noi stessi.

    Commento di Argeta Brozi — maggio 26, 2010 @ 2:09 pm | Rispondi

  13. ps. Luana, quasi dimenticavo, i miei “amyketti” come scrivi tu non l’hanno neanche comprato il mio libro (non tutti, ma quasi), perchè da quando ho realizzato il sogno: di essere pubblicata, di aver vinto concorsi, di essermi laureata (ossia tutto quello che gli altri mi hanno detto che “non ce l’avrei mai fatta”) loro hanno smesso di rivolgermi la parola (per fortuna!così ho capito qual era la faccia vera!!). Le recensioni che trovi in giro sono di sconosciuti, persone che ho conosciuto in seguito (non di persona) proprio perchè avevano commentato il mio libro e mi avevano contattato. Senza fare tanta pubblicità, il mio libro ha avuto diverse ristampe( 5, pagate dalla casa editrice), alla gente è piaciuto e ha fatto il passaparola, perchè non ne devo andare fiera? Anche senza conoscenze sono arrivata a buon punto.
    Per tutti: continuo a insistere che un libro non si può giudicare dagli errori di stampa, perchè altrimenti ANDREBBERO BUTTATI TUTTI I LIBRI SCOLASTICI.

    Commento di Argeta Brozi — maggio 26, 2010 @ 2:17 pm | Rispondi

  14. Scusa, il tuo messaggio non è molto chiaro. Non capisco bene dove vuoi arrivare.
    1° In questo caso nessuno parla dei REFUSI, quelli purtroppo capitano a tutti e non saranno degli errori di stampa a a incidere sulla qualità di un testo, su questo concordo. Gli errori di cui abbiamo parlato finora sono dal punto di vista del lessico e dello stile.
    2° Se un editor lascia arrivare in stampa un testo simile non fa il suo mestiere, quindi il lettore ha tutto il diritto di criticarlo.
    3° con il discorso sull’Editoria a Pagamento sfondi una porta aperta. Sì, conosco i costi che una casa editrice deve sostenere e sono d’accordo sul fatto che essa per sopravvivere debba vendere i suoi libri. Ma non agli autori. Sono del parere che si debba effettuare una selezione e investire solamente in testi che soddisfino almeno i principali criteri di qualità (poi, il gusto personale del direttore editoriale sarà un’altro paio di maniche). Solo così, penso, si può sperare di arrivare nelle librerie. Invece, la stragrande maggioranza delle case editrici a pagamento pubblica di TUTTO. Per me è solo un metodo per spillare soldi a persone ingenue, perchè non è vero che – come dicono quelli di “Il Filo – Albatros” – tutti hanno il diritto di pubblicare. Questo è solo un modo per far abboccare tanti ragazzi, magari appassionati, magari anche talentuosi, e far loro sborsare un sacco di quattrini e far loro sprecare tempo e occasioni. E soprattutto accecarli con promesse che non stanno nè in cielo nè in terra. Se questo ti sembra un buon modo di fare editoria ti auguro buona fortuna.
    Su una cosa concordo in pieno: di sedicenti scrittori che in vita loro avranno letto due libri (di cui uno di Moccia)è pieno il mondo e la rete straborda. E si vede.

    Commento di Elfo — maggio 26, 2010 @ 2:34 pm | Rispondi

  15. @Argeta: errori di stampa? Non si sta parlando (almeno, io non sto parlando) di errori di stampa, ma di errori sintattici e grammaticali. Gli errori di stampa (purché limitati) sono tollerabili, gli errori di sintassi e grammatica no perché si suppone che uno scrittore e un editor conoscano come si deve la lingua italiana.
    Non si diventa scrittori “così tanto per”, ma dopo sacrifici immani, corsi e studio intensivo. Il talento non basta, mi spiace. Non ci si sveglia da un giorno all’altro con l’ardire di scrivere un libro.

    Basta sentir la gente parlare? D’accordissimo con te, ma la maggior parte della gente non scrive romanzi, grazie al cielo.
    Che poi gran parte dei libri in circolazione sia scritta (e corretta) da incapaci è vero. E non è un comportamento corretto spacciare una schifezza per un romanzo d’autore, che lo faccia una piccola casa editrice o che lo faccia un magnate dell’editoria. Non è un comportamento giustificabile.

    I costi dell’editoria, dici? Li conosco.
    E conosco anche le percentuali sul prezzo di copertina destinate agli scrittori. Misere. Ma sorvolerei, visto che non si sta parlando di questo, ma di qualità.
    Il fatto che l’imprendotoria sia in continua difficoltà in Italia, purtroppo, non è una novità. Ma la difficoltà non giustifica il comportamento scorretto degli editori che pretendono di far pagare 20 euro (40 MILA LIRE, non so se qualcuno se ne rende conto. C’è gente che ci mangia per tre giorni con 20 euro.) un’opera di infimo livello.

    Io amo i libri. Ne sono attratta irresistibilmente. E non do la colpa a me stessa se incappo in fregature, no. Però ho imparato (sto ancora imparando, a dire il vero) ad essere più cauta: prima di comprare un libro ci penso due volte, lo sfoglio in libreria, lo apro verso metà e mi metto a leggere una pagina o due. Se inizio a vedere troppi strafalcioni lo rimetto sullo scaffale. Se non sono sicura lo ordino prima in biblioteca.
    Non per questo ho smesso di comprare libri, anzi. Ma almeno cerco, nel mio piccolo, di influenzare il grande mercato dei libri. E, soprattutto, evito di farmi venire il sangue amaro con gente che pretende di pubblicare ed essere apprezzato senza conoscere la differenza tra “gli” e “le”. E altre simili facezie.

    Commento di clarinettem — maggio 26, 2010 @ 2:39 pm | Rispondi

  16. Ops… scusa Elfo. Mi sa che abbiamo pubblicato praticamente insieme 😉
    Mi accodo al discorso sull’editoria a pagamento. Non avrei saputo dir di meglio.

    Commento di clarinettem — maggio 26, 2010 @ 2:41 pm | Rispondi

  17. Figurati clarinettem.
    😉 Il discorso sull’editoria a pagamento purtroppo è lungo e amaro…ma per fortuna ci sono anche ottime realtà editoriali che non chiedono contributi. Sosteniamo quelle! 😀

    Commento di Elfo — maggio 26, 2010 @ 2:52 pm | Rispondi


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