An elven tale

aprile 26, 2010

Spezziamo una lancia (ma anche due o tre).

Filed under: Dico la mia — Ale @ 9:32 am
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…Una famiglia formata da padre madre e figlio possedeva un asino e con esso doveva attraversare una regione composta di diversi piccoli paesi. Alla partenza, il padre – che era piuttosto anziano – salì sull’asino mentre la moglie e il figlio gli camminavano accanto. Arrivati all’ingresso del primo paese, la gente cominciò subito a mormorare: “Guarda che padre snaturato! Viaggia comodamente sull’asino e fa camminare quei poveracci della moglie e del figlio!”. Giunta alle orecchie della famiglia, questa voce li fece vergognare. Così il padre scese dall’asino e fecero montare il bambino. E nel paese successivo la gente disse: “Guarda che ragazzino svergognato, che viaggia comodamente sull’asino, mentre i suoi poveri vecchi genitori faticano a stargli dietro!”

Immediatamente il ragazzino scese dall’asino e fece salire la madre. Ma nel paese successivo qualcuno mormorò: “Che donna sfaticata! Viaggia sull’asino mentre marito vecchio e figlio piccolo camminano!”. Al che prima di entrare nel paese successivo tutti e tre montarono in groppa all’asino. E subito la gente commentò: “Guarda che famiglia di insensibili ignoranti: uccideranno quel povero asino di fatica!”

Subito scesero tutti e tre dall’asino e lo lasciarono senza carico. Così nel paese successivo la gente li prese in giro: “Ma guarad che sciocchi! Hanno un così bell’asino e nessuno dei tre lo sfrutta per riposare un poco!!!”…

Se vi ho raccontato questa storiella è perché ultimamente sto riflettendo sull’importanza data al giudizio della gente e sul ruolo che essa riveste nell’attività di una persona che aspira a diventare un professionista in un ambito come quello della scrittura, che dipende da criteri sia oggettivi che soggettivi. Non mi riferisco alle recensioni e non sto dicendo che bisogna fregarsene di tutto e di tutti, però è anche vero che se si sta a sentire tutto uno fa molto prima a rinunciare e ad andare a coltivare le banane.

Credo che valga un po’ per tutti: appena butti lì che ti piacerebbe diventare scrittore la gente che ti sta attorno esclama un generico “Ga-a-nzo!” e ti dà l’impressione di non prenderti sul serio nemmeno per sogno. C’è un particolare luccichio nello sguardo di chi ha appena ricevuto da te l’informazione che sì, scrivi, ti piace farlo e vorresti provare a far leggere le tue storie a qualcuno. Quel luccichio significa, solitamente: “Ah ah ah, che cazzata.”.

Non mi sento di biasimare i luccicosi che ho incontrato io, non con tutto quello che si sente in giro.

E che cosa si sente in giro?

Primo: ti piace scrivere, vuoi far leggere le tue storie a qualcuno. QUINDI SEI UN EGOCENTRICO, in quanto pensi di avere qualcosa da dire. Se imprudentemente ti arrischi a dire di te stesso “sono uno scrittore”  senza mai aver pubblicato niente VIENI CAZZIATO perché hai osato conferirti un appellativo che  – mio Dio – nemmeno gli autori di best seller possono permettersi (perché, ragazzi, mica tutto quello che vende è letteratura). Quindi devi essere UMILE, anche nei tuoi sogni.

Secondo: poniamo il fatto che tu venga in contatto con qualche editore. Se sei fortunato, sono editori onesti che ti dicono le cose come stanno e i loro incoraggiamenti sono questi: la gente non legge, non si vende nulla, ci arrivano solo schifezze inimmaginabili, siamo stufi di andare in rosso col conto in banca, questo mondo è talmente duro che viene voglia di mollare tutto…e tu questi ragazzi li ammiri, perché hanno il coraggio di guardare in faccia la realtà e provare ad andare avanti lo stesso (ma allo stesso tempo ti viene l’ansia, per ovvie ragioni). Se invece sei sfortunato troverai dei ciarlatani che ti diranno che sei un genio e che hai scritto un capolavoro che deve assolutamente essere dato alle stampe per essere lasciato ai posteri…e che ti chiederanno di contribuire alla pubblicazione con modiche sommette che vanno dai 700 euro in su. (Amici! Romani! Concittadini! Non cedete alle lusinghe dell’Editoria a Pagamento!).

La già non rosea situazione diventa un mattone sullo stomaco leggiucchiando qua e là per la rete: i “colleghi” aspiranti si lamentano di non trovare spazio, gli editori li redarguiscono e li accusano di mancanza di umiltà. Uno che ha pubblicato mezzo libro si atteggia a erede di Shakespeare, un altro ne ha pubblicati 20 ed è come se fosse l’amico della porta accanto (questo è Neil Gaiman). Nel marasma generale, il coro comune è: non si scrive per la gloria e la ricchezza, si scrive per il piacere di farlo. Siamo tutti d’accordo, ma alzi la mano chi non venderebbe il gatto per riuscire a vivere scrivendo libri. Eddài! Siate onesti!

Questo è quello che un po’ mi lascia perplessa: non ci sarà mai un atteggiamento giusto da tenere. L’aspirante scrittore, secondo me, deve avere il coraggio di tenere alta la bandiera del proprio sogno, senza svilirlo, senza svenderlo. E’ un sogno che può diventare realtà. Ma è anche un sogno che va affidato al giudizio degli altri, perciò non sempre si concretizza. In questo  ci vuole il giusto equilibrio e status mentale. Si devono sopportare le bordate, gli alti e i bassi.

Nel mio caso, mi sono trovata anche un altro lavoro, che spero di mantenere (di questi tempi!), perché mi dà di che nutrire il mio sogno, oltre che il mio stomaco. Sono stata accusata anche per questo, “Perché” mi hanno detto “se non ti ci dedichi completamente non ce la farai mai”.

Mi spiace, non posso permettermi di fare la vita della principessa sulle spalle della mia famiglia. Non mi sembra che la mia passione valga meno per questo.

Ooooh, mi sono sfogata. Forse per voi tutto questo sarà privo di senso, ma dovevo scriverlo o sarei esplosa. Alla prossima!

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3 commenti »

  1. “Perché” mi hanno detto “se non ti ci dedichi completamente non ce la farai mai”.
    Ma che boiata è?
    Ma dove sta scritto? In Italia è difficilissimo vivere di scrittura e soprattutto io non ritengo scrittore chi guadagna con la scrittura. Significherebbe svilire tutti quegli scrittori che pubblicano per piccole CE.
    Vale lo stesso discorso che ho fatto per gli editori. Ognuno faccia il suo lavoro. Non sono gli editori a conferirti il patentino di scrittore.

    Commento di Carlotta — aprile 26, 2010 @ 9:45 am | Rispondi

  2. “Perché” mi hanno detto “se non ti ci dedichi completamente non ce la farai mai”.

    Che cosa sensatissima e intelligentissima. Proprio una perla. E’ logico, lo scrittore deve far la fame; non ha soldi per comprarsi da mangiare? Che mangi quello che stampi! E quando avrà finito i soldi per la carta che mangi la stampante! E infine il computer, dopodiché scriverà col sangue usando un osso come penna… quando si sarà dissanguato, cazzi suoi.

    Ah, ma dimenticavo che chi spara certe idiozie lo fa perché ha alle spalle un capitale che gli permette di vivere nell’ozio.

    Commento di Ayame — aprile 26, 2010 @ 10:47 am | Rispondi

  3. Eppure vi giuro che me lo hanno detto. E con aria di saccenza.

    Commento di Elfo — aprile 27, 2010 @ 2:54 pm | Rispondi


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