An elven tale

marzo 18, 2010

Sethi.

Filed under: On writing — Ale @ 11:14 pm
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Domenica si conclude il gioco dell’Oca. L’ultima carta è stata scoperta e la storia di Sethi è finita. Vi dirò, magari non è venuto un capolavoro ma sono abbastanza contenta di lui, sia perchè è arrivato in fondo, sia perchè ci è arrivato con onore.
Un briciolo di polemica ci vuole: ho letto qualcuna delle storie nelle prime posizioni e devo dire che per alcune, secondo me, un posto in classifica così alto è frutto dello scambio di voti. Ma questo discorso si esaurisce qui. Ora che il gioco è finito non vorrei che Sethi scivolasse via come una lacrima nella pioggia, così vi propongo la short story qui di seguito, tutta intera. ^_^

Continuavo a chiedermi come fosse accaduto. Non avevo mai incontrato un’ Anima così forte, qualcuno che potesse competere con me. La curiosità di guardarlo in faccia cresceva di secondo in secondo. Dentro, sentivo un agitarsi di nubi. Per la prima volta conoscevo un’esitazione legata al dubbio. Scesi insieme al temporale e trovai la città insonne. Dovevo scoprire come era riuscito a fuggire.
Diecimila Anime per comprare la mia libertà. Non potevo permettermi di perderne nemmeno una, non c’era un piano di riserva. Maledissi il Patto. Mi protessi gli occhi perché non ero abituato alle luci della Città: contrariamente a quanto gli uomini dicono per farsi coraggio, il Cielo è buio.
L’unico modo per cominciare a cercare era mescolarmi a loro. Non era difficile, lo facevo spesso anche quando li cacciavo.
Vagai fino a sentirmi spossato: l’iperconcentrazione era difficile da sostenere a lungo. La interruppi ed un’ondata di suoni, luci e odori mi aggredì. Dovevo ripararmi. Scelsi una cappella incastrata tra due palazzi, un insulto al sacro in cui l’unica fonte luminosa era un grappolo di ceri votivi. La donna velata in piedi accanto al confessionale non sembrò sorpresa di vedermi, ma tremò quando mi avvicinai. Sorrisi. “Perché hai paura? Non sono qui per te.”
Mi guardò ed impallidì. “Sono stata mandata per guidarti. Il Divoratore ti è amico, non vuole il tuo fallimento.”
Ignorai la dolcezza nella sua voce. “Non è mio amico. Gli servo e questo è tutto.”
Fu abbastanza intelligente da non mentire ancora.
“Mi ha mandata.” ripeté con maggiore fermezza. “Seguimi e troverai il fuggiasco.” Il suo cuore era un martello nelle mie tempie.
“Perché dovrei fidarmi di te?”
“Perché sono io che rischio l’anima standoti vicina, no?”
“Non prendo mai donne e bambini.”
“E perché no?”
“Ai miei tempi era indegno.”
Lo spavento nel suo sguardo lasciò il posto a stupore e, forse, ad un pizzico di divertimento.
“Non ci posso credere.” sussurrò infatti. I suoi passi presero sicurezza.
“Il tuo nome?”
“Lilith”
Aspettava che le dicessi il mio.
“Sethi”
“Seguimi, Sethi.”

Non ero mai stato così imprudente. Seguirla significava fare i conti con uno degli esseri per i quali ero nemico naturale. La trappola del Divoratore doveva ancora scattare e non riuscivo ad intuirla, ma la posta in gioco era perdere il fuggitivo. Avevo poco tempo per valutare.
“Sai dove si trova l’Anima che ho perduto?”
“Conosco chi te l’ha rubata.”
” Rubata?”
“Credi di essere il solo ad aver stipulato il patto?”
Non seppi replicare. La seguii con un senso di crescente attesa. Ero certo che non mi stesse ingannando e che, se anche in qualche modo stava facendo il gioco del Divoratore, non ne sarei rimasto vittima. La città mi apparve sotto una luce meno cupa, con lei a fianco. Una parte di me avrebbe voluto discostarsi, ma mi ripetevo che non ero mai fuggito di fronte a niente e non avrei iniziato proprio adesso.

Proseguimmo. Vicoli identici. Frastuono. Luci feroci. Asfalto umido. I passi di Lilith sempre più rapidi. Si fermò davanti ad un grande ospedale ed indicò una finestra uguale a tutte le altre, all’ultimo piano.
“Nel dolore diventiamo più forti.” disse. Il trionfo mi invase. L’Anima Perduta era vicina, per una volta non ero stato tradito.
La donna mi donò un sorriso abbagliante. Mi fece tremare di un sentimento dimenticato. Per questo ero distratto quando udii l’esplosione. In alto, centinaia di scintille di vetro. Poi un’ombra in quella cornice frastagliata, un cenno a raggiungerlo.
Ignorai l’urlo di Lilith. In un lampo fummo faccia a faccia.
Il mio volto, il suo volto.
Identici.
In bocca, il sapore dell’odio e del rimpianto.
“Di nuovo tu.”
Lui mi guardò col sorriso che era anche il mio: “Credevi davvero che te l’avrei permesso?”
Guardai il corpo immobile sul lettino, ebbi un lampo di compassione che mi lasciò un graffio interiore. Nostro padre. Dovevo immaginarlo.
Poi il pianto di Lilith : “Non capite che è tutto un inganno? Vi annienterete l’un l’altro…per cosa?”
La guardai chiedendomi come aveva fatto a raggiungerci. Solo allora mi resi conto di quanto era bella. Mi sembrava di averla già incontrata, ma non sapevo né dove né quando.
Anche lei era in pericolo. Se volevo che uscisse illesa, sarei dovuto entrare nella trappola.
Mio fratello attendeva . “Così” dissi “Nostro padre ti ha mandato per fermarmi. Ed ha usato questo poveraccio per attirarmi qui.” indicai l’uomo disteso. Respirava appena. Ero deluso: nessun vero rivale umano, solo un gioco vecchio di secoli. Dimath atteggiò il viso identico al mio in un sorriso: “No. Abbiamo usato lei.”
Mi odiai: in qualche modo erano riusciti a lacerarmi. Non guardai Lilith, pensavo fosse inutile. Fu un errore. La sentii ridere forte.Il volto di Dimath sbiancò per la sorpresa. Il corpo sul letto evaporò. Le pareti attorno a noi iniziarono a vibrare, era come se ribollissero.
Non mi accorsi di essermi avvicinato a mio fratello.
“Sciocchi.” sghignazzò lei. “Non vi siete mai chiesti che aspetto abbia il Divoratore?”
La domanda galleggiò tra i nostri sguardi affilati, diventando presto certezza.
“Il piano di vostro padre era astuto, almeno in partenza. Ma non ha previsto le mie mosse.” Lilith non subì alcuna trasformazione; si raddrizzò e fece svanire ogni traccia di timore dai suoi gesti.
Davanti a noi, il Divoratore con il viso di una madonnina.
“Mio padre ci ha sempre ostacolati.” le ricordai mettendomi tra lei e Dimath.
“Questo non ha più importanza.” ribatté.
“Si che ce l’ha!” le andai incontro senza mostrare paura. “Solo tremila anime per ogni generazione hanno il potere di reincarnarsi . Il Patto prevedeva la salvezza per me e la mia famiglia e la libertà dopo averne catturate per te diecimila. Ti servo da oltre trecento anni, nonostante i miei stiano cercando da sempre di salvarmi. Io ho fatto una scelta. Non la renderai vana!”
Il Divoratore rise di me. Un suono ruvido, odioso. Lampi del passato squarciarono il buio: i volti di coloro che avevo trascinato a lei, le paure, i peccati. La mia dannazione. Il tentativo dei miei di tirarmi fuori dal vortice.
Dimath mi sfiorò un braccio. “Torna da noi.” diceva quel tocco.
Avevo solo un modo per infrangere il Patto.
“Dì a nostro padre che suo figlio è perduto, ma voi siete liberi.”
Dimath sussultò, invano tentò di trattenermi. Lilith scoprì i denti perfetti: “Vuoi essere distrutto, Sethi?”
Camminai verso di lei. Mi fermai a pochi passi. “So bene che non tornerò e tu sì. Però mi basterà trattenerti con me per tutto il tempo possibile.”
Mi lanciò uno sguardo come una pugnalata. Non capiva.
“Stai lontano.” sibilò.
Conosceva e temeva il mio potere.
Aprii le braccia. “Non ce la farai!”
Vidi il fuoco verde dei miei occhi riflesso nelle sue pupille che si dilatavano. Il suo corpo si mosse come privo di volontà per venire ad imprigionarsi nel mio abbraccio. Le fiamme divamparono. Lei gridò di furore. Mio fratello urlò il suo dolore. Io sorrisi: portavo via con me il Demonio, per un po’. Ora toccava a loro riportare l’equilibrio.
Il mio ultimo pensiero accarezzò Dimath: “Ho fiducia in voi.”
Poi nel mio cuore fu pace e silenzio.

Spero di non avervi annoiato. ^_^

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9 commenti »

  1. L’eroe si sacrifica per salvare i suoi cari!

    Un bel finale, di certo imprevedibile, o forse si!

    Per come si stava svolgendo la storia era difficile per l’eroe Sethi contrastare il Divoratore.

    A volte la storia è un po’ concentrata; ma questo è quello che permettono i 420 caratteri concessi; concessione tripicata per la scrittura del ‘capitolo’ finale.

    Credo sia un bell’esempio di scrittura creativa dato che immagino ogni ‘capitolo’ della storia sia stato scritto in un breve lasso di tempo. Un bell’esercizio per lo scrittore; quantomeno qeusto e quello che pensa un non ancora scrittore.

    Quando ho letto l’ultimo capitolo, quello che mi è saltato subito all’occhio è stato l’utilizzo della parola ‘fiducia’ e sono curioso di sapere se lo spunto narrativo suggerito dall’ultima carta imponeva l’obbligo di utlizzarla.

    Probabilmente a nome di tutti i lettori, posso tranquillamente affermare che siamo stati tutti affascinati dalla storia!!!

    p.s. ‘ancora’ è una parola magica! Mi piace utilizzarla, non si sa mai…

    Commento di Ettore — marzo 21, 2010 @ 6:39 pm | Rispondi

  2. Grazie Ettore! Di sicuro sei uno dei pochi che se l’è presa così a cuore! 🙂 Cmq…Sethi (Seth, in realtà)esisteva prima..e qualcosa mi dice che tornerà a disturbarvi per qualche via traversa. 😉

    Commento di Elfo — marzo 21, 2010 @ 10:51 pm | Rispondi

  3. interessante. Mi ha ricordato un po’ la storia del Ghostrider della Marvel, se ne hai contezza 😉
    Mi spiace aver scoperto il tuo eroe a giochi finiti.

    A proposito, blog notevole. E se hai intenzione di continuare con le recensioni, sia di buona che di cattiva narrativa – che per quanto possano dirne altri sono NECESSARIE per la sopravvivenza della qualità – penso che frequenterò un poco, se non ti dispiace.

    Commento di Ema — marzo 23, 2010 @ 11:20 am | Rispondi

  4. Ciao Ema, benvenuto e grazie per il complimento (non ho mai letto “Ghostrider”, ma lo conosco per fama).
    Per quanto riguardale recensioni, ti rimando al blog per cui scrivo settimanalmente, che è: http://liblog.blogdo.net dove troverai praticamente tutti i libri che sono piaciuti a me e agli altri bloggers (la filosofia del blog è di consigliare letture come faremmo con gli amici). Per quanto riguarda le recensioni negative credo che ogni tanto qui appariranno…come dicevo non mi piace tutto ciò che leggo ed ho creato la rubrica “Dico la mia” apposta per questo. 😀 A risentirci!

    Commento di Ale — marzo 23, 2010 @ 8:05 pm | Rispondi

  5. A proposito, su Liblog scrivo sotto lo pesudonimo di “Elfo”…:)

    Commento di Ale — marzo 23, 2010 @ 8:07 pm | Rispondi

  6. Aaaah allora ho capito chi sei. Ti ho letto sulle spiagge di Lara Manni 😉

    Commento di Ema — marzo 24, 2010 @ 9:42 am | Rispondi

  7. molto interessante il vostro sito. Se non ti dispiace lo linko sul mio blogroll, posso?… Ah, e visto che sei elfo (condivisibile la decisione di tenerlo al maschile 😉 ) forse potrebbe piacerti questa: http://nientedivero.wordpress.com/2009/09/21/diari-di-unelfa-sfigata1/

    Commento di Ema — marzo 24, 2010 @ 9:53 am | Rispondi

  8. Eh eh eh, sì sono io sul blog di Lara. ^_^ Grazie per il consiglio del blog…evidentemente la sfiga è comune alla nostra razza. Uffa, ma non dovevamo essere i più fiiiiqui della Terra di Mezzo? 😉

    Commento di Elfo — marzo 24, 2010 @ 7:16 pm | Rispondi

  9. E’ l’inflazione, che ci vuoi fare.

    Commento di Ema — marzo 25, 2010 @ 7:32 am | Rispondi


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