An elven tale

dicembre 22, 2009

I dolori del giovane Elfo

Filed under: On writing — Ale @ 6:25 pm
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Sono alle prese con un racconto lungo, che ancora non so dove mi porterà. Non vorrei svelarvi troppo, ma posso dirvi che è un po’ diverso da quanto io abbia mai scritto finora e, soprattutto, che mi sto divertendo tantissimo a scriverlo, il che forse è il pregio di tutta la situazione.
Nel campo, date le mie scarse esperienze, mi considero un pulcino e – come tutti i pulcini che si rispettino – nonostante il divertimento ho un sacco da pigolare.
Stamattina discorrevo con una persona diciamo “del settore” (eh eh tu sai chi sei) e, dopo averle allungato una cospicua mazzetta, sono riuscita a strapparle un complimento del tipo “guarda, a giudicare dai post di Our Blog Story la stoffa ce l’hai.”
Mi è venuto spontaneo pensare che, effettivamente, finchè si tratta di scrivere post che nemmeno arrivano ad una pagina e, soprattutto, sono fissati su un unico personaggio non incontro nessun problema.
I dubbi arrivano quando c’è una storia corale in ballo, in cui ognuno deve avere la propria voce, il proprio essere, la propria credibilità.
Stavolta ho scelto di descrivere (colorandola un po’) una realtà che conosco benissimo, ma non basta perchè tutto torni e, contrariamente a quello che pensavo, non è affatto più semplice.

A proposito di semplicità, un altro mito da sfatare è che utilizzare un linguaggio facile sia un gioco da ragazzi. Siccome la mia è una storia “di paese”, ho scelto il linguaggio che mi sembrava più adatto, cioè il tempo presente e, per quanto possibile, una certa immediatezza sia nella struttura delle frasi che nella scelta lessicale. Beh, le difficoltà sono tante e la più grande è forse quella di mantenere sempre ad un buon livello il tono, la vivacità del racconto. Non so se mi riesce e qui scatta il Dubbio Esistenziale: ho letto su vari blog che per alcuni il processo di scrittura è la cosa più naturale del mondo. Cito la giovanissima Chiara Strazzulla che dice che scrivere per lei è un impulso irresistibile, “come uno sternuto”. Ora, non vado ad infilarmi in discussioni sulla qualità dei libri della signorina, perchè ho letto solo l’incipit del primo e non l’ho trovato di mio gusto; quello che mi fa pensare è che per me scrivere è facile, ma niente affatto naturale, o per lo meno non più.
Quando scrivo non riesco a liberarmi della mentalità della lettrice e quindi è tutto un togliere, aggiungere, ritogliere, rileggere, vedere se a voce alta suona bene, guardare il soffitto, strizzare gli occhi per cercare di immaginare, sudare…insomma: CHE FATICA!
Le invidio (benevolmente :P!) queste ragazzine che sternutiscono e vengono pubblicate (da Einaudi).

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1 commento »

  1. […] Caro Babbo Natale lo so che ti chiedo tanto, ma io a chiedertele queste cose, ci provo comunque.Vorrei sentirmi dire che scrivere è difficile, che non è come partecipare a una blog novel, che non è un gioco da ragazzi, che non basta avere tante buone idee. Voglio sentirmi dire che la parola “fine” è solo l’inizio di un lungo lavoro. Ecco sì, questo mi piace. […]

    Pingback di Caro Babbo Natale. « La Tela di Carlotta — dicembre 24, 2009 @ 11:05 am | Rispondi


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