An elfic tale

febbraio 9, 2010

PARANORMAL STUPID… ACTIVITY (Ovvero “Manuale pratico di come tirarsi addosso la sfiga ed un demone incazzato”.)

Archiviato in: Dico la mia — Ale @ 2:28 pm
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Con questo post inauguro una nuova “rubrica”. Ebbene sì, ogni tanto mi scappa di leggere libri, vedere film o assistere a eventi su cui proprio non riesco a tacere. Anche gli elfi si sfogano, ebbene sì.

NB: Questo articolo contiene spoilers di varia natura. Se succedesse qualcosa di degno nel film vi consiglierei di non leggerlo per non rovinarvi la sorpresa, ma dato che in pratica non succede niente potete stare tranquilli.

Ho letto stamattina la notizia secondo cui il film “Paranormal Activity” si trova al centro di furiose polemiche perché scatenerebbe veri e propri attacchi di panico negli spettatori.
Che gran cosa sono le campagne di marketing! Certo, sarebbero una cosa ancora più grande se la smettessero di sparare idiozie. Io il film l’ho visto questa domenica e gli unici attacchi che mi sono venuti sono quelli di nervoso per i 7 euro buttati via.
Ma andiamo con ordine: il “film che ha spaventato l’America” può considerarsi un successo per il fatto che sarà costato 15 dollari (probabilmente il regista aveva un parente all’Enel così poteva accendere e spegnere le luci aggratis) e quindi la casa di produzione ha guadagnato uno sfracello.
Su questo, nulla da eccepire. Ma dal punto di vista delle sensazioni, sento di essere stata buggerata.
Il perché è presto detto: la storia vede i due protagonisti, una coppia di normalissimi fidanzati americani, alle prese con una oscura entità che sembra perseguitare lei (Katie) fin dall’infanzia. Lui (Micah) ha la fulgida idea di riprendere la loro vita quotidiana – nottate comprese – con una telecamera in modo da dimostrare al mondo che c’è veramente qualcosa che non va. Le premesse fino a questo punto sarebbero ottime, purtroppo le crepe nella trama sono tante e tali che non le si può ignorare.
Si comincia con il dubbio principe: l’Oscuro Demone chi cavolo è? Che fa? Per trent’anni se ne è stato buono buono a sbattere un po’ di porte, a fare qualche verso e, quando andava male, a zampettare in soffitta in stile “topo di due tonnellate”, ma niente di più. Come mai decide di scatenarsi proprio adesso? Ve lo dico io come mai: il protagonista maschile è un idiota totale. Davanti alle accorate suppliche della povera Katie (che ha due spalle da gladiatore grazie alle quali, secondo me, non dovrebbe temere nulla e nessuno) di non irritare l’Entità, il coglionazzo continua a lanciare sfide del tipo “Nessuno entra in casa mia a rompere le scatole alla mia ragazza, capitooo?”
Non contento, appena il Sensitivo (l’unico altro personaggio visibile, in quanto i nostri eroi devono essere orfani e tanto antipatici da non avere nemmeno un amico/vicino che si interessi di loro) lo supplica di NON comprare una tavola ouija per le sedute spiritiche spiegando chiaramente che sarebbe come invitare il Demone a manifestarsi, l’Ottuso che fa? SI FA PRESTARE IMMEDIATAMENTE UNA TAVOLA OUIJA. Da questo momento in poi lo spettatore medio è lì a sperare che il Demonazzo arrivi, la smetta di fare i balletti al piano di sotto e si mangi i due Stupidi Paranormali. Purtroppo, per 84 degli 85 minuti di durata nulla di tutto ciò avviene; in cambio abbiamo un campionario di manifestazioni spiritiche per le quali non si spaventerebbe nemmeno mia nonna (una giulebbe di toc toc STONF sempre al piano di sotto, la luce del bagno che si accende da sola, la porta che si accosta, un lenzuolino che si solleva mentre i due ronfano saporitamente…). Man mano che Micah continua a fare lo sborone, il Demone si frustra sempre più di avere a che fare con due simili allocchi, perciò comincia a dare segni di insofferenza. Ma anche qui, lo spettatore ha sì e no mezzo sussulto, solo perché magari c’è una porta che sbatte proprio mentre si stava appisolando.
La fase finale, quella in cui la tensione dovrebbe essere allo spasimo, vede Katie ormai posseduta dall’Entità. Come ce ne accorgiamo? Perché la notte si alza, fa il giro del letto, resta DUE ORE a guardare il fidanzato dondolando avanti e indietro (sappiamo del fattore temporale grazie all’orario impresso nella ripresa amatoriale) poi esce dalla camera (si può presumere a fare la pipì).
Linda Blair si starà facendo chissà quante grasse risate, io un po’ meno al pensiero dei soldi buttati.
Il finale non ve lo svelo, tanto l’avrete già indovinato; il tentativo di copiare “The Blair Witch Project” è palese quanto mal riuscito, ma almeno l’espediente di fissare spesso la telecamera a spalla ad un supporto mi ha evitato l’”Effetto Vomitino” sperimentato a causa di “Cloverfield”. Ciò non basta per essere grati al regista di questa boiata, al quale vorrei dire: “Il successo te lo meriti perché sei stato astuto, ma… ridammi i miei 7 Euroooooooo!”
SGRUNT.

gennaio 24, 2010

Manifesto a favore delle librerie indipendenti

Archiviato in: Uncategorized — Ale @ 1:57 pm
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Riporto qui il testo di un volantino fatto circolare dall’Associazione Librai Italiani. La questione è complicata, come tutte quelle che riguardano il mercato e, quindi, un giro di soldi.

MANIFESTO ALI

Credo che il destino di queste librerie sia collegato anche alle case editrici della piccola e media editoria. Perchè? Per il semplice fatto che le catene appartenenti alle grandi case editrici offrono sempre più spesso una standardizzazione dei prodotti; ne consegue un impoverimento culturale per tutti.
Non farò il classico discorso “oltretutto in una libreria Mondadori si incontrano commessi che di libri non ne sanno niente”, perchè sarebbe come fare di tutta l’erba un fascio ed ho un’amica che lavora per una di queste librerie che di libri ne sa, eccome. Tuttavia è innegabile che le librerie indipendenti siano un valore aggiunto per un territorio.

Dal punto di vista dei lettori

Ovviamente, chiedere ai consumatori di pagare di più il prodotto (qualunque esso sia) senza protestare e in tutta allegria è una pura utopia. E’ andare contro la più elementare regola del mercato. Invece di togliere gli sconti ( siamo onesti: per le tasche di un cittadino comune 20 EURO a volume E’ TROPPO!!!) sarebbe più proficuo permettere a tutti di farli. Ebbene sì: abbassare i prezzi. Se l’industria discografica avesse dato retta ai suoi fruitori, se avesse abbassato la soglia dei prezzi dei cd, il pirataggio non sarebbe arrivato a questi livelli.
Per i libri rischia di diventare lo stesso, specie ora che si stanno diffondendo i lettori per e-book. Sarà un discorso troppo semplificato, il mio, ma credo che gli amanti del libro mi daranno ragione: se costassero un po’ meno PER TUTTI, se ne acquisterebbero di più e nessuno ci perderebbe.

dicembre 22, 2009

I dolori del giovane Elfo

Archiviato in: On writing — Ale @ 6:25 pm
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Sono alle prese con un racconto lungo, che ancora non so dove mi porterà. Non vorrei svelarvi troppo, ma posso dirvi che è un po’ diverso da quanto io abbia mai scritto finora e, soprattutto, che mi sto divertendo tantissimo a scriverlo, il che forse è il pregio di tutta la situazione.
Nel campo, date le mie scarse esperienze, mi considero un pulcino e – come tutti i pulcini che si rispettino – nonostante il divertimento ho un sacco da pigolare.
Stamattina discorrevo con una persona diciamo “del settore” (eh eh tu sai chi sei) e, dopo averle allungato una cospicua mazzetta, sono riuscita a strapparle un complimento del tipo “guarda, a giudicare dai post di Our Blog Story la stoffa ce l’hai.”
Mi è venuto spontaneo pensare che, effettivamente, finchè si tratta di scrivere post che nemmeno arrivano ad una pagina e, soprattutto, sono fissati su un unico personaggio non incontro nessun problema.
I dubbi arrivano quando c’è una storia corale in ballo, in cui ognuno deve avere la propria voce, il proprio essere, la propria credibilità.
Stavolta ho scelto di descrivere (colorandola un po’) una realtà che conosco benissimo, ma non basta perchè tutto torni e, contrariamente a quello che pensavo, non è affatto più semplice.

A proposito di semplicità, un altro mito da sfatare è che utilizzare un linguaggio facile sia un gioco da ragazzi. Siccome la mia è una storia “di paese”, ho scelto il linguaggio che mi sembrava più adatto, cioè il tempo presente e, per quanto possibile, una certa immediatezza sia nella struttura delle frasi che nella scelta lessicale. Beh, le difficoltà sono tante e la più grande è forse quella di mantenere sempre ad un buon livello il tono, la vivacità del racconto. Non so se mi riesce e qui scatta il Dubbio Esistenziale: ho letto su vari blog che per alcuni il processo di scrittura è la cosa più naturale del mondo. Cito la giovanissima Chiara Strazzulla che dice che scrivere per lei è un impulso irresistibile, “come uno sternuto”. Ora, non vado ad infilarmi in discussioni sulla qualità dei libri della signorina, perchè ho letto solo l’incipit del primo e non l’ho trovato di mio gusto; quello che mi fa pensare è che per me scrivere è facile, ma niente affatto naturale, o per lo meno non più.
Quando scrivo non riesco a liberarmi della mentalità della lettrice e quindi è tutto un togliere, aggiungere, ritogliere, rileggere, vedere se a voce alta suona bene, guardare il soffitto, strizzare gli occhi per cercare di immaginare, sudare…insomma: CHE FATICA!
Le invidio (benevolmente :P !) queste ragazzine che sternutiscono e vengono pubblicate (da Einaudi).

dicembre 15, 2009

Natale in arrivo e una segnalazione.

Archiviato in: Su di me — Ale @ 9:40 pm

Per coloro che mi credevano o in coma o emigrata in Patagonia: ebbene NO, sono ancora qui. Mi rendo conto che l’aggiornamento del blog è importante ma – purtroppo – io lavoro per ALTRI e soprattutto in questi giorni sto cercando di lavorare costantemente ad un racconto che ho in testa già da quest’estate e che sta sgorgando dalla penna (pardon, dalla tastiera) a fiotti. E’ una sensazione piacevole , ma a volte mi sembra fin troppo semplice e mi assale il dubbio: starò scrivendo una boiata? Può darsi, ma almeno mi diverto.

Natale si avvicina e sarò onesta: NON SO quanto riuscirò ad aggiornare prima del 25, quindi faccio fin d’ora a tutti i miei più sinceri auguri (PS: non ho ancora acquistato nemmeno un regalino, faccio davvero tristezza).

E infine una segnalazione:
fino al 15 gennaio sarà possibile partecipare al concorso “Una nuova penna per Our Blog Story. Cerchiamo qualcuno che abbia voglia di divertirsi insieme a noi. Trovate il bando proprio qui
Mi raccomando, diffondete la voce: oltre ad essere una bella iniziativa posso assicurarvi che è MOLTO DIVERTENTE! :)

settembre 13, 2009

Quelli della mia età

Archiviato in: Libri e scrittori — Ale @ 8:46 pm
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Giorni fa leggevo su una rivista che in Italia l’età media degli scrittori, e soprattutto degli scrittori di fantasy, si sta drasticamente abbassando. Le grandi case editrici come Newton Compton (una a caso) stanno investendo parecchio su libri scritti da adolescenti e non sempre i risultati sono apprezzabili.
Vedendo sugli scaffali le pubblicazioni di questi quindicenni mi sento clamorosamente in ritardo.
Però…c’è un però.Vedo fiorire attorno a me una letteratura “fantastica” ad opera di ragazzi che – più o meno – hanno la mia età. Qui mi sento di far nomi: Francesco Dimitri, Lara Manni, Francesco Falconi (sulla fiducia potrei includere anche G.L. D’Andrea ma ancora non ho letto nulla di suo). Questi sono quelli per cui intravedo un futuro roseo, quelli che – secondo me – hanno le carte in regola. Dico così perchè libri come “PAN” non capitano di frequente, perchè sono stata piacevolmente stupita da “Esbat”, che era nato come fan fiction, perché “Prodigium” – benché secondo me ancora con una tecnica ancora da affinare – è un libro immaginoso e divertente (non vedo l’ora di avere tra le mani il secondo capitolo della saga).
Forse è presto per indicare gli eredi italiani di Tolkien e Neil Gaiman, ma di certo questi sono tra coloro che più ammiro nel campo della narrativa, perchè mattone su mattone si stanno costruendo una strada fatta di impegno e – almeno da quanto si legge nei loro blog – di passione per la scrittura. Fantastico, no?

settembre 3, 2009

“Our Blog Story” e il piacere di narrare

Archiviato in: On writing — Ale @ 9:18 pm
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E’ bello quando, nel mare magnum del web, si trovano spazi animati da chi, invece di porsi al centro dell’attenzione esplicitando giudizi più o meno sensati su questo e quello, preferisce dare spazio alle storie ed al piacere di narrarle.
Così, senza troppe pretese.
E’ il caso di “Our Blog Story”, un racconto on line scritto a più mani, in cui i protagonisti Sebastiano e Cosetta si incontrano e si scontrano circondati da una serie di gustosi personaggi. Si innamoreranno? Si detesteranno? Quale sarà il loro destino? Non si sa, dato che gli autori non hanno fissato un cannovaccio ed hanno creato, cioè, una specie di “gioco di ruolo” in cui ogni scrittore si identifica con un personaggio.
Ebbene, udite udite: anch’io andrò a far parte della squadra. E’ un onore ed un piacere essermi aggiudicata dopo una lunga e terribile serie di provini (ah ah scherzo!!!) la parte di Alex, il miglior amico del protagonista: un tipo carino, ma un po’ superficiale, che credo sarà divertentissimo “interpretare”.
Sono felice di questa opportunità, sia perchè è un ottimo esercizio di scrittura, sia perchè la trovo un’idea simpatica. Quindi, fin da ora, ringrazio Andrea e Carlotta che l’hanno avuta e non vedo l’ora di poter dare il mio modesto contributo all’iniziativa (quando avremo conquistato il Mondo Intero io vorrei le Isole Fiji, grazie! :D ).

agosto 28, 2009

Il “compito” dello scrittore

Archiviato in: On writing — Ale @ 8:30 am
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Amo tutto del processo di scrittura.
Cercare le parole adatte, faticare nel non trovarle, guardare il soffitto immaginando e poi, grazie all’ispirazione del momento, riuscire a comporre nella propria testa la frase “giusta” e poterla mettere nero su bianco.
Un’altra cosa stupenda, secondo me, è quando nasce un’idea.
Mi sono sempre chiesta cos’è (o chi è) che suggerisce alla nostra mente un’idea di tale forza da poter essere messa su carta.
Come nascono le storie? Forse sono già lì in attesa che qualcuno sollevi il velo che le ricopre, oppure sorgono spontanee come una risata? La stessa storia può essere raccontata in milioni di modi, la forza dell’idea rimane anche oltre una scrittura non proprio eccellente. Però, secondo me, il compito dello scrittore è fare del proprio meglio per dare dignità e risalto all’idea che gli si è presentata cercando il modo più indicato per esporla.
Costa fatica e, soprattutto, ci vuole un grande sforzo di modestia (merce rara, al giorno d’oggi!) rendersi conto che la maggior parte delle volte ciò che si scrive di getto non va bene.
E spessissimo non va bene nemmeno il modo in cui si corregge!
Immagino che col passare del tempo, come sempre avviene, si acquisti un certo “mestiere”. Uno Stephen King – genialità a parte – impiegherà un millisecondo a descrivere una scena in modo avvincente e spettacolare, mentre una come me – scarso ingegno a parte – ci metterà mezza giornata (e non sarà granchè!!!). Tuttavia, se ci si abbatte per cose come queste, forse si dovrebbe scegliere un’altra strada.
Come dice Carlos Ruiz Zafòn nel suo bel libro “Il gioco dell’angelo”: “Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.”

agosto 25, 2009

Scrivi ciò che sai (?)

Archiviato in: On writing — Ale @ 9:07 pm
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Mi è capitato innumerevoli volte di leggere articoli, consigli ed altre amenità che gli addetti ai lavori spesso concedono agli aspiranti scrittori. Uno dei più ricorrenti è il famoso “scrivi ciò che sai“.
Devo confessare di restare sempre un po’ perplessa di fronte ad affermazioni di questo genere e non perchè mi ritenga tonta; il fatto è che io amo la letteratura fantastica e mi domando il significato di “scrivere ciò che so” in un campo del genere. Chi ne sa qualcosa?
Con questo non intendo dire che non ci si debba documentare, al contrario(!) anche perchè non esiste un fantasy decente che non abbia la sua arma vincente nella credibilità di certi particolari. Tuttavia mi sembra limitante imporre a chi inizia un percorso di scrittura un determinato tipo di ambientazione, o di personaggi o anche di avvenimenti. E’ come se io, nata e cresciuta in Italia, non potessi ambientare un racconto ad Helsinki senza far storcere il naso a qualcuno. Oppure, dovrei parlare dei tormenti esistenziali di una trentenne, dato che questa è la mia vita ed è senza dubbio qualcosa che conosco?
Naturalmente, avrete capito che sto calcando la mano apposta.
La perplessità, però, rimane. Cosa è meglio? Lasciare briglia sciolta alla fantasia o adeguarsi ai dettami delle persone che di sicuro ne sanno più di me?
ARGH!

agosto 24, 2009

Il momento per scrivere

Archiviato in: On writing — Ale @ 9:18 pm
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Non è facile, per chi lavora, trovare il momento giusto per scrivere.
Oggi sono tornata in ufficio dopo un bellissimo fine settimana di nullafacenza totale e pensavo proprio che la prima difficoltà per i comuni mortali come me (coloro, cioè, che in qualche modo devono arrivare a fine mese) è non poter dedicare alla scrittura tutto il tempo che si vorrebbe.
E io sono già fortunata perchè vivo ancora in famiglia e sono sollevata dalla maggior parte delle incombenze domestiche. Nonostante ciò devo ammettere che i ritagli di tempo non bastano. Non si può andare avanti con lo stereotipo romantico del genio alla Stephen King che come butta giù tre righe ha già l’inizio di un capolavoro.
Pochi parlano della fatica che comporta il mestiere di scrivere. Ancora meno ammettono che, nonostante la passione, a volte è impensabile sedersi di nuovo al computer e spremersi le meningi in modo da far uscire qualcosa di decente, perchè la giornata lavorativa è stata davvero pesante.
C’è poi un particolare che mi inquieta: ogni scrittore ha il suo momento del giorno preferito per mettere su carta le proprie idee. C’è chi riesce meglio la mattina, chi si fa trovare pronto dalla Musa alle due del pomeriggio, chi predilige il dopocena. Ecco: per me quel momento avviene tra le undici e le due di notte. Il che è una tragedia dato che devo alzarmi la mattina alle sei e mezzo.
In conclusione, oltre alla miracolosa prospettiva di una vincita alla lotteria, dovrò rassegnarmi ad utilizzare il mio tempo a piccoli morsi sperando che prima o poi una pagina decente esca fuori anche a me.
Forse, il vero segno della passione è la perseveranza.

agosto 21, 2009

L’insostenibile leggerezza di finire un racconto.

Archiviato in: On writing — Ale @ 1:19 pm
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Tempo fa, sul blog di Neil Gaiman (uno dei miei idoli letterari) comparve la domanda di un fan che recitava più o meno così: “Come mai a te pubblicano anche la lista della spesa e io non riesco a pubblicare niente?”
Il signor Gaiman avrebbe potuto rispondere molte cose, come ad esempio: “Perchè modestamente sono un genio.” oppure “Perchè io so scrivere, e tu?” ma non l’ha fatto.
Il suo post diceva: “Probabilmente perchè non hai mai finito niente.”

E’ stato come se avesse parlato a me personalmente.
Io posso dire che amo scrivere, ma non se ne sono capace, perchè al di là di amici, parenti o professori le volte che ho fatto leggere a qualcuno qualcosa di mio si contano sulle dita di una mano. Soprattutto perchè il mio problema, quasi sempre, era che “non avevo ancora finito”.

Oggi è diverso. Oggi posso dirlo: stanotte ho completato la stesura di un racconto. Certo, va rivisto, corretto e lasciato respirare. E spero tanto di avere il coraggio di farlo leggere a qualcuno che non sia obbligato da qualche legge non scritta a dirmi che “non è niente male”.
Ma l’ho finito e solo per questo sono piena di soddisfazione.
Da bere per tuttiii!!!

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